Ci sono anime. Una poesia anonima nello stile di Charles Baudelaire. Tra vuoto esistenziale e nostalgia dell’altrove. Recensione di Alessandria today
“Ci sono anime” è una poesia anonima spesso attribuita a Baudelaire. Un testo struggente sul vuoto esistenziale e la nostalgia dell’altrove. Recensione su Alessandria today. Scopri di più
“Ci sono anime, che io chiamo anime erranti” – così si apre questa poesia di autore anonimo, spesso attribuita erroneamente a Charles Baudelaire, ma che di fatto non risulta presente in nessuna delle sue opere ufficiali. Eppure, nei suoi toni malinconici e nella sua visione tragica dell’esistenza, il testo riesce a evocare lo spirito profondo del poeta maledetto per eccellenza.
Queste “anime erranti” sembrano uscire direttamente dall’universo simbolista e decadente: figure isolate, incapaci di trovare un appagamento nella vita terrena, non per arroganza, ma per un dolore antico e smisurato. L’assenza di senso, l’incapacità di trovare un luogo dove “sentirsi a casa”, non è un rifiuto, ma una condanna esistenziale, una ferita che si apre e si rinnova in ogni contatto con la realtà.
La poesia, nella sua apparente semplicità, è in realtà una riflessione metafisica sulla condizione dell’anima umana, sul suo vuoto che niente è così immenso da colmare. Un concetto che richiama le tensioni dell’uomo moderno, ma anche le antiche domande della poesia romantica e decadente: da dove veniamo? Dove apparteniamo davvero?
Lo stile, pur moderno e lineare, contiene una forte carica simbolica e spirituale. Le immagini dell’altrove, dello spazio siderale, del mero passaggio terrestre, costruiscono una visione cosmica, inquieta, quasi gnostica, in cui il mondo appare come una sosta provvisoria per anime destinate ad altro.
Anche se non è di Baudelaire, questa poesia potrebbe facilmente trovare spazio tra le sue meditazioni più oscure e visionarie. In essa rivive il senso di spaesamento, la nostalgia dell’assoluto, il rifiuto della banalità del reale, elementi che definiscono non solo un’epoca letteraria, ma anche un’intera sensibilità umana.
Testo della poesia
Ci sono anime,
che io chiamo anime erranti
perché qui, in questo mondo
non troveranno mai niente che le appaghi,
ma non per superbia, ma forse, e dico forse,
perché è talmente grande il loro vuoto
che non c’è niente di così immenso
che possa colmarlo.
Esse nascono per un altrove,
fosse anche lo spazio siderale più profondo
ma non in questa realtà che altro non è
che un mero passaggio.
— Autore anonimo (nello stile di Charles Baudelaire)
Nota sull’attribuzione
Il testo viene frequentemente attribuito a Charles Baudelaire, ma non è contenuto in alcuna delle sue raccolte ufficiali, né in Les Fleurs du Mal né nei Petits Poèmes en prose. Si tratta dunque di un’opera anonima, probabilmente creata da un autore contemporaneo ispirato all’estetica e alla poetica del simbolismo francese.
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