Intervista a Daniela Di Benedetto. Spazio a cura di Ely Gocce di Rugiada ( Elisa Rubini)
Quando ha compreso che la scrittura sarebbe diventata una parte importante della sua vita?
Praticamente appena imparai a scrivere, a 4 anni. Quando ne avevo sei scrivevo favolette sugli animali e la mia maestra mi portava in giro per le classi per farmele leggere ad alta voce e annoiare le altre bambine. A quindici anni decisi che quella doveva essere la mia professione, ma mio padre era contrario e scrivevo di nascosto. Forse lui temeva che io volessi rinunciare al “posto fisso”, ma non è stato così. Mi sono laureata e ho insegnato.
Da dove nascono di solito le storie: da esperienze personali, da pura immaginazione o da altro?
Da qualunque spunto. Spesso da fatti veri rielaborati a modo mio. Oppure nel leggere, nel vedere un film, vengo colpita da una piccola scena di secondaria importanza, la trovo degna di sviluppo e ci costruisco sopra una trama completamente diversa.
Esiste un momento o un luogo particolare in cui trova più facile scrivere?
L’ispirazione può arrivare in momenti in cui ho altro da fare e mi limito a prendere appunti, ma quando decido di iniziare la scrittura devo essere in totale relax, nella mia camera insonorizzata, e in un giorno festivo.