Donia Sahib-Iraq intervista l’architetto Samir Seroup Dawood: “L’architettura radica la memoria dell’uomo e l’identità della patria”, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia
Foto cortesia di Samir Seroup Dawood
Intervista con l’architetto Samir Seroup Dawood: “L’architettura radica la memoria dell’uomo e l’identità della patria”
“Il viaggio creativo dell’architetto Samir Seroup Dawood… incarna l’arte dell’architettura nello stile di vita contemporaneo”
Intervista di Donia Sahib – Iraq
L’architetto e urbanista Samir Seroup Dawood ha incarnato i tratti dell’infanzia tranquilla e i primi sogni, da Baghdad ad Abu Dhabi – negli Emirati Arabi Uniti – dove ha elaborato la sua visione architettonica attraverso progetti che mirano a realizzare un equilibrio tra l’uomo, lo spazio architettonico, la natura e il luogo, preservando al contempo l’autenticità del patrimonio.
Ha intrapreso il suo cammino con passo fermo, forte di un’esperienza pluridecennale, portando con sé una visione regionale dell’architettura che esprime un messaggio umano prima ancora che tecnico: un’arte volta a formare il comportamento dell’uomo civilizzato, influenzato dal pensiero ingegneristico e dall’ispirazione artistica.
L’architetto Samir Seroup Dawood crede che l’architettura non sia un modello rigido o uno schema ripetitivo, bensì un’arte in continua evoluzione, esercitata dall’architetto attraverso idee ispirate dal proprio ambiente, in dialogo con il suo clima, la sua cultura e la sua storia.
Ogni progetto ha un proprio linguaggio, e ogni luogo possiede una sua identità che merita di essere espressa in una forma artistica capace di rifletterne lo spirito. Da questo principio nasce la convinzione che la vera creatività risieda nell’ascoltare il luogo e comprendere i bisogni dell’uomo che lo abita.
In questa intervista, rinnoviamo la sua presenza nel panorama culturale, proponendogli domande che scaturiscono dall’incontro tra le sue radici irachene e armene e la sua esperienza britannica, che gli ha donato una visione globale capace di coniugare autenticità e modernità, nostalgia del passato e sguardo rivolto al presente e al futuro. Dai suoi progetti traiamo valori umani ed estetici che consolidano l’identità culturale della patria, generando opere che toccano l’animo umano e risvegliano lo spirito dei luoghi.
- Come definirebbe la sua identità personale e culturale per il lettore? E in che modo essa si riflette nella sua visione artistica e nella sua filosofia del design?
— Sono un architetto, designer e pensatore urbano iracheno-britannico di origini armene, con una carriera che dura da quasi mezzo secolo. La mia vita professionale mi ha portato lontano dalla mia patria, l’Iraq, per esercitare l’arte dell’architettura nel Regno Unito, in Arabia Saudita, Tunisia, Qatar e India.
Oggi sono fondatore e capo progettista del mio studio “Consulting Al Diar”, istituito nel 1988 negli Emirati Arabi Uniti.
Il cuore della mia visione artistica e architettonica abbraccia l’uomo e la natura, e mira alla loro coesistenza come fondamento di progresso e prosperità sociale. Il mio universo di progettista ruota attorno ai valori umani, poiché credo fermamente che “ogni terra in cui si semina l’amore per la patria diventa patria stessa”.
Dopo la laurea all’Università di Baghdad, ho proseguito la mia formazione accademica e professionale a Londra.
Grazie all’influenza di grandi architetti internazionali con cui ho collaborato agli inizi, tra cui il compianto dottor Mohamed Makiya, pioniere dell’architettura araba contemporanea, con cui ho lavorato a stretto contatto per diversi anni, è nata in me una profonda volontà di scoprire ciò che è autentico, sincero e umano nel processo di progettazione, in cerca dell’eccellenza architettonica.
Successivamente ho proseguito gli studi presso la prestigiosa Architectural Association School of Architecture (AA) di Londra, dove ho avuto l’onore di incontrare la celebre Zaha Hadid e numerosi altri maestri internazionali.
Lì ho approfondito il concetto di architettura regionale (Regional Architecture), che mira a scoprire il DNA di ogni sito, analizzandone le caratteristiche per ricavarne elementi coerenti con il suo contesto naturale, culturale e storico.
Da allora questa scuola di pensiero è diventata parte integrante della mia identità e del mio metodo progettuale, un riferimento filosofico che continuo a seguire con convinzione.
Per questo ritengo inappropriato che un architetto si limiti a un solo stile o linguaggio formale, imponendo la propria identità personale a discapito di quella del luogo e della comunità.
L’architetto, a mio avviso, deve essere flessibile, aperto, dotato di una mente acuta e capace di scoprire l’identità e l’anima di ogni progetto come entità unica — così come ogni essere umano ha la propria individualità irripetibile.
- Esiste una differenza tecnica o artistica tra l’architettura araba e quella occidentale? E come riesce a bilanciarle nelle sue opere?
— Non credo esista una differenza essenziale, a livello filosofico, tra l’architettura orientale-araba e quella occidentale.
L’arte dell’architettura oggi ha un’identità globale; non si può separare l’una dall’altra in base a semplici criteri formali o estetici, poiché l’uomo è il centro di entrambe e l’umanità è il loro scopo ultimo.
La vera differenza risiede nel metodo analitico e scientifico adottato nel processo progettuale per raggiungere un risultato artistico autentico e creativo.
Da qui nasce la Regional Architecture, che si adatta al contesto geografico, climatico, culturale e tecnico di ciascun progetto.
Fin dall’inizio mi sono ispirato a questa scuola di pensiero, approfondendola nei miei studi e nella mia esperienza professionale internazionale.
La mia apertura verso le diverse civiltà e, al tempo stesso, la globalità di questa metodologia mi hanno permesso di creare un equilibrio armonico tra culture e stili nelle mie opere.
- Secondo la sua esperienza, come può l’architettura fungere da ponte tra il patrimonio culturale e i bisogni dell’uomo contemporaneo?
— L’architettura non può essere un ponte tra il patrimonio e la modernità se il nostro concetto di “tradizione” resta confinato in immagini statiche di un passato idealizzato.
Se isoliamo il patrimonio nel tempo, esso perde valore e significato nel presente.
La compianta Zaha Hadid, in un’intervista televisiva, quando le fu chiesto un parere sull’architettura tradizionale araba e irachena, rispose che tale architettura “non ha più un posto oggi” — la definì irrelevant.
Ma se accettiamo che il patrimonio e la cultura siano realtà in continua evoluzione, create ogni giorno nelle nostre città, nei quartieri e negli spazi pubblici, allora l’architetto diventa il vero costruttore di ponti tra civiltà e culture.
Egli traduce i modi di vivere contemporanei in linguaggi architettonici che mantengono viva la memoria dei luoghi.
Credo che l’architetto arabo debba uscire dalla nostalgia del passato e smettere di imitare forme e vocaboli architettonici ormai superati.
Non deve più chiedersi “che cosa” o “perché”, ma “come”: come affrontare le tecnologie del futuro, come definire il proprio ruolo nella costruzione delle città di domani.
E più l’architetto arabo si allontana da questa sfida, più si indebolisce la sua capacità di costruire ponti tra le culture del futuro — soprattutto in un mondo che corre verso l’intelligenza artificiale e la trasformazione digitale.
- Ritiene che la progettazione urbana influenzi la personalità e l’identità dell’uomo nella società?
— La progettazione urbana è un’arte supportata dalla scienza, non una semplice procedura ingegneristica.
È un processo interdisciplinare che coinvolge studi ambientali, estetici, sociali e psicologici.
La città è come un essere umano: ha un cuore pulsante – il suo centro –, una memoria – i quartieri storici –, arterie e vene – le strade, i fiumi, i viali –, e polmoni – i parchi e gli spazi verdi.
Se la città è vitale, armoniosa ed efficiente, l’uomo che la abita sarà sereno, in pace con se stesso e con l’ambiente.
Un cittadino felice contribuisce a mantenere e migliorare la propria città, creando un circolo virtuoso di benessere collettivo.
Come ho affermato nel mio libro in inglese:
“BUILDING THE MAN, BUILDING THE NATION” — Costruire l’uomo, costruire la nazione.
- Tra i suoi progetti negli Emirati e in Iraq, quale è stato per lei una vera sfida e come l’ha superata?
— Torno al 2000, quando il mio studio “Consulting Al Diar” fu scelto da ADNOC Distribution ad Abu Dhabi come primo consulente per progettare e gestire la realizzazione di sessanta stazioni di servizio in tutto il Paese.
La sfida era non solo rispettare gli standard tecnici internazionali, ma completare un numero così elevato di progetti in tempi record, con altissima precisione tecnica ed estetica.
Ritengo che queste stazioni, con la loro caratteristica identità blu, siano tra i simboli dello sviluppo urbano degli Emirati all’inizio del nuovo millennio, poiché hanno contribuito a migliorare la qualità della vita e la mobilità, rafforzando la rete infrastrutturale nazionale.
È stato per me e per il mio studio un onore e un’esperienza di successo che considero una tappa fondamentale del mio percorso professionale.
- Quali criteri rendono un edificio immortale nella memoria delle persone?
— Un edificio diventa immortale quando la sua filosofia progettuale nasce da un pensiero intelligente e da un sentimento umano autentico, giustificato tecnicamente e coerente con il contesto ambientale.
Quando chi lo abita vi sente familiarità, appartenenza e serenità, allora l’architettura raggiunge la sua essenza più alta.
Se poi il progettista riesce a superare l’eccellenza tecnica fino a raggiungere l’innovazione vera, allora l’edificio entra nella memoria collettiva.
L’innovazione è la forma più ardua di creatività — facile a dirsi, difficile a realizzarsi.
Solo pochi architetti dotati di genio e coraggio, come Zaha Hadid, riescono a sfidare le leggi della natura facendo “galleggiare” il cemento in forme dinamiche e fluide.
Personalmente considero il complesso “The Opus” da lei progettato a Dubai una di queste opere immortali.
Per questo l’ho scelto come sede principale del mio studio, in omaggio alla sua genialità.
- Quali sono i suoi progetti futuri e la visione che la guida nel loro sviluppo?
— Dopo quasi quarant’anni di lavoro negli Emirati, con progetti di rilievo come Victory Heights, Canal Residence, Jumeirah Islands, Al Mada’a, Abu Dhabi Golf Club, Doha Golf, Dalma Mall, Al Bustan Complex, Medical Clinic Hospital, e molti altri, le mie realizzazioni si estendono su oltre venti chilometri quadrati di terra desertica trasformata in oasi di successo e orgoglio professionale.
Eppure, oggi mi sento incapace di ottenere lo stesso risultato nella mia patria, l’Iraq.
Non per mancanza di volontà, ma perché il Paese — purtroppo — trascura i suoi figli più devoti e competenti.
Da più di vent’anni, Baghdad vive un caos urbanistico e ambientale che ha oscurato la bellezza e la sostenibilità della città.
Tuttavia, continuo a coltivare il sogno di lasciare la mia impronta architettonica sotto il cielo di Baghdad, tra le ombre delle sue palme e il tramonto dorato sul Tigri eterno.
- Se la città è lo specchio della società, quale messaggio desidera trasmettere attraverso la sua pianificazione urbana?
— Progettare una città è una responsabilità storica e civile di enorme peso.
Le conseguenze ambientali, economiche e sociali delle nostre scelte si rifletteranno sulle generazioni future.
La città del presente deve essere bella, armoniosa, sicura e felice; deve garantire servizi efficienti, salute, sport, inclusione e sostenibilità.
Deve rispettare la natura, ridurre l’uso dell’energia fossile e valorizzare le risorse rinnovabili.
Una città intelligente, digitalmente connessa, capace di affrontare i cambiamenti climatici e proteggere i suoi abitanti — questa è la mia visione.
E poiché la città è lo specchio della società, dobbiamo chiederci:
Quale immagine vogliamo che l’architetto e l’urbanista arabo riflettano ai loro figli e nipoti?
Oggi, purtroppo, molte città arabe vivono una crisi ambientale, artistica e urbanistica profonda, che emargina l’uomo e i valori dell’umanità.
حوار مع المعماري سمير سيروب داود: العمارة ترسخ ذاكرة الإنسان وهوية الوطن
«رحلة الإبداع الإنساني للمعمار سمير سيروب داود.. يجسد فن العمارة في نمط الحياة العصرية»
حاورته دنيا صاحب – العراق
المهندس المعماري والمصمم الحضري سمير سيروب داود جسّد ملامح الطفولة الهادئة وبدايات الحلم الأول من بغداد إلى أبوظبي – الإمارات، حيث ابتكر رؤيته المعمارية من خلال التصاميم الهندسية التي سعى عبرها إلى تحقيق التوازن بين الإنسان والفضاء الهندسي والطبيعة والمكان مع الحفاظ على أصالة التراث. انطلق بخطى ثابتة، محمّلة بخبرة طويلة تمتد لعقود، حاملاً رؤيته الإقليمية في العمارة، التي تعبّر عن رسالة إنسانية قبل أن تكون ممارسة هندسية، وفنًا يسعى من خلاله إلى تشكيل سلوك الإنسان المتحضر المتأثر بالفكر الهندسي والإيحاء الفني. يؤمن المعماري سمير سيروب داود بأن العمارة ليست قالباً جامدًا أو نمطًا متكررًا، بل هي فن وممارسة إبداعية متطورة يمارسها المهندس المعماري من خلال أفكاره المستلهمة من بيئته والمتفاعلة مع مناخها وثقافتها وتاريخها. فلكل مشروع تصميمه الخاص، ولكل مكان خصوصيته التي تستحق أن تُصاغ في شكل فني يعكس هويته وروح المكان. ومن هذا المنطلق، يؤكد المعماري أن الإبداع الحقيقي يكمن في الإصغاء إلى المكان وفهم احتياجات الإنسان فيه.
في هذا الحوار، نجدد حضوره في الوسط الثقافي، حيث أعددنا له أسئلة نموذجية تنبع من تلاقح أصوله العراقية والأرمنية وخبرته البريطانية التي شكلت لديه رؤية عالمية تمزج بين الأصالة والحداثة وبين الحنين إلى الماضي واستشراف الحاضر والمستقبل نستلهم من مشاريعه القيم الإنسانية والجمال المعماري في تأصيل الهوية الثقافية للوطن لتنتج تصاميم تحاكي وجدان الإنسان وتستحضر روح المكان في كل تفاصيل العمران.
- كيف تعرّف هويتك الشخصية والثقافية للقارئ؟ وهل انعكست هذه الهوية على رؤيتك الفنية المعمارية وفلسفتك في التصميم؟
- أنا معمار ومصمم ومفكر حضري عراقي بريطاني من أصول أرمنية امتدت مسيرتي المهنية قرابة نصف قرن، أخذتني خارج وطني العراق لأمارس فن العمارة في المملكة المتحدة، ثم في السعودية وتونس وقطر والهند، وما زلت اليوم أعمل رئيسًا ومصممًا أول في مكتبي “استشاري الديار”، الذي أسسته عام 1988 في دولة الإمارات.
جوهر رؤيتي الفنية والمعمارية يحتضن الإنسان والطبيعة ويُعنى بتعايشهما كمحو أساسي للتطور والرخاء المجتمعي، لأن أفلاكي كمصمم معماري تدور حول القيم الإنسانية، فأنا أؤمن بأن «كل أرض تُزرع فيها محبة الوطن»
بعد تخرجي من جامعة بغداد تابعت مسيرتي الأكاديمية والمهنية في لندن ونتيجة تأثري بأعمال وفلسفة معماريين دوليين عملت معهم في بدايات مسيرتي، أخص بالذكر المرحوم الدكتور محمد مكية (رائد العمارة العربية المعاصرة) الذي عملت معه عن قرب لعدة أعوام نشأت لدي رغبة عميقة في اكتشاف ما هو صادق أصيل وإنساني في عملية التصميم سعيًا نحو التميز في النتاج المعماري توجّهتُ بعد ذلك بدراستي الأكاديمية إلى مدرسة الـ AA في لندن (الجمعية المعمارية وهي من أقدم وأشهر المدارس المعمارية في العالم)، حيث التقيت المعمارية العالمية الفذة المرحومة زهاء حديد، وعددًا من كبار المعماريين الدوليين كمدرسين. وهناك تعمقت في مفهوم «العمارة الإقليمية» (Regional Architecture)، التي تُعنى باكتشاف الجينات الخاصة بالموقع لأي مشروع وتحليل خصائصه لاستخلاص ما هو ملائم ومكتسب من بيئته وتربته ومناخه المحلي، بما ينسجم مع حضارة وتاريخ وتقنيات المجتمع ومنذ ذلك الحين أصبحت هذه المدرسة الفكرية جزءًا من هويتي ورؤيتي الفنية المعمارية ونهجًا فلسفيًا وفكريًا أقتدي به في تصاميمي، وما زلت مؤمنًا به وملتزمًا به بكل قناعة وإيمان
ولهذا، لا أرى أنه من المناسب أن يتشبث المعمار بنمط أو طراز تصميمي واحد يتبعه في جميع الحالات، فيغلب هويته الشخصية على حساب هوية المشروع والموقع والمجتمع برأيي الأجدر أن يكون المعمار مرن الفكر متكيّفًا مع كل حالة تصميمية، متفتح الذهن، ثاقب الرؤية، قادرًا على اكتشاف هوية وجينات كل مشروع يتعامل معه كحالة فريدة، تمامًا كما لكل إنسان خصوصيته وشخصيته المختلفة عن الآخر. - هل هناك اختلاف تقني أو فني أو هندسي بين العمارة العربية والغربية؟ وكيف توازن بينهما في أعمالك؟
- لا أؤمن بوجود اختلاف جوهري، من حيث الفلسفة الفكرية، بين العمارة الشرقية العربية والغربية، أو في عملية التصميم بين هاتين الحضارتين ففن العمارة اليوم ذو هوية عالمية، ولا يمكن الفصل بين العمارتين بالمعايير الشكلية والتعبيرية فقط، طالما أن الإنسان هو محور النتاج والإنسانية هي الغاية المنشودة.
لكن ما يُحدّد الفارق بينهما هو النهج الفكري والعلمي المتّبع في عملية التحليل والتصميم للوصول إلى النتاج الفني المبدع والأصيل. وهذا الفكر هو ما ينتج عمارة إقليمية متميزة تُعنى بالموقع الجغرافي للمشروع، وتتكيف مع بيئته ومقوماته المناخية والطبيعية والثقافية والاجتماعية والتقنية. ومن هنا تتحدد تبعية التصميم الجغرافي سواء أكان شرقيًا أم غربيًا أو غير ذلك.
لذلك، لجأت منذ بداياتي إلى مدرسة “العمارة الإقليمية” في التصميم وتعمقت فيها منذ دراستي الجامعية في الغرب وما بعدها خلال ممارستي المهنية الدولية. وبالتالي فإن انفتاحي على الحضارات من جهة، وعولمة منهجية هذه الفلسفة التصميمية من جهة أخرى، هما ما يضمنان لي التوازن والتكامل الأمين بين الثقافتين في أعمالي الفنية.
- من خلال تجربتك، كيف يمكن لفن العمارة أن يشكّل جسرًا يربط بين تراث الثقافات ورغبات الإنسان المعاصر؟
- لا يمكن لفن العمارة أن يكون جسرًا يربط بين تراث الثقافات من جهة ورغبات الإنسان المعاصر من جهة أخرى، إذا كان فهمنا للتراث الفني وثقافاته مقتصرًا على لمحات جامدة من الماضي الجميل، مطوية في الذاكرة الإنسانية كأنماط فنية انتهى زمنها. بهذا الجمود والعزلة الزمنية يفقد التراث قيمته الفنية والحضارية ضمن مفاهيم المعاصرة،
الراحلة زهاء حديد، عندما سُئلت في مقابلة تلفزيونية عن رأيها في عمارة العمالقة العرب والعراقيين التقليدية أو المتأثرة بالتراث، أجابت بأن تلك العمارة «لا موقع لها اليوم»، ووصفتها بالإنجليزية: Irrelevant.
أما إذا تقبّلنا أن التراث وثقافاته يُصنع كل يوم في مجتمعاتنا وفي أركان مدننا، وأحيائها وساحاتها وحدائقها ويُضيف باستمرار إلى المخزون الفني الحضاري، فحينها يصبح المعمار وعماراته خير جسر للتواصل الحضاري والفني، ولترابط الثقافات بما فيها التراثية، من خلال ترجمة أنماط وأساليب المعيشة العصرية للإنسان وبيئته الحضرية، برأيي، على المعمار الشرقي العربي أن يخرج من قوقعة الماضي الجميل ويتجاوز اقتباس المفردات والجمل المعمارية البالية والابتعاد عن التشبث بثنائيات “ماذا” و”لماذا”، لأن التاريخ معروف ومسلم به. عليه أن يصنع تراثه اليوم وغدًا، ويخوض تحديات “الكيف”: كيف يواجه تقنيات وبيئة المستقبل، وكيف يحدد موقعه وقيمته في بناء مدن الغد، وكلما ابتعد المعمار العربي عن هذا المجال، ضعفت قدرته على بناء الجسور بين ثقافات تراث الغدخصوصًا وأن التقنية في العالم العربي لا تزال متأخرة عن ركب التطور، فكيف سيكون حالها حين نغوص أكثر في عالم الذكاء الاصطناعي والتحول الرقمي؟
- هل ترى أن هندسة عمارة المدن تؤثر في صقل شخصية الإنسان وهويته داخل المجتمع؟
-أولاً، أود التعقيب بأن تصميم المدن هو فن مدعّم بالعلم وليس عملية هندسية بحتة. إنها عملية مشتركة تتداخل فيها تخصصات بيئية وفنية وجمالية وإنسانية تخضع جميعها لدراسات علمية تحليلية متنوعة
فالهندسة تُقنّن وتُقوْلب الأمور أما المدن فهي كائن حيّ عضوي متغير التركيب.
المدينة كإنسان: لها قلب نابض هو مركزها، ولها ذاكرة وعاطفة تتمثل في أحيائها القديمة ومبانيها التراثية ومرافقها التاريخية، ولها أوردة وشرايين هي الأزقة والشوارع والأنهار التي تضمن كفاءة الحركة والنقل العام ولها رئة ومتنفس في حدائقها وخضرتها. فإذا كان نسيج المدينة وروحها نابضًا بالحيوية والترابط والكفاءة، وجد الإنسان نفسه سعيدًا بشخصية مطمئنة متصالحة مع بيئته يعيش يومه بتفاؤل وسلام، والإنسان السعيد سيعود بدوره ليحافظ على مدينته، بل ليساهم بمسؤولية في بناء بيئة صحية له ولمجتمعه وللأجيال القادمة، وهكذا يمكن القول إن فن تصميم المدن، إذا مورِس على أسس فنية وعلمية وإنسانية مسؤولة، فله أثر مباشر في صقل شخصية الإنسان وهويته وتهذيب فكره وأسلوب حياته وتفاعله مع مجتمعه، فإذا كانت مدينته تدعو إلى الجمال والرقي، سيتبعها هو كذلك. وإذا شجعت بيئته على الاستدامة وترشيد الطاقة فسيفعل وإذا وفرت مرافق للصحة والرياضة واللياقة، تحفز على النشاط. وإذا رعت المسنين وأصحاب الهمم عبر خدمات إنسانية لائقة، تشرّب المجتمع هذه القيم بدوره، وهكذا تكتسب المدينة نبض الخير وتزرع فيها بذور المحبة والإنسانية، ومن هذا المنظار يُبنى الإنسان وتُبنى الأوطان، وهذا ما تناولته في كتابي الأخير باللغة الإنجليزية بعنوان:
“BUILDING THE MAN, BUILDING THE NATION.”
- من بين مشاريعك في الإمارات والعراق، ما المشروع الذي كان تحديًا حقيقيًا، وكيف تغلبت على الصعوبات؟
- للإجابة على هذا السؤال أعود إلى عام 2000، حين تم اختيار مكتب “استشاري الديار” من قبل شركة أدنوك للتوزيع في أبوظبي كأول استشاري لتصميم وإدارة تنفيذ ستين محطة تعبئة بترول موزعة في أرجاء الإمارات، ضمن خطة التنمية الاقتصادية للشركة، كان التحدي ليس فقط في أن يتماشى التصميم مع المعايير الفنية العالمية ويليق بسمعة الشركة، بل في إنجاز هذا العدد الكبير بسرعة عالية وبدقة فنية وتقنية متقدمة، مع تنوع أحجام المحطات ومواقعها بين المدن والطرق السريعة.
أعتبر مشروع محطات أدنوك للتوزيع بهويتها النيليّة المميزة من أهم بذور التطور المدني والعمراني في دولة الإمارات مع مطلع الألفية الجديدة، لما عكسته من مؤشرات نهضة حضارية في خدمة الإنسان وتسهيل تنقله، وزيادة كفاءة الترابط المحلي والإقليمي للدولة كما ساهم المشروع في رفع مكانة المدينة على المستويين الإعلامي والسياحي لذلك أعدّه شرفًا عظيمًا ومسيرة نجاح رائدة لي ولمكتبي، وأحد أبرز محطات الإبداع والتحدي في مشواري المهني.
- ما المعايير التي تجعل مبنىً ما خالدًا في ذاكرة الناس؟
- يُصبح المبنى خالدًا في ذاكرة الناس عندما تنبع فلسفته التصميمية من تحليل ذكي وفكر إنساني صادق، مبرر تقنيًا، مسؤول حضاريًا، وملائم بيئياً بحيث يشعر الإنسان داخله بألفةٍ وانتماءٍ وراحةٍ نفسية، هذه هي دعائم الخلق والإبداع المعماري المتميز الذي يصبو إليه المعمار البارع والمسؤول
أما إذا ارتقى المعمار بتصميمه إلى ما بعد التميز والبراعة، وبلغ مرتبة الابتكار وكسر المألوف عندها يصبح المبنى خالدًا في الذاكرة الإنسانية فالابتكار هو أصعب مراتب الإبداع قوله سهل وإنجازه عسير. ولهذا لا ينفرد به إلا القلائل من المعماريين ذوي الجرأة والعبقرية الفذة، مثل زهاء حديد التي كسرت مفاهيم العمارة المعاصرة، وسخّرت الخرسانة لتبدو عائمة في الفضاء بانسيابية ديناميكية تتحدى قوانين الطبيعة. وشخصياً أعتبر مبنى فندق ومكاتب “أوبُس (OPUS)” من تصميم زهاء حديد في دبي أحد تلك المباني الخالدة في الذاكرة الإنسانية، وليس غريبًا أن اتخذته مقرًا رئيسيًا لمكتبي “استشاري الديار” تخليدًا لها وتقديرًا لعبقريتها وإعجازها المعماري. - ما مشاريعك المستقبلية، وما الرؤية التي توجهك في تطويرها؟
- بعد نحو أربعين عامًا من العمل في دولة الإمارات بكل إخلاص ومهنية ومن خلال مكتبي الذي ساهم في تصميم وإنجاز مشاريع عملاقة مثل:
الأحياء السكنية في فيكتوري هايتس وكنال ريزيدنس، وجزر الجميرا في دبي، ومشروع المدى في العين ونوادي الغولف الدولية في أبوظبي والدوحة وأبراج البحر، ومعارض BMW وRolls Royce وMini Cooper في أم النار، ودلما مول ومجمع البستان ومستشفى ميديكلينك، إضافة إلى عدد كبير من الفنادق والمنتجعات السياحية الفاخرة في أنحاء الدولة — امتدت مواقع تلك المشاريع على مساحة تجاوزت عشرين كيلومترًا مربعًا من أرض الإمارات الصحراوية، حولتها بفضل العمل الدؤوب إلى واحات من قصص النجاح والفخر المهني ومع ذلك، أجد نفسي اليوم عاجزًا عن تحقيق مثل هذا النجاح في بلدي الأول العراق ليس إهمالًا مني، بل لأن العراق — للأسف — منشغل عن أبنائه المخلصين من ذوي الخبرة والمعرفة الحقة فبغداد ولأكثر من عشرين عامًا منذ سقوطها تدور في فلك العبث البيئي والعمران العشوائي، متناسية أولويات بناء المدينة الجميلة الآمنة المستدامة ناهيك عن استحقاقات بناء الإنسان والوطن المتعافي ومع هذا، ما زلت أسعى لتحقيق جزء من أحلامي بتصميم وتطوير ما يتاح من فرص استثمارية في القطاع الخاص ببغداد مستندًا إلى خبراتي ورؤيتي في التنمية داعيًا الله أن يوفقني في هذه الخطوات المتواضعة لأترك بصمتي المعمارية تحت سماء بغداد وظلال نخيلها الشامخ وغروب شمسها الساحر على ضفاف دجلة الخالد. - إذا كانت المدينة مرآة المجتمع، فما الرسالة التي تود نقلها من خلال تخطيطك المعماري الحضري؟
- إن تخطيط وتصميم المدن أمانة تاريخية وحضارية تقع على عاتق المعماريين والمصممين الحضريين ومسؤولية كبرى لما لها من تبعات بيئية واقتصادية واجتماعية تمتد أثرها إلى الأجيال القادمة المدينة بمفاهيمها التخطيطية العصرية يجب أن تكون جميلة هانئة سعيدة وآمنة في مبانيها وساحاتها وحدائقها وشوارعها لتسعد بها المجتمعات
يجب أن تكون متعافية بمرافقها الخدمية والصحية والرياضية ترعى بإنسانية جميع فئات المجتمع العمرية والنفسية والاجتماعية، كما ينبغي أن تكون مدينة مستدامة ومسؤولة لا تفرّط بتوازن الطبيعة ولا تسيء استخدام الطاقة الأحفورية، بل تؤمن بالطاقة المتجددة وتحافظ على الموارد الطبيعية ويجب أن تكون رَصينة التصميم، قادرة على مواجهة التقلبات المناخية والفيضانات والعواصف، وتوفر الحماية والأمان لساكنيها وزائريها، علينا أن نسعى إلى مدينة ذكية متطورة، وكفوءة متصلة رقميًا لتيسير شؤون الناس اليومية والمؤسسية، وبتأمل ثقل هذه المسؤولية التاريخية وإذا كانت المدينة مرآة المجتمع فعلينا أن نسأل:ما الصورة التي يريد المعمار ومصمم المدن العربي أن يعكسها لأبنائه وأحفاده؟
خصوصًا أن المدينة العربية اليوم — وللأسف — تعيش حالة من الإفلاس البيئي والمعماري والفني والتخطيطي تُهمّش الإنسان والإنسانية.


Leggi anche altri articoli dell’autrice Elisa Mascia -Italia, grazie
https://alessandria.today/?s=Elisa+Mascia
Un ringraziamento speciale ai lettori di Alessandria today.
Dal 2018, Alessandria today è un punto di riferimento con oltre 141.000 articoli su Cultura, Interviste, Poesie, Cronaca e molto altro. Grazie a voi, il nostro impegno continua a crescere e a raccontare storie che arricchiscono la nostra comunità. Visitateci su https://alessandria.today/ e italianewsmedia.com per essere parte della nostra avventura. Grazie di cuore per il vostro supporto!