PSICOCOSE | Sulla fiducia

PSICOCOSE | Sulla fiducia

Di Valeria Bianchi Mian / per la serie FARE UMANITÀ (post numero 17 sui social network)

Come siamo noi, come ci vogliono gli altri – e la fiducia della Papessa

Le pazienti, soprattutto, ma devo dire anche i signori uomini – nella mia casistica son meno numerosi, però… – mi portano in terapia la questione fiducia.

Fiducia in quel che sentono essere la giusta misura per loro, la miscela, la via individuale nelle relazioni d’amore.

Fiducia in ciò che desiderano realmente, profondamente, in contrasto con il desiderio ardente, prepotente, o semplicemente diverso dell’altr3.

Nelle relazioni affettive sconquassa l’anima il trovarsi di fronte al dubbio: «Questa cosa la voglio veramente perché la desidero proprio io o perché è l’altro desiderarla per me?» – dal matrimonio a un certo tipo di sessualità, dal cambiare casa al frequentare questo o quell’ambiente…

Come comprendere, innanzitutto, qual è il nostro desiderio e come tenere testa alle imposizioni per poi, eventualmente, con-cordare, accordarsi, operare compromessi, nicchiare?

In un articolo di qualche anno fa scrivevo: «Se le madri e i padri soddisfano i nostri bisogni e dosano al meglio le frustrazioni che inevitabilmente l’esperienza dell’esistere ci riserva, cresceremo sereni e desiderosi di esplorare il mondo, transiteremo dalla naturale dipendenza dal seno alla voglia di trovare una giusta distanza rispetto al corpo dell’Altro. Ci scopriremo più sicuri di noi stessi mentre ci voltiamo e perdiamo momentaneamente di vista il genitore per allontanarci dal lettino, dalla stanza, dal giardino, lungo la strada verso Dove. Cresceremo consapevoli del fatto che no, quell’Altro che è importante per noi non sparirà, non si scioglierà come neve al sole, se per un po’ smettiamo di tenerlo d’occhio.
Fidarsi è questione di sopravvivenza: non potremmo uscire dall’utero materno, dall’abbraccio, dal cerchio affettivo, dalla casa avita, se non osassimo scommettere sulla possibilità della fiducia. Non ci sarebbe esplorazione né conoscenza di nuovi paesi: nessuna opportunità da cogliere al volo. La base sicura è questione di apprendistato: osiamo, veniamo supportati, facciamo tesoro di un’esperienza che diventa nostra (John Bowlby, 1979).”
Da qui in poi, tra radici e nuove appartenenze, memorie collettive e personali, immagini che emergono dal tempo e nuovi spazi, ci muoveremo sulla nostra strada, tra desiderio e incontro.»

Tutto benissimo, ma… Per esempio, James Hillman ci ricorda che non è solo il nostro iniziale caregiver a darci il La per nutrire la fiducia nel qui e ora che siamo. Non è merito o colpa della madre padre / del padre madre, con tendenza collettiva alla sopravvalutazione del ruolo materno, contenitore di tutto il Bene, il Male in Ombra. Uscire dal loop di quella che lui chiama “superstizione parentale” significa guardarsi intorno e dentro e trovare miti modelli, mentori letterari, immagini salvifiche di saggi e sapienti voci. Quelle che abbiamo scoperto da bambini e quelle di oggi.
Occorre prendere il latte dell’anima dalla terra e dalla notte, da Atena e da Hermes, da Robin Hood e da Campanellino, dall’aviatore del Piccolo Principe e da Giorgio Caproni, da… tantissimi insegnanti che sono lì, tra le pagine del profondo e tra le pieghe della poesia per donarci lo specchio magico. Per farci sentire capaci di stare nel mondo riconoscendo che cosa cavolo vogliamo fare di noi stess3. Sono affidabili, sono la nostra maestria.

Nei rapporti terapeutici, il concetto di fiducia è molto importante: il successo del percorso clinico dipende anche da questo livello della relazione, sin dall’avvio. Farsi specchio, quaderno e libro, farsi ascolto e voce, coro e guida, farsi Papessa che accoglie e mantiene il silenzio fino a quando l’altro esclama, come è accaduto in colloquio questa mattina, «Ecco! Ho compreso cosa desidero per me, davvero!»

  • Farsi cova fino alla schiusa.

[Nella foto quando stavo in cova come la Papessa]

Valeria Bianchi Mian

micro giornale di versi Valeria Bianchi Mian [dal progetto volante con Franco Idda]

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