“Perplime”: il verbo che fa sorridere l’italiano, tra ironia e linguistica
Il verbo “perplime”, nato dall’ironia di Corrado Guzzanti negli anni ’90, è oggi riconosciuto nei dizionari. Scopri significato, origine e uso.
“Perplime” è uno di quei neologismi che, nati per scherzo, finiscono per conquistare un posto stabile nel linguaggio quotidiano. Significa rendere perplesso, lasciare dubbiosi o incerti, e si usa quando qualcosa ci sorprende o ci lascia confusi, ma in modo leggero e ironico.
Il termine è stato coniato negli anni ’90 da Corrado Guzzanti, durante una delle sue celebri interpretazioni del personaggio Rokko Smitherson nella trasmissione satirica Avanzi. Con la sua inconfondibile ironia, Guzzanti riuscì a creare una parola che suonava perfettamente “italiana”, pur essendo inventata, e che da allora ha fatto strada nel lessico comune.
Oggi “perplime” è riconosciuto anche da dizionari come il Treccani e il Garzanti, seppure con la specifica che si tratta di un uso colloquiale o scherzoso. È un esempio interessante di come la lingua italiana, pur essendo una delle più conservative tra le lingue romanze, sia capace di accogliere invenzioni nate dalla cultura pop e dall’umorismo.
Significato e uso pratico:
Il verbo deriva naturalmente dall’aggettivo “perplesso”, e indica il fatto di lasciare qualcuno in uno stato di incertezza o di dubbio. Si può usare in frasi come:
- “Questo discorso mi perplime.”
- “L’atteggiamento del capo mi perplime parecchio.”
- “Tutta questa situazione mi perplime, ma mi diverte.”
È un termine che coniuga perfettamente comicità e intelligenza linguistica, dimostrando che anche l’ironia può diventare materia di grammatica.
Geo: Alessandria
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