Logistica e sviluppo: ‘Cambiare marcia e accelerare. Gli strumenti ci sono tutti’
Di Enrico Sozzetti
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Logistica e sviluppo: ‘Cambiare marcia e accelerare. Gli strumenti ci sono tutti’
Di Enrico Sozzetti il 17 novembre 2025
Il convegno ‘Un territorio fra il mare e l’Europa’, promosso dall’Ordine degli ingegneri della provincia di Alessandria, tra prospettive di sviluppo e le voci del passato
«Bisogna pensare in rete per attrarre investimenti».
«L’approccio deve essere transdisciplinare e non più solo multidisciplinare, altrimenti l’innovazione non arriverà».
«Cosa è necessario fare? Cambiare marcia e accelerare. Gli strumenti ci sono tutti».
Tre prospettive solo apparentemente diverse, un’analisi che converge su un punto ben preciso: senza un lavoro di squadra il territorio alessandrino non riuscirà a diventare attrattivo a trecentosessanta gradi. Se è già terra di importanti insediamenti produttivi, e questo è l’aspetto positivo, deve compiere un salto di qualità per rendere competitiva e attrattiva la potenzialità della logistica che non è solo capannoni, bensì servizi alle imprese. Solo così sarà possibile favorire lo sviluppo di attività manifatturiere favorite proprio dalla vicinanza della rete logistica.
‘Parlare la stessa lingua’
Le parole, rispettivamente, di Marco Colombo, presidente dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Alessandria, di Menico Rizzi, Rettore dell’Università del Piemonte Orientale, e di Cesare Rossini, presidente della Fondazione Slala – Sistema logistico del nord ovest d’Italia, hanno riassunto in modo efficace uno degli aspetti più rilevanti emersi durante i lavori del convegno ‘Un territorio fra il mare e l’Europa’, promosso dall’Ordine degli ingegneri e che ha riunito, nell’aula magna del Dipartimento di scienze e innovazione tecnologica (Disit) dell’ateneo, istituzioni e professionisti per parlare di infrastrutture, economia e sviluppo territoriale.
Nel corso di una mattinata che ha visto alternarsi oltre venti interventi sono emersi alcuni elementi molto chiari. Prima cosa, è necessario che «tutti parlino lo stesso linguaggio, che è quello dello sviluppo del territorio». E già su questo fronte le differenze evidenziate da alcuni interventi non sono mancate.
Conferme per lo scalo
Da Rfi (Rete ferroviaria italiana) e Calogero Mauceri (commissario straordinario del terzo valico ferroviario e dello scalo di Alessandria) sono arrivate le conferme dello stato di avanzamento dei lavori («Nel 2027 sarà completato l’armamento della linea») e dell’avvio della riqualificazione dello smistamento: «La prima fase prevede che i lavori inizino nell’aprile del 2026 e saranno conclusi nel 2028». L’intervento riguarda l’area destinata all’attività intermodale con una potenzialità di treni all’anno che potrebbe passare da 7.200 a 9.000 per circa cinque milioni di tonnellate di merci. Sempre Rfi indica in una trentina di milioni l’investimento per il casello autostradale dedicato che dovrebbe sorgere tra quelli di Alessandria Sud e Alessandria Ovest. Rispetto al masterplan in corso di realizzazione per la creazione “di un hub intermodale e un polo di interscambio e di sviluppo dei traffici ferroviari anche internazionali” gli architetti che rappresentano il raggruppamento di imprese ‘X Change’ che ha vinto hanno annunciato che «nel corso delle prossime settimane sono previsti gli incontri istituzionali per la validazione del progetto».
‘Definire il nuovo casello’
Ma è sul casello che si registra la principale incertezza. Fonti interne a Rfi spiegano che «la progettualità è sui tavoli ministeriali». Rfi, che attende di capire “chi fa che cosa”, ammette che «sarebbe utile se fosse proprio la società a occuparsi dell’intero sviluppo del progetto». Quindi viene aggiunto che «è ancora da affrontare l’aspetto operativo con il concessionario e il modello dell’accesso dedicato». Il tutto, ovviamente, dovrà passare al vaglio della Conferenza dei servizi, alla presenza di tutti i soggetti coinvolti, per esaminare le procedure realizzative.
‘Necessari poli logistici’
«Lo scalo di Alessandria si integrerà con le infrastrutture presenti al servizio dei porti liguri». Cesare Rossini, di fronte alla platea, ha parlato chiaro. «Il futuro – ha affermato – è rappresentato dai poli logistici che occupano meno spazio, sono interamente infrastrutturati e dotati di tutti i servizi, usano meno suolo e sono altamente competitivi. Ecco perché bisogna approcciarsi alla logistica in modo diverso, anche sul piano della sostenibilità. Il fotovoltaico dovrebbe essere uno standard per tutti, mentre ancora oggi vi sono capannoni privi di pannelli. E a proposito di uso del suolo, non nascondo le mie perplessità per l’agrivoltaico che viene autorizzato senza problemi, mentre vi sono difficoltà a completare l’iter di normali insediamenti». E ancora: «Ritengo un errore costruire un capannone senza avere già un utilizzatore. Per legge si può fare, ma sarebbe necessaria una rivisitazione della normativa perché così tutte le infrastrutture al servizio dello sviluppo sarebbero tarate sulle effettive necessità del volume del traffico di merci e quindi di mezzi». Rossini non ha poi dimenticato la logistica dei dati che è «l’ultima frontiera su cui Slala sta lavorando con Torino e con Genova». Non per niente Marco Bucci, presidente della giunta regionale della Liguria, ha ripetutamente dichiarato che oggi i porti «non gestiscono solo merci e persone, ma anche dati. A Genova approdano i cavi sottomarini che portano internet verso l’Europa: ogni anno si quadruplica la quantità di dati che arriva dall’Africa, e cresce anche quella dall’Asia. È un flusso che dobbiamo essere pronti a gestire, perché rappresenta una parte fondamentale del futuro».
Le richieste del territorio
La provincia di Alessandria è un territorio «multisettoriale con la presenza di importanti multinazionali. Stabilità e continuità è quello che chiedono gli imprenditori» ha puntualizzato Gian Paolo Aschero, presidente di Confindustria Alessandria. Di lavoro di squadra e di visione a più ampio respiro hanno parlato Gian Paolo Coscia, presidente della Camera di commercio di Alessandria e Asti («Utilizziamo questi anni per sistemare le attuali infrastrutture in vista dell’avvio di quelle nuove») e Paolo Valvassore, presidente della sezione provinciale dell’Associazione nazionale costruttori edili sottolineando la necessità «di un secondo casello autostradale a Tortona, dedicato al grande polo logistico».
‘Politica e ideologia’
Durante il convegno non sono mancati alcuni vivaci interventi della politica. «La logistica è una materia che presenta diversi aspetti. Quello economico, certamente di grande rilevanza, perché riguarda lo sviluppo delle nostre imprese, la capacità di intercettare i flussi di merci e, quindi, di creare valore aggiunto; quello ambientale con il consumo di suolo (serve un approccio non ideologico, ma razionale e pragmatico, soprattutto laddove la logistica non è collegata al trasporto ferroviario ma è funzionale a quello su gomma); quello sociale. L’Istat e Piemonte Lavoro ci dicono che in provincia di Alessandria nel 2024 il 72 per cento dei lavoratori del settore della logistica hanno dalla licenza media in giù. E la media dei salari è tra le più basse. Significa che siamo di fronte ad un settore a bassa scolarizzazione e carente di alta qualificazione professionale. Possiamo accettare che la logistica crei ricchezza per le imprese basandosi però su lavoratori poveri? Compito della politica e delle istituzioni è quello di riuscire, con lucidità, a tenere insieme questi tre aspetti: economico, ambientale e sociale» ha dichiarato Domenico Ravetti, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte ed esponente del Pd. Alberto Cirio, presidente della giunta regionale del Piemonte, ha dichiarato senza giri di parole che «il consumo del suolo io lo chiamo uso del suolo e lo dico in quanto contadino che ha una azienda agricola. Nei capannoni è fatta la fortuna di questo paese, mentre il pregiudizio ideologico rende difficile mettere a fuoco il cuore autentico delle questioni. Basta vedere i cantieri della Tav della Torino – Lione. In Francia ci sono le scolaresche che vanno in visita, mentre in Italia le aree sono presidiate dalle forze dell’ordine che devono difendere chi lavora».
La macchina amministrativa
I dati economici della regione, illustrati da Cristina Bargero dell’Ires Piemonte, sono stati al centro di una parte dell’intervento di Giorgio Abonante, sindaco di Alessandria, che nell’auspicare «grande sinergia e lavoro di squadra» sia in materia di sviluppo logistico, sia di trasporto delle persone, ha focalizzato l’aspetto della sostenibilità degli insediamenti e poi ha affermato: «Abbiamo bisogno di chiarezza e rispetto di impegni e ruoli. Il Gruppo Pam ha deciso di ampliare la logistica ad Alessandria puntando sull’area produttiva nelle zone D5 e D8 a Spinetta. L’iter è partito in modo regolare, ma non si è ancora concluso in quanto manca il via libera urbanistico delle amministrazioni che hanno la competenza finale, per prima la Regione».
I progetti mai realizzati
Tra i molti ospiti del convegno anche Mauro Bressan, classe 1952, vicepresidente di Federmanager Alessandria, che ha raccontato dell’impegno sul fronte della logistica quando ha ricoperto, dal 2002 al 2006, le carica di assessore allo Sviluppo Economico del Comune Alessandria (quando l’amministrazione comunale ha iniziato a progettare il trasferimento dell’aeroporto che però non è avvenuto). Bressan nel 2003 è stato anche consigliere di amministrazione della società Slala srl (poi trasformata in Fondazione nel 2007) e dal 2006 al 2008 ha ricoperto la carica di presidente del Parco Logistico di Alessandria. «In questa funzione – si legge nel curriculum – evidenzio la realizzazione di un importante accordo con Nanjing Riverside Zone (35 milioni di metri quadrati di area industriale) a Nanchino per la promozione dei traffici merci tra la provincia di Alessandria e la provincia di Yantzu e l’insediamento di attività industriali – logistiche nelle rispettive aree».
Nessuno di questi progetti è mai andato in porto.