Ilaria Ferraro: sogni che intrecciano memoria e poesia. Spazio a cura di Elisa Rubini
Perdersi per ritrovarsi
Ci si smarrisce nei pensieri
fino a perderci,
come semi soffiati via
dal vento di primavera,
tra i labirinti della mente,
senza più confini,
in un mare di desideri
e ombre senza approdi certi.
Ogni passo più lontano,
ogni battito più vago,
si dissolve il presente,
si confonde il futuro,
e in quel vagare,
tra il silenzio e l’eco di sé,
ci si trova a naufragare,
senza sapere dove andare.
Ma forse, nel perdersi,
c’è un segreto nascosto,
un richiamo lieve
a quel che siamo davvero,
e solo smarrendoci,
senza cercare la via,
possiamo riscoprire chi
eravamo prima…
O ancor meglio inventare
chi saremo poi.
©️Ilaria Ferraro ~ #Sogniin_versi
Quando ho scritto questa poesia, ero in uno di quei momenti in cui i pensieri diventano troppo grandi e troppo fitti per essere semplicemente contenuti.
Mi sentivo come se la mia mente fosse un luogo pieno di corridoi, un labirinto di ricordi e di desideri che si intrecciavano senza un ordine preciso. È stato proprio quello smarrimento interiore, non drammatico, ma profondo, a spingermi a scrivere, come spesso mi accade.
L’immagine dei semi soffiati via dal vento di primavera è arrivata subito, da sola. Rispecchiava la mia sensazione di essere trasportata da qualcosa che non controllavo più, come se mi stessi lasciando andare a una corrente invisibile. In quel momento non cercavo una direzione: semplicemente osservavo il mio vagare, e scrivere è diventato il modo per dargli un contorno, per non farmi travolgere del tutto.
Pian piano ho sentito crescere dentro di me una sorta di malinconia calma, riconoscendo quella parte di me che spesso si perde nelle possibilità, nelle strade che non ho imboccato e in quelle che forse imboccherò. È un sentimento che conosco bene: l’oscillazione tra ciò che vorrei essere e ciò che temo di essere.
La parte più delicata da scrivere è stata quella in cui il tempo sembra confondersi: si dissolve il presente, si confonde il futuro. In quei versi infatti c’è la mia percezione dei giorni in cui tutto si mescola, ricordi, speranze, dubbi… e il domani sembra un luogo lontano, senza una forma precisa. Mi sono resa conto però che il mio smarrimento non era un nemico, ma una fase naturale, addirittura necessaria.
Ed è da lì che scaturisce poi la svolta finale, quando una “porta” si socchiude. Mi sono accorta che in quello smarrimento c’era anche uno spazio di movimento, di libertà. Vivere senza punti fermi, anche solo per un attimo, permette infatti di ascoltare davvero ciò che siamo senza pretese, senza ruoli, senza aspettative.
Il messaggio che vorrei trasmettere con questa poesia è proprio questo: perdersi non è una sconfitta, ma una possibilità. È un invito a non temere quei momenti in cui non sappiamo dove andare, cosa fare, come comportarci, come rapportarci con gli altri… perché proprio lì può nascere la parte più autentica di noi. Non sempre il senso si trova: a volte si crea. E spesso la versione più sincera di noi stessi emerge proprio nel momento in cui smettiamo di cercare freneticamente una direzione e permettiamo all’incertezza di farci da guida.
Alla fine, ho sentito un senso di riconciliazione: con il mio caos, con i miei dubbi, con le mie strade ancora da inventare.
Perché sì, possiamo riscoprire chi eravamo… ma possiamo anche scegliere di inventare chi saremo domani, ed è forse questa la forma più dolce di libertà che ognuno di noi ha la fortuna di possedere.