Dalla Misoginia al Rispetto: la Lotta contro il “Glass Ceiling” nelle Università. From Misogyny to Respect: The Fight Against the “Glass Ceiling” in Universities

Dalla Misoginia al Rispetto: la Lotta contro il “Glass Ceiling” nelle Università. From Misogyny to Respect: The Fight Against the “Glass Ceiling” in Universities

Foto dal web

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Those of you who follow me through the articles in Alessandria Today know that raising awareness about human rights and against discrimination and gender-based violence are themes very close to my heart.

We all know that the history of women’s emancipation is a long and complex journey, marked by achievements and battles against deeply rooted prejudices.

Today, I take you back in time to the Middle Ages, precisely to the year 1237. You may be wondering: “For what purpose?”

To discover Bettisia Gozzadini, the first female lecturer at the University of Bologna. An extraordinary exception in a world where access to education was reserved for a few, let alone the possibility of teaching. Bettisia was not only the first female professor in Italy, but the first in the world.

Yet her experience was marked by a paradox: she could teach law, but had to hide her face behind a veil, so as “not to distract the students.” Her professional competence was so extraordinary that it could not be ignored, but her female appearance had to be concealed.

This anecdote not only sheds light on the condition of women in the past, but also invites us to reflect on a path of emancipation that continues to evolve.

It all began with that veiled lectern in Bologna. From that first step, almost eight centuries ago, a journey of emancipation was born that continues today, every time a woman (thankfully) takes her place in a university classroom.

We must never forget that the path of women in the history of science has been long and tortuous, and that past choices have influenced present ones. For centuries, the only women who could access education were those confined to convents, where they were taught painting, writing, and poetry, but rarely scientific disciplines—unless they were sisters, wives, or daughters of scientists.

Reflecting on the fact that universities have existed since 1088, in Italy it was only in the 1800s that women gained the right to enroll. Laura Bassi (in 1732) was the first woman, again in Bologna, to obtain a university chair. In other countries, the same right would not be granted until the 1900s.

Even later, despite women’s mastery of scientific disciplines, their entry into the male scientific community was hindered by misogynistic and sexist mentalities that considered women (I struggle even to write this) as inferior beings.

I recall a phrase contained in the 1943 U.S. guide for managers:
“A woman is a substitute, just as plastic can substitute for metal.”

Do you understand? A substitute—that is how women were considered. And not in the Middle Ages or in some remote land, but in “civilized” America just eighty years ago.

This unfortunate definition dates back to World War II, when, due to men being called to the front, the U.S. found itself short of manpower for scientific research. That circumstance marked a turning point for women’s entry into the scientific community. An intense campaign began to recruit women into technical disciplines such as science and mathematics, until then almost exclusively the domain of men.

Today, despite the obstacles encountered, women have conquered many of the rights once denied. In universities, 40% of students are female and study scientific subjects. Even in research, the results seem encouraging, but female students who pursue a research career represent less than 30%.

Unfortunately, the “glass ceiling” still exists—that invisible barrier, a sort of “ceiling of glass,” too often impenetrable for women.

The gender gap is a social, political, and above all cultural problem, which must be constantly addressed by institutions, schools, media, and families—the first training ground of life that shapes the child who will become the adult of tomorrow’s society. From the earliest age, children must be educated to respect women, to accept rejection and failure as opportunities for personal growth. Girls must be encouraged to gain self-awareness, to be free to choose, and to be able to say no.

It is essential to uproot the cultural legacies of a misogynistic and patriarchal mentality that allows certain men ambiguous and contradictory behaviors, which seemingly celebrate women but in reality still consider them inferior, treating them as property, “their belongings,” to be disposed of at will—even without consent. A delirium of omnipotence in which the male arrogates the right to violate, humiliate, and take the life of a woman, as tragically witnessed by the continuous femicides that occur daily in Italy.

Only by changing demeaning beliefs and behaviors towards women, guaranteeing them respect, rights, and safety, can we stop this cultural and social decline that is erasing centuries of progress and emancipation in human history.



Chi di voi mi segue attraverso gli articoli di Alessandria Today, sa che la sensibilizzazione sui diritti umani e contro la discriminazione e la violenza di genere sono tematiche molto vicine al mio cuore.

Tutti noi sappiamo che la storia dell’emancipazione femminile è un viaggio lungo e complesso, costellato di conquiste e battaglie contro pregiudizi profondamente radicati.

Oggi, vi riporto indietro temporalmente al Medievo, esattamente al 1237 . Forse vi state chiedendo:

“A fare cosa?”

A conoscere Bettisia Gozzadini, la prima donna docente all’Università di Bologna. Un’eccezione straordinaria in un mondo dove l’accesso all’istruzione era riservato a pochi, figuriamoci alla possibilità di insegnare. Bettisia non era solo la prima professoressa in Italia, ma la prima al mondo.

Eppure, la sua esperienza era segnata da un paradosso: poteva insegnare legge, ma doveva nascondere il proprio volto dietro un velo, per “non distrarre gli allievi”.  Insomma, la sua competenza professionale era così straordinaria da non poter essere ignorata, tuttavia il suo aspetto femminile andava nascosto.

Questo aneddoto non solo “illumina” la condizione femminile nel passato, ma ci invita a riflettere su un cammino di emancipazione che continua a evolversi.

Tutto è iniziato con quella cattedra velata a Bologna. Da quel primo passo, quasi otto secoli fa, è nato un percorso di emancipazione che continua ancora oggi, ogni volta che una donna (grazie al cielo) prende il suo posto in un’aula universitaria.

Non dovremmo mai dimenticare che il percorso della donna nella storia della scienza è stato lungo e tortuoso e che le scelte passate hanno influenzato quelle attuali. Pensate che, per secoli, le sole donne che potevano accedere a un’istruzione erano quelle segregate in convento, dove venivano edotte su pittura, scrittura e poesia, ma difficilmente potevano studiare discipline scientifiche, a meno che non fossero sorelle, mogli o figlie di scienziati.

Riflettendo sul fatto che le università esistono dal 1088, in Italia è solo nel 1800 che le donne acquisiscono il diritto di iscriversi all’università. Laura Bassi (nel 1732) è stata la prima donna, (e sempre a Bologna), a ottenere una cattedra universitaria. In altri Paesi, per acquisire lo stesso diritto, bisognerà attendere il 1900.

Anche in seguito, nonostante la padronanza delle donne in discipline scientifiche, il loro ingresso nella comunità scientifica maschile è stato ostacolato dalla mentalità misogina e maschilista che considerava la donna come un (fatico perfino a scriverlo) essere inferiore.

Riporto la frase che nel 1943, era contenuta nella guida statunitense per manager:

“La donna è un sostituto, come la plastica può sostituire il metallo“.

Capite?

Un sostituto, così eravamo considerate noi donne e,  non nel Medioevo o in qualche landa desolata al sud del mondo, ma nella “civilissima” America di ottanta anni fa.

Questa “infelice”definizione risale ai tempi della Seconda Guerra Mondiale, quando, a causa della chiamata degli uomini al fronte, gli USA si trovarono a corto di manodopera per la ricerca scientifica. La suddetta circostanza segnò uno spartiacque per l’ingresso delle donne nella comunità scientifica. Iniziò così un’intensa campagna per il reclutamento di donne in discipline tecniche come scienza e matematica, fino ad allora appannaggio quasi esclusivo degli uomini.

Attualmente, nonostante gli ostacoli incontrati, le donne hanno conquistato molti dei diritti allora negati e nelle università il 40% degli iscritti è di sesso femminile e frequenta materie scientifiche. Anche nella ricerca i risultati sembrano confortanti, ma, le studentesse che accedono alla carriera di ricercatrice, rappresentano una percentuale inferiore al 30%.

Esiste ancora, purtroppo, il “glass ceiling”, quella barriera invisibile, una sorta di “soffitto di vetro”, tuttora troppo spesso impenetrabile per le donne.

Il divario di genere è un problema sociale, politico, ma soprattutto culturale, che va affrontato in modo costante dalle istituzioni, dalla scuola, dai media e dalle famiglie, la prima palestra di vita che tempra il bambino che diventerà l’adulto della società di domani. È necessario che fin da piccolissimo il bambino venga educato al rispetto verso il genere femminile, ad accettare il rifiuto e il fallimento come opportunità di crescita personale. Le bambine devono essere incoraggiate ad acquisire consapevolezza di sé, ad essere libere di scegliere e di poter dire no.

È indispensabile sradicare i retaggi culturali di una mentalità misogina e patriarcale che consente a certi uomini comportamenti ambigui e contraddittori, che apparentemente celebrano la donna ma in realtà la considerano, tuttora, un essere inferiore a loro, tanto da trattarla come una proprietà, “roba loro”, alla stregua di poterne disporre a loro piacimento, anche senza il suo consenso. Un delirio di onnipotenza nel quale il maschio si arroga il diritto di violarla, umiliarla, toglierle la vita, come purtroppo testimoniano i continui femminicidi che avvengono quotidianamente in Italia.

Solo cambiando le convinzioni svalutanti e il comportamento verso le donne, garantendo loro rispetto, diritti e sicurezza, si potrà arrestare questa deriva culturale e sociale che sta cancellando secoli di cammino e di emancipazione nella storia dell’umanità.

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Ada Rizzo, 06 Aprile 2025, Malindi (Kenya)

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Biografia Wikitia: https://wikitia.com/wiki/Ada_Rizzo

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Ada Rizzo

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