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C’è un attimo, subito dopo il lampo, in cui il mondo trattiene il respiro. È lì che Pascoli colloca “Il tuono”: nello spazio sospeso tra paura e ascolto, tra natura e interiorità.
Pier Carlo Lava

La poesia Il tuono di Giovanni Pascoli, appartenente alla raccolta Myricae, è uno dei testi più brevi e folgoranti della lirica pascoliana. In pochi versi, il poeta riesce a trasformare un fenomeno naturale in esperienza emotiva totale, dove il fragore del cielo diventa eco di un turbamento interiore.

Testo integrale della poesia

Il tuono

E nella notte nera come il nulla,
a un tratto, col fragor d’un tuono cupo,
rimbombò, rimbombò, rimbombò lontano,
come un rotolar di sassi in un burrone.

Poi tacque. E subito riprese il cielo
a tremar come un cuor che s’abbandona,
e parve un pianto che si perde a poco
a poco, e muore, e tace, e più non sente.

Analisi e commento critico

In Il tuono, Pascoli mette in scena la potenza improvvisa e destabilizzante della natura, ma lo fa senza descrizione realistica. Il temporale non è osservato: è vissuto. Il celebre verso “rimbombò, rimbombò, rimbombò lontano” restituisce con straordinaria efficacia sonora il propagarsi del tuono nello spazio e nella coscienza.

Il poeta utilizza onomatopee e ripetizioni per trasformare il suono in movimento, il rumore in emozione. Il tuono non spaventa soltanto: scuote, attraversa, risveglia. E quando il fragore si spegne, subentra un silenzio carico di significato, paragonato a un pianto che lentamente si dissolve.

Qui emerge con forza la poetica del fanciullino: il mondo naturale è percepito come misterioso, animato, partecipe del dolore umano. Il cielo che “tremò come un cuor che s’abbandona” è uno dei passaggi più intensi della lirica: la natura non è esterna all’uomo, ma riflesso delle sue fragilità.

Come in Il lampo e Temporale, Pascoli riduce la poesia a una sorta di istantanea emotiva, anticipando sensibilità novecentesche. In questa essenzialità, si può cogliere un’affinità con certo simbolismo europeo e, per intensità lirica, con alcune pagine di Georg Trakl o con l’ascolto interiore di Rainer Maria Rilke, pur nella diversità di linguaggio.

Significato profondo

Il tuono diventa metafora di un trauma, di un ricordo improvviso, di un dolore che esplode e poi si ritrae. La poesia non offre spiegazioni, non consola: osserva, ascolta, registra. È proprio in questa sospensione che risiede la sua forza.

Pascoli non racconta la tempesta: la fa risuonare dentro il lettore.

L’autore

Giovanni Pascoli, figura centrale della poesia italiana tra Otto e Novecento, ha saputo trasformare il linguaggio poetico rendendolo più intimo, franto, musicale. Con Myricae inaugura una nuova sensibilità lirica, fatta di piccoli eventi, percezioni minime e profondi sommovimenti interiori.

Conclusione

Il tuono è una poesia breve, ma densissima. In pochi versi, Pascoli riesce a concentrare paura, stupore, ascolto e silenzio, restituendo al lettore un’esperienza quasi fisica. È una lirica che dimostra come, a volte, basti un suono per dire tutto.

Geo
Giovanni Pascoli nacque a San Mauro di Romagna e visse a lungo tra la Toscana e l’Emilia. La sua poesia, oggi patrimonio universale, continua a essere letta e reinterpretata anche ad Alessandria, dove Alessandria today promuove la riscoperta dei grandi classici come strumenti vivi di riflessione contemporanea.

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Un commento su ““Il tuono” di Giovanni Pascoli. Quando il fragore del cielo diventa voce dell’anima. Recensione di Alessandria today

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