Destino, caso e volontà. Io e il patto col diavolo, di Mauro Montanari

Murale di una mano rosa che tiene un oggetto, su una porta di legno, con un'abbondante grafica colorata di sfondo.

Mi capita di leggere, trovato su una bancarella alla stazione di Aquisgrana, un romanzo erotico di Isabelle Sand, in cui la protagonista, Marina, alla domanda se crede nel destino, risponde con le seguenti parole: “Io credo soltanto nel caso e nella volontà”. Parole interessanti!

Diciamo subito che la stragrande parte dell’umanità, a differenza di Marina, crede, non nel caso, bensì nel Destino, intendendo con ciò una sorta di strada preordinata che noi percorriamo inconsapevolmente. Chi crede nel Destino, pensa che il futuro sia già scritto, esattamente come il passato. Questo ci toglie dalla responsabilità e dai sensi di colpa per ciò che siamo e per ciò che facciamo, e ci alleggerisce la vita. È il destino! diciamo, allargando le braccia, e andiamo avanti per la nostra strada. Le nostre scelte, secondo questa visione del mondo, sono soltanto apparenti. Ci sembra di scegliere, in realtà chi sceglie in nostra vece è, appunto, il Destino, nel cui libro segreto stanno tutte le cose. Là dentro ci possono leggere però soltanto alcuni veggenti; per il resto dell’umanità, il Libro del Destino rimane chiuso. Per i greci, il Destino era nelle mani della Dea bendata Thiche (latino: Fortuna), che distribuiva gioie e guai a casaccio, senza un principio, a chi capita capita. Shakespeare era sulla stessa linea. Per lui, la vita è una catena di ombre; un povero attore che si dimena per un’ora sulla scena e di cui, dopo, non si sa più nulla; è un canovaccio scritto da un idiota, tutto strepiti e furore, significato: nessuno! (Mcbeth, V, 5). Da noi, popoli del Libro, o almeno nella nostra storia bimillenaria, il Destino è nelle mani di Dio.

Lutero ne è convinto. Liberum arbitrium esse merum mendacium, il libero arbitrio è pura menzogna, scrive nel 1525 nel suo De servo arbitrio. L’uomo, dice Lutero, è tendente al male, e solo Dio può salvarlo e, se non lo fa, non puoi farci niente. Puoi arrabbattarti come vuoi, buone azioni quante ne vuoi, ma se Dio decide che sei fottuto, sei fottuto. E solo lui sa il perché. Si vede bene come l’ombra cupa di Lutero arrivi fino a Spinoza, e da lui fino a noi. Erasmo, nello stesso anno, qualche mese prima, aveva espresso l’opinione contraria. Nel suo De libero arbitrio diceva che, sì, il Destino è nelle mani di Dio, ma l’uomo può salvarsi lo stesso attraverso il battesimo, le buone azioni e la Grazia. Però, anche lì, l’argomentazione zoppica un po’, perché se Dio sa già dall’inizio chi riceverà il battesimo, chi compirà buone azioni e chi avrà la Grazia, siamo punto e accapo, perché anche battesimo, buone azioni e Grazia fano parte del Destino. E se Dio non lo sa, vuol dire che conosce soltanto il passato, come tutti noi, e allora che Dio è?

L’enigma sarà risolto soltanto con l’illuminismo, che cancellerà dapprima il senso del Destino; quindi farà a meno di Dio e creerà al suo posto religioni-feticcio senza trascendenza, ad usum populi, direi. E qui siamo già in piena attualità. L’uomo, insomma, diventa via via Homo faber, costruttore del proprio futuro, perché, come Marina stessa diceva, egli crede soltanto nel caso e nella volontà. Ma questo è un altro discorso e qui vorrei rimanere ancora un attimo ai primi conati dell’epoca moderna, ripensata dalla penna di Goethe nel suo Faust; rimaniamo, cioè, nel medioevo germanico per cogliere un qualche particolare sfuggito ai più. Siamo dunque nell’antro scuro del Doktor Faust, popolato di ombre inquietanti (schwankenden Gestalten). Il Can Barbone Mefistofele è accucciato all’angolo, accanto al fuoco, pronto a manifestarsi ed a proporgli il Patto infame: l’anima in cambio del potere. Faust, in quel momento, sta traducendo dal greco il passo 1, 1 del Vangelo di Giovanni: all’inizio era il Logos. Faust rifiuta però di riportare “Verbo” per Logos. Traduco alla buona, tanto per capirci, il maestoso incedere dei versi faustiani dal 1225 al 1237: “Sta scritto dunque: In principio era il Verbo! Davvero? Ma no, non si può dare tanto valore a quella parola! Chi può aiutarmi? Devo tradurlo altrimenti! Che lo Spirito mi sostenga! Ecco, ci sono! All’inizio era il Significato! Ma, insomma, è bene considerare con più attenzione la prima riga, e che la penna non abbia fretta! È davvero il Significato che fa procedere il tutto? È il Significato che crea? Piuttosto: all’inizio era la Forza. No, ancora no! Mentre scrivo, sento che non va bene e che devo cercare avanti. Infine, lo Spirito mi aiuta all’improvviso, mi consolo e scrivo: all’inizio era l’Azione! (Im Anfang war die That!).”

Ci siamo! Dal medioevo faustiano, fatto di nebbia, streghe e birrerie, emerge l’Azione! È attraverso l’azione che l’uomo costruisce il proprio destino, non attraverso la fede. Il patto con il diavolo comincia da lì.

mauromontanari99

Mi sono laureato all'Alma Mater di Bologna con il massimo dei voti e una tesi in Psicanalisi sui Sogni ad occhi aperti. Ho proseguito i miei studi in Psicologia all'università di Bochum, in Germania, con una tesi finale sulle nevrosi familiari. Mi sono specializzato ulteriormente alla Klett Akademie di Amburgo si temi della ipnosi e della NLP. Ho una lunga esperienza di autore e terapeuta, Nel 2009 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha voluto conferirmi il titolo di Grande Ufficiale della Repubblica

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