Gennaio al Teatro Fraschini: il tema delle donne. Una proposta di lettura critica
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Ada Rizzo
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Il tema di gennaio al Teatro Fraschini. Un momento per fermarsi e riflettere
CORPI DI DONNA, DESTINI DI POTERE
Autodeterminazione, controllo, violenza simbolica e resistenza
Un attraversamento critico tra Opera e Prosa
A gennaio, il Teatro Fraschini di Pavia propone al pubblico e alla critica un percorso di visione e
riflessione trasversale che attraversa linguaggi, generi e secoli diversi, ma converge su una
domanda radicale e ancora irrisolta:
Chi decide sul corpo della donna?
La donna stessa, la legge, la società, la guerra, l’amore, il desiderio maschile, la morale, la
religione?
Un approccio critico prima che artistico. Il corpo femminile come luogo del conflitto. Il corpo della
donna non è mai neutro. Nella storia, nella legge, nella guerra, nell’arte, il corpo femminile è stato,
e continua a essere, uno spazio di proiezione del potere: normato, desiderato, punito,
amministrato, salvato o sacrificato.
Tre spettacoli a gennaio, Carmen, L’Empireo, Letizia va alla guerra, appartenenti a rassegne
diverse, che si parlano a distanza e compongono un trittico ideale sul tema
dell’autodeterminazione femminile, mettendo in scena donne osservate, giudicate, possedute,
sacrificate o costrette, ma anche donne che resistono, pensano, scelgono, pagano.
Questo percorso trasversale che il Teatro Fraschini di Pavia mette in scena non nasce come
dichiarazione ideologica, ma come necessità artistica e culturale: far emergere, attraverso
linguaggi diversi, una continuità inquietante nel modo in cui la società guarda al corpo della donna.
Non si tratta di “spettacoli al femminile”, ma di opere che interrogano il potere: chi lo esercita, su
chi, e con quali conseguenze.
Carmen. La libertà femminile come minaccia all’ordine.
In Carmen, Bizet rompe definitivamente con l’eroina romantica passiva e costruisce una figura che,
per la sua epoca e ancora oggi, è radicalmente scandalosa: una donna che non chiede permesso,
non promette eternità, non accetta appartenenze. Carmen non è vittima finché resta fedele a sé
stessa. Diventa vittima nel momento in cui la sua libertà non è più tollerabile.
Come sottolinea il Direttore Sergio Alapont, l’opera anticipa il verismo proprio perché rinuncia a
qualsiasi idealizzazione: la violenza finale non è trasfigurata, ma mostrata come esito logico di una
cultura del possesso.
Grazie poi alla lettura registica di Stefano Vizioli, la scena si spoglia di ogni folclore per restituire
Carmen come figura perturbante, capace di smascherare le fragilità maschili. Don José non uccide
per amore, ma per incapacità di accettare l’autonomia dell’altro.
Il femminicidio, qui, non è incidente passionale, ma atto di ristabilimento dell’ordine: se la donna
non si sottomette, va eliminata.
L’Empireo. Quando la legge prende possesso del corpo.
Se Carmen mette in scena la violenza privata, L’Empireo mostra la violenza pubblica, giuridica,
istituzionale. Il corpo femminile diventa oggetto di perizia, di valutazione, di dibattito: non
appartiene alla donna che lo abita, ma al sistema che lo giudica. La giuria di dodici donne è un
dispositivo drammaturgico potentissimo: apparentemente emancipatorio, in realtà
profondamente ambiguo. Sono donne chiamate a decidere sul corpo di un’altra donna, all’interno
di una legge scritta dagli uomini
Lucy Kirkwood non offre consolazioni: la solidarietà femminile non è automatica, la giustizia non è
neutra, la scienza è fragile, la religione impotente. Il celebre paradosso del testo – conosciamo
meglio il moto delle comete che il corpo di una donna – diventa metafora di una ignoranza
strutturale che attraversa i secoli. La regia di Serena Sinigaglia accentua la dimensione corale e
militante: il corpo non è mai solo biologico, ma campo di battaglia politico, dove si giocano vita,
morte, colpa, verità.
Letizia va alla guerra. La violenza silenziosa della necessità.
In Letizia va alla guerra la questione del corpo femminile si sposta su un piano ancora diverso:
quello della necessità storica. Qui non c’è una legge esplicita che decide, né un uomo che uccide.
C’è la guerra, la povertà, l’abbandono, la sopravvivenza. Le tre Letizie non scelgono: si adattano,
resistono, si trasformano. Il loro corpo diventa sposa in cammino, prostituta in tempo di guerra,
suora in età matura. Ruoli che non nascono da vocazione, ma da mancanza di alternative.
Agnese Fallongo costruisce un teatro della memoria che restituisce dignità alle donne “inermi”, a
quelle che la Storia non celebra. Il corpo femminile, qui, è archivio vivente: porta i segni del tempo,
delle rinunce, dell’amore taciuto, ma anche di una resistenza quotidiana, ironica, ostinata. Non c’è
retorica vittimistica: c’è la constatazione amara che, spesso, il libero arbitrio è un privilegio che alle
donne è stato storicamente negato.
Il trittico è in realtà una costellazione di senso. Tre linguaggi, un’unica traiettoria: Carmen muore
perché rifiuta di appartenere; la giovane de L’Empireo rischia la morte perché il suo corpo è
“materia di giudizio”; Letizia vive perché accetta di piegarsi, senza spezzarsi.
Tre esiti diversi di una stessa struttura di potere.
Il Teatro Fraschini, mettendo in dialogo Opera e Prosa, prova ad “unire i puntini” di una possibile
“linea critica” che attraversa i secoli e parla direttamente al presente, interrogando lo spettatore
non solo su ciò che vede in scena, ma su ciò che continua ad accadere fuori dal teatro.
Attraverso questo approccio, il Teatro Fraschini vuole esprimere una presa di responsabilità
culturale: il teatro come luogo in cui le domande scomode possono essere poste senza
semplificazioni.
In un tempo che tende alla polarizzazione e alla superficialità, il Teatro Fraschini sceglie la
complessità, affidandola alla forza delle opere e alla loro capacità di mettere in crisi lo sguardo.
Perché il corpo della donna, oggi come ieri, resta uno dei luoghi in cui il potere si rivela con
maggiore evidenza.
15 e 17 gennaio: Carmen
Opéra comique in quattro atti
Musica di Georges Bizet
Libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, da una novella di Prosper Mérimée
Prima rappresentazione: Parigi, Opéra-Comique, 3 marzo 1875
Personaggi ed Interpreti
Carmen – Emanuela Pascu (I), Emilia Rukavina (II)
Don José – Roberto Aronica (I), Joseph Dahdah (II)
Micaëla – Rocío Faus (I), Alessia Merepeza (II)
Escamillo – Pablo Ruiz
Mercédès – Aoxue Zhu
Frasquita – Soraya Méncid
Moralès – Gianluca Failla
Zuniga – Nicola Ciancio
Dancairo – William Allione
Remendado – Enrico Iviglia
Direttore – Sergio Alapont
Regia – Stefano Vizioli
Coreografia e assistente regia – Pierluigi Vanelli
Scene – Emanuele Sinisi
Costumi – Annamaria Heinreich
Luci – Vincenzo Raponi
Progetto di videomapping e visual art – Imaginarium Studio
Maestro del coro – Diego Maccagnola
Coro – OperaLombardia
Maestro del coro di voci bianche – Mario Mora
Coro di voci bianche – I Piccoli Musici di Casazza
Orchestra – I Pomeriggi Musicali
23-24-25 gennaio: L’Empireo
The Welkin di Lucy Kirkwood
Regia – Serena Sinigaglia
Traduzione – Monica Capuani e Francesco Bianchi
Dramaturg – Monica Capuani
Con (in ordine alfabetico) – Giulia Agosta, Alvise Camozzi, Matilde Facheris, Viola Marietti,
Francesca Muscatello, Marika Pensa, Valeria Perdonò, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna
Scommegna, Chiara Stoppa, Anahì Traversi, Arianna Verzeletti, Virginia Zini, Sandra Zoccolan
Regia – Serena Sinigaglia
Scene – Maria Spazzi
Costumi – Martina Ciccarelli
Disegno luci – Christian LaFace
Sound design – Sandra Zoccolan
Assistente alla regia – Michele Iuculano
Consulenza canora – Francesca Della Monica
Consulenza movimento – Riccardo Micheletti
Produzione – Teatro Carcano, Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile di Bolzano, LAC – Lugano
Arte Cultura, Teatro Bellini di Napoli
BPER sostiene il teatro al femminile
29 gennaio: Letizia va alla guerra. La suora, la sposa e la puttana
Di – Agnese Fallongo
Con – Agnese Fallongo e Tiziano Caputo
Accompagnamento musicale dal vivo – Tiziano Caputo
Coordinamento creativo – Raffaele Latagliata
Ideazione e regia – Adriano Evangelisti
Produzione – Teatro de Gli Incamminati
In collaborazione con – Ars Creazione e Spettacolo
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In scena il 15 ed il 17 gennaio, la chiusura della Stagione d’Opera del Teatro Fraschini
CARMEN DI GEORGES BIZET
UN’OPERA NECESSARIA PERCHÉ ATTUALE: LIBERTÀ, DESTINO E PREVARICAZIONE
DEL FEMMINILE PARLANO ALLA NOSTRA SENSIBILITÀ CONTEMPORANEA
#iltuopostodibenessere
Pavia, 9 gennaio 2026 – Con Carmen, capolavoro assoluto del teatro musicale, il Teatro Fraschini conclude
giovedì 15 e sabato 17 gennaio ore 20 la Stagione d’Opera con un titolo di straordinaria forza artistica e civile.
Opera simbolo della modernità musicale e drammaturgica, Carmen continua, a centocinquant’anni dalla sua
prima rappresentazione, a interrogare il presente, mettendo al centro temi universali e ancora
dolorosamente attuali: la libertà individuale, il desiderio, il possesso, la violenza di genere. Composta tra il
1873 e il 1874 e rappresentata per la prima volta all’Opéra-Comique di Parigi il 3 marzo 1875, Carmen suscitò
scandalo per la crudezza del racconto e per la figura di una protagonista anticonformista e “immorale”
secondo i canoni dell’epoca. Bizet propose un dramma senza redenzione, in cui la morte irrompe in scena
senza consolazione. Accusato da alcuni critici di “volgarità”, il compositore non poté assistere al successo
internazionale che, poco dopo, avrebbe consacrato Carmen come uno dei titoli più amati e rappresentati del
repertorio operistico. L’opera rivoluziona il teatro musicale per la sua potenza drammatica e per la modernità
dei personaggi: Carmen è una donna libera e indipendente, che rifiuta di piegarsi alle convenzioni sociali e a
una visione patriarcale del mondo. La sua vicenda, segnata da una passione travolgente e distruttiva con Don
José, diventa una rappresentazione lucida e spietata delle dinamiche di possesso e della violenza che ne può
derivare. Un racconto senza tempo, capace di parlare con impressionante chiarezza alla sensibilità
contemporanea. Carmen è la riscoperta dell’umanità nuda, senza ombra di sovrastrutture culturali o teatrali.
Nietzsche vi ravvisava “l’amore in quanto esso v’ha di implacabile, di fatale, di cinico, di candido, di crudele”.
“Con Carmen” – commenta Francesco Nardelli, Direttore Generale del Teatro Fraschini – “scegliamo di
chiudere la Stagione d’Opera con un titolo che non è solo un capolavoro musicale, ma un’opera
profondamente necessaria. Bizet ci consegna una tragedia che parla di libertà assoluta, di desiderio e
prevaricazione dei confini del femminile, senza filtri né idealizzazioni, e che interroga ancora oggi la nostra
coscienza collettiva. La Carmen che presentiamo al Fraschini non è un’icona folkloristica, ma una figura
radicalmente contemporanea, capace di mettere in crisi ogni equilibrio e di svelare le fragilità di una società
che fatica ad accettare l’autonomia dell’altro. È in questa tensione, tra bellezza musicale e crudezza del
racconto, che risiede la forza di un’opera che continua a parlarci con straordinaria lucidità. Concludere la
stagione con Carmen significa ribadire la nostra idea di teatro d’opera: un luogo in cui la tradizione dialoga
con il presente, e in cui l’arte non offre risposte rassicuranti, ma pone domande urgenti, necessarie,
inevitabili”.