Recensione del libro “Neuroscienze dello yoga” evidenze della pratica di Luca Chittaro Mimesis ed.
Lo yoga… se ne sente parlare spesso, consigliato per i numerosi benefici psico fisici. Ma da da cosa possono dipendere, scientificamente, tali benefici?
Il testo “Neuroscienze dello Yoga” di Luca Chittaro ci permette di avere un’idea più scientifica dell’argomento, perché cerca di colmare il divario tra l’antica disciplina orientale e il rigore della ricerca scientifica moderna.
Chittaro, professore ordinario di Interazione persona-macchina presso l’Università degli Studi di Udine, dove nel 1998 fondò lo Human-Computer Interaction Lab, che studia gli effetti degli strumenti digitali sulle persone (link: https://www.mimesisedizioni.it/catalogo/autore/10902/luca-chittaro), adotta in questo libro un approccio analitico e divulgativo per spiegare cosa accade letteralmente nel nostro cervello quando pratichiamo asana, pranayama e meditazione.

L’Integrazione tra Mente e Corpo, per sviluppare questo concetto, Chittaro parte dal presupposto che lo yoga non sia solo “esercizio fisico”, ma un sofisticato sistema di biofeedback: il libro esplora come le posizioni agiscano sul sistema nervoso autonomo, bilanciando la risposta di “attacco o fuga” (sistema simpatico) con quella di “riposo e digestione” (sistema parasimpatico). Il grande protagonista di questo concetto è il Nervo Vago:
Grande enfasi viene posta sul ruolo del nervo vago come “autostrada” di comunicazione tra corpo e cervello, spiegando come la stimolazione vaga attraverso la respirazione yogica riduca l’infiammazione e lo stress.
Uno dei temi centrali è la neuroplasticità, il testo illustra come la pratica costante possa portare a cambiamenti fisici nel cervello come l’aumento della materia grigia in aree come l’ippocampo (memoria e apprendimento), diminuzione del volume dell’amigdala, il centro della paura e della reattività emotiva, rafforzamento della corteccia prefrontale, responsabile delle funzioni esecutive e dell’autocontrollo.
Chittaro poi, analizza il pranayama in termini chimici e neurologici. Spiega come la variazione dei livelli di anidride carbonica nel sangue e il ritmo del respiro influenzino le oscillazioni neurali, permettendo alla mente di passare da stati di agitazione a stati di profonda calma e focus.
Per ultimo il libro dedica ampio spazio alla meditazione, descrivendo i diversi “network” cerebrali coinvolti:
• Default Mode Network (DMN): La rete neurale associata al vagabondaggio mentale e all’autocritica, che lo yoga aiuta a “disattivare”.
• Central Executive Network: La rete dell’attenzione focalizzata, che viene potenziata

L’opera di Chittaro è preziosa, perchè demitizza la pratica senza sminuirla e, anzi, adotta un linguaggio puramente scientifico fornisce una forma empirica e riferimenti a studi clinici (ad esempio quelli condotti tramite risonanza magnetica funzionale).
Chittaro introduce il concetto di biomarcatori, in breve non si limita a dire che lo yoga “fa bene” ma elenca cosa la scienza può individuare: la riduzione del cortisolo, l’aumento della proteina BDNF (Fattore Neurotrofico) che favorisce la sopravvivenza dei neuroni e la neuroplasticità, fino ad innescare veri e propri cambiamenti strutturali nei praticanti esperti che sviluppano una corteccia cerebrale più spessa in aree legate all’attenzione e una minore reattività dell’amigdala.

L’amigdala
L’amigdala, è una piccola struttura a forma di mandorla situata nel profondo del lobo temporale e ne abbiamo due, una per emisfero. L’amigdala entra in gioco nel dare l’allarme…in quanto è un centro “emotivo” del cervello. Forse ci sopraggiungerà alla memoria a questo punto, quel concetto, che magari abbiamo già sentito dire di ” attacco e fuga”. Ebbene si, il compito principale dell’amigdala è proprio quello di innescare questo meccanismo, e se attivato in maniera “immaginata” e non reale ( cosa che purtroppo accade…) e non filtrato dalla nostra parte razionale, ecco sopraggiungere lo stress, il cortisolo, l’ansia…addirittura il panico.
Il problema dell’uomo moderno che vede minacce ovunque (o forse in termini scientifici sarebbe opportuno dire che la nostra amigdala …”crede di vedere”).
Il ruolo dello yoga in quanto pratica unisce la mente, il pranayama, la meditazione, le asana e ogni parte della disciplina (rispettando il lignaggio tradizionale oppure nella sua manifestazione più “moderna) ed agisce sull’amigdala; lo fa attraverso due meccanismi, descritti nel testo di Luca Chittaro: riduzione del suo volume e conseguente reattività, e rafforzamento del “freno” cioè dell’interazione tra la corteccia prefrontale che è la nostra parte più “logica” e saggia, e l’amigdala stessa (permettendole di vedere reali pericoli e non immaginari, …).
L’affascinante esposizione di Chittaro riesce a dare risposte, anche a coloro che faticano a realizzare un linguaggio più spiritualmente intriso di terminologia induista associato allo yoga.

Il telecomando del meccanismo sopra descritto, si può affermare che sia il Pranayama, il controllo del respiro. O meglio la respirazione consapevole. Praticando yoga si invia il segnale al cervello, un segnale biochimico, che stimola il nervo vago il quale comunica direttamente con l’amigdala che il corpo è al sicuro. L’autore sottolinea come questo “spegnimento” dell’amigdala sia fondamentale anche nella gestione del dolore.
“Neuroscienze dello yoga” è un testo che risulta quindi utile sia a chi, incuriosito dalla disciplina, è desideroso di approfondirlo con aspetti puramente scientifici, avvalorandone l’evidenza tratta da studi di rilievo, dal praticante che ne gode dei benefici in termini psicofisici, e dallo scienziato curioso di esplorare i benefici clinici della disciplina.
Per informazioni sul testo rimando a questo link: https://www.mimesisedizioni.it/libro/9791222314600
Elisabetta Amistà