Intervista a Jahongir Nomozov da Elisa Mascia che cura anche la pubblicazione
Foto con Elisa Mascia-Italia e Jahongir Nomozov – Uzbekistan
Intervista condotta da: Elisa Mascia a Jahongir Nomozov
“IL TEMPO STESSO È L’EDITOR PIÙ GIUSTO”
L’ospite di oggi è l’illustre giovane poeta, giornalista e traduttore uzbeko Jakhongir Nomozov —membro dell’Unione dei giornalisti dell’Azerbaigian’ e dell’Unione mondiale dei giovani poeti, corrispondente dall’Uzbekistan per il quotidiano azero “Butov Azerbaigian”, vincitore di numerosi premi letterari internazionali e devoto promotore della letteratura e del dialogo culturale.
E. M.: Stimato Jakhongir, ci racconta dell’inizio della sua passione per le arti letterarie e da dove hanno avuto origine le sue prime ispirazioni?
J. N.: Credo che ogni essere umano abbia un’inclinazione innata e un bisogno interiore per la letteratura e l’arte. Per alcuni questo bisogno si risveglia presto; per altri emerge attraverso alcune prove della vita. Per me l’amore per la letteratura è stato forte fin dall’infanzia. Natura, bontà, amore — queste sono le mie principali fonti di ispirazione. Fiumi, a volte calmi, a volte impetuosi; il cielo infinito — tutto questo si è trasformato in poesia nella mia anima. I ricordi innocenti dell’infanzia, gli alti e bassi della vita, le gioie e i dolori — mi hanno plasmato non solo come poeta ma anche come essere umano. Per me la poesia non è una professione scelta, ma una necessità interiore, un bisogno spirituale.
E. M.: La letteratura sta diventando un sistema chiuso in cui la “voce originale” conta meno delle giuste connessioni?
J. N: Una domanda molto dolorosa ma importante… Purtroppo la storia dimostra che i veri talenti non sempre vengono apprezzati ai loro tempi. Molti grandi creatori furono ignorati durante la loro vita e il loro valore fu riconosciuto solo dopo la morte. Questa amara verità rimane attuale ancora oggi. Nei circoli letterari contemporanei, a volte la potenza interiore, la profondità artistica o il peso spirituale di un’opera sono oscurati dal cognome, dallo status o dai legami dell’autore. Ciò rende il percorso più difficile per i creatori di talento senza un supporto influente, rallentando la loro voce. Eppure credo ancora nella giustizia delle parole. Le parole vere resistono alla prova del tempo. Un’opera oggi non riconosciuta troverà il suo lettore domani.
La letteratura è una maratona, non uno sprint. La cosa più importante per un poeta o uno scrittore è la coscienza e la sincerità. Le connessioni possono dare un vantaggio temporaneo, ma il talento è eterno.
E.M.: La letteratura sta diventando un sistema chiuso in cui la “voce originale” conta meno delle giuste connessioni?
J. N: In parte, purtroppo, sì. Oggi, in alcuni spazi letterari, sembra che chi apre la porta conti più della voce stessa. Ciò contraddice le leggi naturali della letteratura, poiché la letteratura non ha mai prosperato isolata — si nutre sempre del cuore delle persone.
Tuttavia, credo fermamente che il vero dominio della letteratura non potrà mai essere completamente chiuso. Trova la sua voce attraverso percorsi invisibili. Anche se oggi le piattaforme sono chiuse, il tempo è l’editor più giusto. Un creatore con una voce vera alla fine verrà ascoltato, perché le connessioni false si sgretolano, ma le parole autentiche durano.
E.M.: Come può un autore emergente, privo del sostegno dell’establishment, rompere il muro dell’indifferenza editoriale?
J.N.: Prima di tutto, un giovane scrittore non deve perdere la propria indipendenza interiore. L’indifferenza editoriale spesso non è dovuta alla mancanza di talento, ma alla paura di una voce audace, poiché le nuove idee sconvolgono sempre il comfort. Un nuovo creatore deve capire che ogni rifiuto non è un segnale di stop ma un indicatore di direzione. Se una porta si chiude, se ne aprirà un’altra. Oggi esistono lo spazio digitale, le traduzioni, le piattaforme internazionali e l’editoria indipendente.
E. M.: C’è il rischio che questa familiarità porti ad un’omologazione di stile, punendo chi osa innovare?
J. N.: Certamente il pericolo esiste. Negli ambienti dominati dalle connessioni, il coraggio viene punito e gli adulatori premiati. Di conseguenza, la letteratura può diventare un organismo meccanico anziché un essere vivente. Tuttavia, la storia dimostra che le più grandi scoperte letterarie sono arrivate proprio da voci “incompatibili,” “inadatte,” e “scomode”.
L’uniformità stilistica può creare una calma temporanea, ma l’innovazione rompe sempre quella calma.
Credo che i veri creatori non temano né la punizione né il riconoscimento; il loro coraggio si misura dalla verità interiore.
E. M.: Perché oggi l’arte è spesso vista come un “hobby” e non come una professione che richiede sacrificio?
J. N.: Oggi il mondo misura la produttività in base alla velocità e il valore in base al profitto. L’arte, in particolare la letteratura, è vista come meno “seria” perché non genera immediatamente un guadagno finanziario. Eppure l’arte è una delle forme più complesse e responsabili del lavoro umano. Dietro ogni verso di un poeta ci sono anni di conoscenza accumulata, lotta spirituale, conflitto interiore e responsabilità morale. La storia ce lo dimostra: Dostoevskij visse indebitato, le opere di Kafka passarono in gran parte inosservate durante la sua vita, Van Gogh vendette un solo dipinto. Trattavano l’arte non come un hobby, ma come una questione di vita o di morte. Oggi, la domanda “Come guadagni?” dimostra una mancanza di comprensione, non una negazione dell’arte.
E.M.: In un mondo di “numeri veloci”, abbiamo perso la capacità di riconoscere il talento lento, quello che richiede tempo per essere compreso?
J.N.: Purtroppo sì. Oggigiorno il talento si misura spesso in base alla visibilità: visualizzazioni, mi piace, diffusione rapida. Il vero talento non sempre appare all’istante; spesso matura in silenzio.
La storia della letteratura fornisce molti esempi: le opere di Navoiy non furono scritte per un solo giorno di clamore, Kafka e Borges non furono successi immediati. Comprendere le loro opere richiede tempo, preparazione e maturità interiore. La cultura odierna “a numeri veloci” mette da parte opere complesse e lentamente digerite. Di conseguenza, la società è abituata al consumo rapido, che offusca il discernimento. Riconoscere il talento non è algoritmico; è una questione di alfabetizzazione culturale.
E. M.: Qual è l’impatto della gratuità digitale sulla percezione del valore dell’opera letteraria?
J.N.: La distribuzione digitale gratuita è un’arma a doppio taglio. Da un lato, democratizza l’accesso: un giovane poeta in un’area remota può condividere la propria voce a livello globale. Questo è positivo. D’altra parte, “tutto è gratuito” svaluta il lavoro letterario.
I testi diventano semplici contenuti consumabili, letti e dimenticati. Il lavoro di un creatore nel corso degli anni può sembrare uguale a un singolo post. La letteratura non richiede velocità, ma contemplazione. Se la società dimentica il valore del tempo e dello sforzo, l’arte diventa superficiale.
E.M.: Può una società definirsi civile se non investe in menti creative meno commerciali ma più visionarie?
J.N.: No, una società del genere non può essere definita colta. La cultura non è il profitto di oggi, ma il futuro di domani. Se la società sostiene solo prodotti di consumo rapido, baratta il suo futuro con guadagni a breve termine.
E. M.: Il creativo di oggi deve essere anche un “esperto di marketing”: quanto questo toglie alla pura creazione?
J.N.: La creatività richiede calma interiore e concentrazione. Se un poeta o uno scrittore pensa “a quanti “Mi piace”” anziché alle proprie parole, il suo mondo creativo diventa condizionale e artificiale. Shakespeare non si è mai preoccupato del numero di spettatori: il suo mondo era legato ai personaggi, alle parole e allo spirito. Oggigiorno gli algoritmi privilegiano contenuti brevi, digeribili e virali, spingendo i creatori a ignorare la loro voce interiore. Il risultato: la profondità artistica diminuisce, la sincerità spirituale si indebolisce. Tuttavia, se un creatore rimane fedele alla propria voce, il marketing è solo uno strumento, non un maestro.
E. M.: I social media stanno davvero atrofizzando la capacità del pubblico di leggere opere complesse come romanzi o raccolte di poesie?
J.N.: Sì, i social network possono indebolire la capacità di leggere opere complesse come romanzi o raccolte di poesie. Incoraggiano un consumo rapido, spostando l’attenzione sui blocchi corti.
Le opere a più livelli richiedono attenzione, pazienza e ritmo interiore, che i social media riducono. Tuttavia, queste piattaforme possono anche attrarre un nuovo pubblico. Un giovane lettore potrebbe scoprire un libro completo dopo averne visto un breve estratto online. Pertanto, i social media possono sia potenziare che indebolire, a seconda del coinvolgimento consapevole.
M. E.: L’algoritmo è il nuovo critico letterario?
Come influenza ciò che scriviamo?
J.N.: Sì, gli algoritmi sono diventati un “critico incerto”, plasmando il gusto letterario. Prediligono testi brevi, di facile lettura e ampiamente diffusi. I creatori potrebbero perdere la loro voce personale, adattandosi alle regole algoritmiche. Le poesie di Instagram o i micropensieri di Twitter acquisiscono visibilità, ma le opere filosofiche complesse appaiono più basse. Ciò crea una pressione interna: “cosa dovrei scrivere?” Un algoritmo non è un critico; è un indicatore di interesse. La vera critica letteraria dipende dal tempo, dalla filosofia, dal contesto e dalla profondità. Adattarsi agli algoritmi aumenta la visibilità, non la verità artistica.
E. M.: Fragilità dell’ego digitale: in che modo la dipendenza da Like mina la resilienza degli scrittori?
J.N.: Mi piace, repost, follower sono stimolanti per i creatori di oggi ma rendono fragile l’ego. Se uno scrittore lega il proprio valore all’approvazione esterna, il rifiuto innesca depressione, dubbi e blocchi creativi.
Un giovane poeta che si aspetta 1000 “Mi piace” ma ne riceve 100 potrebbe sentirsi inadeguato. La motivazione diventa quindi artificiale, dando priorità ai Mi piace rispetto alla voce genuina.
E. M.: Sindrome dell’impostore: quanto influisce il confronto sul successo (spesso apparente) degli altri?
J.N.: La sindrome dell’impostore costringe i creatori a sottovalutare se stessi. Rispetto agli scrittori famosi può intensificare la critica interna, bloccando il flusso creativo. I creatori devono seguire il proprio percorso e la propria voce.
E. M.: L’iperconnessione ci impedisce di trovare il silenzio interiore necessario per una buona scrittura?
J.N.: La connettività costante e il rapido flusso di informazioni interrompono la calma interiore, necessaria per una grande letteratura. Le opere filosofiche complesse richiedono riflessione profonda e concentrazione.
E. M.: La paura di offendere o la “cultura della cancellazione” limitano la sincerità degli autori?
J. N.: Sì, la paura di offendere o “la cultura della cancellazione” limita la sincerità. I creatori si limitano, indebolendo l’onestà creativa. La vera letteratura deve rimanere libera; l’autocensura la rende artificiale.
E.M.: Che impatto hanno avuto organizzazioni come “World Talents” e “World Union of Young Turkish Writers” sulla sua crescita?
J. N.: Queste organizzazioni non solo hanno fornito una piattaforma, ma hanno anche ampliato il mio spazio spirituale.
Ogni creatore trae energia dall’attenzione, dal riconoscimento e dall’incoraggiamento; anch’io ne sono stato ispirato. Tale sostegno esterno alimenta i miei successi futuri. La creatività non può essere misurata dai premi o dall’iscrizione; si misura dall’ascesa del pensiero, dell’immaginazione, della visione del mondo e dal trovare la propria voce piena. Queste esperienze hanno arricchito il mio lavoro, ampliato la mia prospettiva e plasmato la mia voce.
E. M.: Quali differenze hai tra il tuo ruolo per “Butov Azerbaycan” e quello per la rivista turca “SIIR SARNICI”?
J.N.: Entrambi perseguono lo stesso obiettivo: rafforzare i legami letterari, promuovere l’armonia interculturale e l’amicizia — la missione principale della mia vita creativa. In questo modo non solo si creano connessioni, ma ogni creatore trova anche l’opportunità di condividere la propria voce a livello globale.
E. M.: Quale delle sue numerose affiliazioni giornalistiche e letterarie è stata la più significativa per lei?
J.N.: Ognuno dei miei ruoli giornalistici e letterari mi ha aperto una porta al cuore. Ma, cosa ancora più importante, i progetti internazionali mi hanno permesso di interagire sinceramente con le persone in quanto poeta e giornalista. Creatività e giornalismo non esistono in solitudine ma come ponti tra gli esseri umani. Questa sensazione rende significativi tutti i miei ruoli.
E. M.: Ha ricevuto premi prestigiosi come la medaglia “Abay” e il “Premio Guzel Alania”. Quale di queste ha il significato più profondo per lei?
J.N.: Tra i premi prestigiosi, la medaglia “Abay” racchiude il significato spirituale più profondo. Abay simboleggia l’umanità, la conoscenza, la filosofia e la letteratura. Questo premio mi ricorda: la creatività non è semplicemente arte delle parole, ma arricchire lo spirito umano. Il “Premio Guzel Alania” onora il riconoscimento e il dialogo internazionale, rendendoli entrambi importanti, ma la medaglia Abay tocca il cuore più profondamente.
E. M.: In che modo la tua visione ha influenzato il “Distintivo commemorativo del Fondo Amir Temur”?
J.N.: Il “Memoriale di Amir Temur” mi ha ispirato profondamente. Temur non rappresenta solo la costruzione di un impero, ma anche un centro di cultura e spirito. Questo premio non è solo un riconoscimento, ma un dialogo con la storia e i valori. Il mio obiettivo è rimanere un creatore fedele a me stesso, ispirato ma che non imita personaggi storici.
E.M.: Raccontaci dei suoi libri: “Ribelli nel mio cuore”, “Spazio sacro” e “Canto del risveglio” Quali temi li uniscono?
J. N.: I miei libri condividono temi di amore, umanità, risveglio spirituale e pura voce del cuore.
Sono guide nel viaggio alla scoperta di sé, non semplici storie.
E. M.: Cambia il suo approccio creativo tra poesia, giornalismo e traduzione?
J.N.: Poesia, giornalismo e traduzione si completano a vicenda. La poesia esprime stati interiori; il giornalismo sviluppa l’osservazione e l’analisi; la traduzione apre le porte ad altri cuori, costruendo ponti tra lingue e culture.
Il principio è sempre lo stesso: sincerità e fedeltà alla propria voce interiore.
E. M.: Se dovesse scegliere un solo campo d’azione per il resto della sua vita, quale sceglierebbe?
J.N.: Se dovessi scegliere una strada per la vita, sceglierei la poesia. La poesia è l’espressione più pura, più vera, più bella del cuore umano. Il giornalismo e la traduzione sono strumenti preziosi, ma la poesia risveglia l’anima e nutre il cuore. Una singola riga può contenere un mondo intero, una storia e un’aspirazione futura.
E.M.: Il suo legame con l’Azerbaijan e il patriottismo: in che modo questo tema plasma il suo lavoro?
J.N.: Anche se non ho mai vissuto in Azerbaigian, mi sento vicino alla sua storia, alla sua cultura, alla sua letteratura e alla sua gente. Il patriottismo nel mio lavoro coesiste con i valori umani universali. La letteratura e l’amore non conoscono confini.
E. M.: Al termine di questo dialogo, quali consigli e messaggi vorrebbe lasciare Jakhongir a coloro che leggono i suoi pensieri, affinché possano essere accolti come semi di pace nell’anima?
J.N.: Voglio dire ai lettori: ogni parola può piantare un seme nel cuore. Piantalo con amore, sincerità e onestà. Se crescono semi di pace, amore e coscienza, il mondo risponde allo stesso modo. Il mondo interiore di ogni persona è un giardino. Coltivalo con libri, poesia, arte e dialogo sincero. La cosa più importante è preservare l’umanità, diffondere amore e lasciare che la tua voce interiore rimanga sempre vera. Attraverso quella voce, l’umanità preserva la sua pace, la sua cultura e il suo futuro.
Intervista condotta da: Elisa Mascia
Italia 18-1-2026
“TIME ITSELF IS THE FAIREST EDITOR”
Today’s guest is the distinguished young Uzbek poet, journalist, and translator Jakhongir Nomozov — a member of the Azerbaijan Journalists’ Union and the World Union of Young Poets, the Uzbekistan correspondent for Azerbaijan’s “Butov Azerbaijan” newspaper, a recipient of numerous international literary awards, and a devoted promoter of literature and cultural dialogue.
E. M.: Esteemed Jakhongir, do you tell us about the beginning of your passion for the literary arts and where your first inspirations originated?
J. N.: I believe that every human has an innate inclination and inner need for literature and art. For some, this need awakens early; for others, it emerges through certain life trials. For me, love for literature was strong from childhood. Nature, goodness, love — these are my main sources of inspiration. Rivers, sometimes calm, sometimes rushing; the infinite sky — all of these turned into poetry in my soul. Innocent childhood memories, the highs and lows of life, joys and pains — all shaped me not only as a poet but also as a human. Poetry is not a chosen profession for me, but an inner necessity, a spiritual need.
E. M.: Is literature becoming a closed system where the “original voice” matters less than the right connections?
J. N.: A very painful yet important question… Unfortunately, history shows that true talents are not always appreciated in their time. Many great creators were ignored during their lives, and their worth was recognized only after death. This bitter truth remains relevant today. In contemporary literary circles, sometimes a work’s inner power, artistic depth, or spiritual weight is overshadowed by the author’s family name, status, or connections. This makes the path harder for talented creators without influential support, slowing their voice. Yet, I still believe in the justice of words. True words withstand the test of time. A work unrecognized today will find its reader tomorrow. Literature is a marathon, not a sprint. The most important thing for a poet or writer is conscience and sincerity. Connections may give temporary advantage, but talent is eternal.
E.M.: Is literature becoming a closed system where the “original voice” matters less than the right connections?
J. N.: Partially, unfortunately, yes. Today, in some literary spaces, it seems that who opens the door matters more than the voice itself. This contradicts literature’s natural laws, as literature has never thrived in isolation — it always feeds on the hearts of the people.
Yet, I firmly believe that literature’s true domain can never be fully closed. It finds its voice through invisible paths. Even if platforms are closed today, time is the most just editor. A creator with a true voice will eventually be heard, because fake connections crumble, but genuine words endure.
E.M.: How can an emerging author, lacking establishment support, break the wall of editorial indifference?
J.N.: First of all, a young writer must not lose their inner independence. Editorial indifference is often not due to lack of talent, but fear of a bold voice, since new ideas always disrupt comfort. A new creator must understand that every rejection is not a stop sign but a direction marker. If one door closes, find another. Today, digital space, translations, international platforms, and independent publishing exist.
E. M.: Is there a risk that this familiarity will lead to a homologation of style, punishing those who dare to innovate?
J. N.: Certainly, the danger exists. In environments dominated by connections, courage is punished and flatterers rewarded. Consequently, literature can become a mechanical organism instead of a living being. Yet, history shows that the greatest literary breakthroughs came precisely from “incompatible,” “unsuitable,” and “uncomfortable” voices.
Stylistic uniformity may create temporary calm, but innovation always breaks through that calm. I believe true creators fear neither punishment nor recognition; their courage is measured by inner truth.
E. M.: Why is art often seen today as a “hobby” and not as a profession that requires sacrifice?
J. N.: Today, the world measures productivity by speed and value by profit. Art, especially literature, is seen as less “serious” because it does not immediately generate financial gain. Yet art is one of the most complex and responsible forms of human labor. Behind every line of a poet are years of accumulated knowledge, spiritual struggle, inner conflict, and moral responsibility. History shows us: Dostoevsky lived in debt, Kafka’s works went largely unnoticed in his lifetime, Van Gogh sold only one painting. They treated art not as a hobby, but as a matter of life and death. Today, the question “How do you earn?” shows a lack of understanding, not a denial of art.
E.M.: In a world of “quick numbers,” have we lost the ability to recognize slow talent, the one that takes time to understand?
J.N.: Unfortunately, yes. Today, talent is often measured by visibility: views, likes, quick spread. True talent does not always appear instantly; it often matures in silence.
Literary history gives many examples: Navoiy’s works were not written for a single day’s hype, Kafka and Borges were not overnight successes. Understanding their works requires time, preparation, and inner maturity. Today’s “fast-number” culture sidelines complex, slowly digested works. As a result, society is accustomed to quick consumption, which dulls discernment. Recognizing talent is not algorithmic; it’s a matter of cultural literacy.
E. M.: What is the impact of digital gratuity on the perception of the value of literary work?
J.N.: Digital free distribution is a double-edged sword. On one hand, it democratizes access: a young poet in a remote area can share their voice globally. That is positive. On the other hand, “everything is free” devalues literary labor. Texts become mere consumable content, read and forgotten. The work of a creator over years can feel equal to a single post. Literature demands not speed, but contemplation. If society forgets the value of time and effort, art becomes shallow.
E.M.: Can a society call itself civilized if it doesn’t invest in less commercial but more visionary creative minds?
J.N.: No, such a society cannot be called cultured. Culture is not today’s profit, but tomorrow’s future. If society supports only quickly consumable products, it trades its future for short-term gain.
E. M.: The creative today must also be a “marketing expert”: how much does this take away from pure creation?
J.N.: Creativity requires inner calm and concentration. If a poet or writer thinks about “how many likes” rather than their own words, their creative world becomes conditional and artificial. Shakespeare never worried about audience numbers; his world was linked to characters, words, and spirit. Today, algorithms favor short, digestible, viral content, pressuring creators to bypass their inner voice. The result: artistic depth declines, spiritual sincerity weakens. Yet, if a creator remains true to their voice, marketing is only a tool, not a master.
E. M.: Is social media really atrophying the public’s ability to read complex works like novels or poetry collections?
J.N.: Yes, social networks can weaken the ability to read complex works like novels or poetry collections. They encourage rapid consumption, shifting attention to short blocks.
Multi-layered works demand attention, patience, and internal rhythm, which social media reduces. Yet, these platforms can also attract new audiences. A young reader may discover a full book after seeing a short excerpt online. Thus, social media can both empower and weaken, depending on conscious engagement.
M. E.: Is the algorithm the new literary critic?
How does it influence what we write?
J.N.: Yes, algorithms have become an “uncertain critic,” shaping literary taste. They favor short, easily read, and widely spread texts. Creators may lose their personal voice, adapting to algorithmic rules. Instagram poems or Twitter micro-thoughts gain visibility, but complex philosophical works appear lower. This creates internal pressure: “what should I write?” An algorithm is not a critic; it is an interest gauge. True literary critique depends on time, philosophy, context, and depth. Adapting to algorithms increases visibility, not artistic truth.
E. M.: Digital Ego Fragility: How Does Like Addiction Undermine Writers’ Resilience?
J.N.: Likes, reposts, follows are stimulants for today’s creators but make the ego fragile. If a writer ties their value to external approval, rejection triggers depression, doubt, and creative blocks.
A young poet expecting 1000 likes but receiving 100 may feel inadequate. Motivation then becomes artificial, prioritizing likes over genuine voice.
E. M.: Imposter Syndrome: How Much Does Comparison Affect the (Often Apparent) Success of Others?
J.N.: Imposter syndrome forces creators to undervalue themselves. Comparing to famous writers can intensify internal critique, blocking creative flow. Creators must follow their own path and voice.
E. M.: Does hyper-connection prevent us from finding the inner silence necessary for great writing?
J.N.: Constant connectivity and rapid information flow disrupt inner calm, necessary for great literature. Complex philosophical works require deep thought and concentration.
E. M.: Are fear of offending or “cancel culture” limiting the authors’ sincerity?
J. N.: Yes, fear of offending or “cancel culture” limits sincerity. Creators restrict themselves, weakening creative honesty. True literature must remain free; self-censorship makes it artificial.
E.M.: What impact have organizations like “World Talents” and “World Union of Young Turkish Writers” had on its growth?
J. N.: These organizations not only provided a platform, but also expanded my spiritual space.
Every creator gains energy from attention, recognition, and encouragement; I too was inspired. Such external support fuels my future successes. Creativity cannot be measured by awards or membership; it is measured by the rise of thought, imagination, worldview, and finding one’s full voice. These experiences enriched my work, broadened my perspective, and shaped my voice.
E. M.: What differences do you have between your role for “Butov Azerbaycan” and the Turkish magazine “SIIR SARNICI”?
J.N.: Both serve the same goal: strengthening literary ties, promoting intercultural harmony and friendship — the main mission of my creative life. Through this, not only do connections form, but each creator finds a chance to share their voice globally.
E. M.: Which of her many journalistic and literary affiliations was the most significant to her?
J.N.: Each of my journalistic and literary roles opened a door to my heart. Most importantly, international projects allowed me to engage with people sincerely as a poet and journalist. Creativity and journalism exist not in solitude but as bridges between humans. This feeling makes all my roles meaningful.
E. M.: He has received prestigious awards such as the “Abay” Medal and the “Guzel Alania Award”. Which of these has the deepest meaning for her?
J.N.: Among prestigious awards, the “Abay” medal holds the deepest spiritual meaning. Abay symbolizes humanity, knowledge, philosophy, and literature. This award reminds me: creativity is not merely wordcraft, but enriching the human spirit. The “Guzel Alania Award” honors international recognition and dialogue, making both important, yet the Abay medal touches the heart most deeply.
E. M.: How did your vision influence the “Amir Temur Fund Commemorative Badge”?
J.N.: The “Amir Temur Memorial” inspired me profoundly. Temur represents not just empire-building, but a center of culture and spirit. This award is not just recognition, but dialogue with history and values. I aim to remain a creator true to myself, inspired but not imitating historical figures.
E.M.: Tell us about his books: “Rebels in My Heart,” “Sacred Space,” and “Song of Awakening.” What themes unite them?
J. N.: My books share themes of love, humanity, spiritual awakening, and the pure voice of the heart.
They are guides in the journey of self-discovery, not mere stories.
E. M.: Does he change his creative approach between poetry, journalism and translation?
J.N.: Poetry, journalism, and translation complement each other. Poetry expresses inner states; journalism develops observation and analysis; translation opens doors to other hearts, building bridges between languages and cultures.
The principle is always the same: sincerity and fidelity to one’s inner voice.
E. M.: If he had to choose only one field of action for the rest of his life, which one would he choose?
J.N.: If I had to choose one path for life, I would choose poetry. Poetry is the purest, truest, most beautiful expression of the human heart. Journalism and translation are valuable tools, but poetry awakens the soul and nourishes the heart. A single line can contain a whole world, history, and future aspiration.
E.M.: His connection to Azerbaijan and patriotism: how does this theme shape his work?
J.N.: Though I never lived in Azerbaijan, I feel close to its history, culture, literature, and people. Patriotism in my work coexists with universal human values. Literature and love know no borders.
E. M.: At the end of this dialogue, what advice and messages would Jakhongir like to leave to those who read his thoughts, so that they can be welcomed as seeds of peace in the soul?
J.N.: I want to tell readers: every word can plant a seed in the heart. Plant it with love, sincerity, and honesty. If seeds of peace, love, and conscience grow, the world responds in kind. Each person’s inner world is a garden. Nurture it with books, poetry, art, and sincere dialogue. Most importantly, preserve humanity; spread love and let your inner voice always remain true. Through that voice, humanity preserves its peace, culture, and future.
Interview conducted by: Elisa Mascia
Italy 18-1-2026
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