La faccia nascosta dell’orgoglio di Armando Ferrara Santocerma, quando la dignità resiste oltre il vizio dell’io
Questa recensione di Alessandria today nasce dal desiderio di sostare dentro una poesia che non consola e non blandisce, ma interroga il lettore sul punto più fragile dell’identità: il confine sottile tra dignità e orgoglio. In La faccia nascosta dell’orgoglio, Armando Ferrara Santocerma costruisce un testo denso, stratificato, che affronta l’io non come centro luminoso, ma come territorio instabile, esposto all’eccesso e alla difesa.
Pier Carlo Lava
Testo poetico integrale
La faccia nascosta dell’orgoglio
Effimero travaglio, il gioco dell’orgoglio;
Si vive, anche senza statue equestri
Che non vuol dir scender da’ piedistalli
Questi son fatti a misura d’anima
Hanno valor e no, nell’onda dell’essenza
Composta dall’elevazioni, e successiv’avvallamenti.
L’orgoglio segue pratiche ormonali
D’un’escalation di fuoco dell’ardore sperticato
D’un pessimo consiglier alato: il senso di sé,
Che null’ha da vedere con la dignità
Prerogativa solida d’umana considerazione,
Ma è mistura infusa nel processo di sublimazione
Del complesso dell’edonismo di difesa
Di spessa staccionata, compless’impresa
Dell’autocommiserazion pretesa.
Se date retta a un vecchio placido guerriero
Mai si calpesti la dignità,
Mentre il pestar il callo dell’orgoglio
È un semplice subbuglio di reazione umana
Che può rientrar nell’immediato nella filigrana
D’una coscienza aperta, non solo sull’esibizion di sé
Anche sulla censura giusta, d’un’autoanalisi serena.
Colui che si dà ragione sempre, è già nel torto
Nell’attimo medesmo che approda nel suo porto
Al riparo dai venti della critica e del giudizio
Ed è qui che Messer Orgoglio divien un vizio…
Armando Ferrara Santocerma
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9031 – “Faccia nascosta dell’orgoglio la”
La poesia di Armando Ferrara Santocerma si presenta come un vero e proprio discorso etico in versi, costruito su una lingua volutamente densa, talvolta aspra, che riflette la complessità del tema affrontato. L’orgoglio non è qui un sentimento episodico, ma una dinamica strutturale dell’io, una forza che si traveste da dignità e che proprio per questo diventa pericolosa.
Fin dai versi iniziali, l’autore chiarisce un punto fondamentale: vivere senza statue equestri non significa rinunciare alla propria statura interiore. I piedistalli, scrive, sono “a misura d’anima”: non simboli esteriori, ma costruzioni intime, soggette a elevazioni e avvallamenti. L’orgoglio, invece, è descritto come reazione chimica, “pratica ormonale”, escalation di fuoco che nasce da un “pessimo consigliere alato”: il senso di sé.
Qui la poesia compie uno dei suoi passaggi più netti: separa l’orgoglio dalla dignità. Quest’ultima è definita come prerogativa solida dell’umana considerazione, mentre l’orgoglio appare come difesa, come edonismo mascherato, come autocommiserazione pretesa. È una lettura che affonda le radici nella tradizione morale classica, ma che viene restituita con una lingua contemporanea, irregolare, volutamente non levigata.
La figura del “vecchio placido guerriero” introduce una dimensione sapienziale. Non è l’orgoglio a dover essere difeso, ma la dignità. Calpestare l’orgoglio è cosa diversa: è un subbuglio passeggero, una reazione che può rientrare se la coscienza resta aperta, capace di autoanalisi serena. La poesia, qui, non accusa: invita a discernere.
Il verso finale chiude il testo con una sentenza che ha il tono dell’aforisma morale: chi si dà sempre ragione è già nel torto. Quando l’io si rifugia nel porto sicuro dell’autogiustificazione, al riparo dalla critica, l’orgoglio si trasforma definitivamente in vizio. Non più forza, ma chiusura.
Sul piano letterario, La faccia nascosta dell’orgoglio dialoga idealmente con una linea di poesia riflessiva e morale che può ricordare, per intensità concettuale, Dante nel registro etico, o certi testi di Mario Luzi quando la parola poetica diventa strumento di indagine dell’interiorità. Ma la voce di Ferrara Santocerma resta autonoma, riconoscibile, segnata da una tensione filosofica costante.
Non è casuale il riferimento visivo all’opera Cesare Sofianopulo, Maschere (1930). Come nelle maschere pittoriche, anche in questa poesia l’orgoglio è un volto che nasconde, una superficie che protegge e insieme imprigiona. La poesia, allora, diventa gesto di smascheramento.
Biografia dell’autore
Armando Ferrara Santocerma è un poeta italiano la cui scrittura si distingue per una forte componente etica e filosofica. I suoi testi interrogano l’identità, il senso del limite e i meccanismi interiori dell’io, utilizzando una lingua densa e stratificata che richiede al lettore attenzione e partecipazione critica.
Conclusione
La faccia nascosta dell’orgoglio è una poesia che non cerca consenso, ma verità. Un testo che invita a distinguere ciò che va difeso da ciò che va messo in discussione, ricordando che la dignità non ha bisogno di piedistalli, mentre l’orgoglio, se non interrogato, rischia di diventare una maschera permanente. Una poesia scomoda, e proprio per questo necessaria.
Geo
La poesia di Armando Ferrara Santocerma si inserisce nel panorama della poesia contemporanea italiana attenta ai temi della coscienza, dell’etica e dell’identità. Alessandria today, come testata culturale impegnata nella diffusione della letteratura d’autore e del pensiero critico, propone questa recensione per offrire ai lettori uno spazio di riflessione sul rapporto tra individuo e responsabilità interiore.
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