NOVITÀ EDITORIALE: SAGGIO DIARIO POETICO DI TOMMASO TOMMASI; RECENSIONE A CURA DI FLORIANO ROMBOLI

NOVITÀ EDITORIALE: SAGGIO DIARIO POETICO DI TOMMASO TOMMASI; RECENSIONE A CURA DI FLORIANO ROMBOLI

GUIDO MIANO EDITORE
NOVITÀ EDITORIALE
È uscito il libro di saggistica:
DIARIO POETICO DI TOMMASO TOMMASI
A cura di Floriano Romboli

Pubblicato il saggio dal titolo “Diario poetico di Tommaso Tommasi” a cura di Floriano
Romboli, nella prestigiosa collana “Il Cammeo d’Oro”, Guido Miano Editore, Milano 2026.

Tommaso Tommasi è nato a Ripatransone, in provincia di Ascoli Piceno, il 3 febbraio

  1. Al paese natale – chiamato con affettuosa confidenzialità Kipa – , alla terra d’origine
    egli è rimasto fortemente legato, anche se gli studî all’Università (si è laureato a L’Aquila)
    e poi il lavoro di docente e di bibliotecario lo hanno portato lontano, in Lombardia, e più
    precisamente in area bergamasca (risiede da tempo a Seriate).
    Il senso delle radici e la mobilità personale sui territorî attestati dalla biografia sono forse
    coefficienti della profonda sensibilità e della non comune versatilità intellettuale, della
    vastità degli interessi di chi è stato docente, linguista, poeta, narratore (v. il romanzo
    Masognaos, 2011), uomo di teatro, fotografo e pittore.
    Non è facile dare un’idea della ricerca lirica dell’autore, che è ricca, articolata e affidata
    a varie raccolte di versi pubblicate fin dagli anni Settanta del secolo scorso. Si impone
    pertanto una scelta, che privilegi alcuni volumi, e si è deciso per Poesie di vita quotidiana
    (1990), Poesie del caos (1996), Sul mare azzurro della notte (2019), e per i prosimetri
    Lamodeca (2022) e Poesogni (2024).
    Preme inizialmente richiamare un interessante spunto prosastico collocato in testa alla
    seconda silloge, a motivo della sua valenza auto-esplicativa, del suo tratto prezioso di
    enunciazione culturale-programmatica: «Inizialmente non ci facciamo caso, poi
    cominciamo a capire piano piano, giorno dopo giorno, che la legge che regola la vita non
    è l’ordine, ma appunto il CAOS (…) Il poeta è colui che sente più di tutti – a causa di una
    sensibilità accentuata – questa opprimente cappa chiamata caos (…) In una società che
    sta perdendo tutti i suoi valori, che ha eletto l’egoismo a suo supremo feticcio e
    l’arricchimento e il successo al massimo grado di perversione, il poeta si perde in un caos
    infinito, dal quale è sempre più difficile risalire o difendersi» (la maiuscola di
    evidenziazione e il corsivo sono nel testo).
    Ogni componimento di cui consta la prima raccolta ha in calce un nome, quasi a
    significare che potrebbe essere stato scritto da un’altra persona, nell’àmbito di una
    coralità spirituale e compositiva, che fa dell’arte un’occasione significativa nell’esistenza
    “quotidiana”, una testimonianza precipua di vita morale.
    Fino dal principio le poesie di Tommasi sono caratterizzate da un descrittivismo
    interrogativo, da un’essenzialità concettosa e simbolica rivolti a cogliere il senso intimo
    dell’ordine delle cose, a indagare innanzitutto il valore e le misteriose finalità della
    vicenda naturale. La realtà appare ambigua e problematica, in particolare alla coscienza
    inquieta dell’uomo, incline a disporre i dati dell’esperienza secondo una scansione
    temporale inarrestabile, per cui il presente scivola nel passato, mentre si fa attesa fervida
    del futuro, sulla falsariga della meritamente celebre investigazione agostiniana.

L’avvertimento del disordine, la rilevazione critico-intellettuale del caos comportano una
visione polarizzata dalla preoccupazione di opporre al doloroso disorientamento
contemporaneo un universo alternativo di idealità e di aspirazioni – dapprima magari
concepite in sogno – in grado di permeare fecondamente le strutture del reale, in un
processo di integrazione catartica e di sublimazione qualificante.
Il nucleo centrale del discorso è contraddistinto da una dinamica a spinte (realistiche) e
controspinte (idealizzanti), che si obiettiva in un’organizzazione formale dei testi
imperniata sull’antitesi: «Nessuno ha più/ champagne/ per gli orrori dell’inferno./ Il tempo
assente/ entra nella camera a gas:/ le ali ai piedi del sogno/ chiedono un altro ballo/ alla
cenere della vita» (Nessuno, in Poesie del caos, op. cit.).
L’itinerario lirico dello scrittore marchigiano-lombardo è proseguito sotto il segno di una
spiccata coerenza, pur se i lavori letterarî più recenti dimostrano una fisionomia meno
contratta e un respiro maggiormente ampio e disteso, accogliendo motivi di coinvolgente
effusività sentimentale, momenti di notevole efficacia positivamente evocativa. Alla
sottolineatura dei tanti aspetti del “male di vivere” fa da felice contrappunto l’insistenza
sulla peculiarità seducente del sogno, sulla forza vitale e rigenerante dell’amore
(considerato altresì nella sua specificità fisica, erotico-sensuale), sul risarcimento
corroborante e confortatore delle memorie familiari e locali.
La maturità artistica ha infine coinciso con un’interpretazione del mondo di certo
organica e sapientemente equilibrata.

FLORIANO ROMBOLI

Diario poetico di Tommaso Tommasi, a cura di Floriano Romboli, Guido Miano Editore,
Milano 2026, pp. 44, isbn 979-12-81351-80-6, mianoposta@gmail.com.

Ada Rizzo

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