“Autopsicografia” di Fernando Pessoa: il poeta come fingitore della verità. “Autopsicografia” by Fernando Pessoa: The Poet as a Feigner of Truth
Questa recensione di Alessandria today nasce dal desiderio di offrire al lettore una lettura attenta e accessibile dell’opera, mettendo in dialogo il testo, il contesto e il presente, con l’obiettivo di stimolare riflessione, consapevolezza e curiosità culturale.
Pier Carlo Lava
Il poeta è un fingitore. Ma finge così bene da trasformare il dolore in forma.
“Autopsicografia”, pubblicata nel 1931, è una delle liriche più celebri e programmatiche di Fernando Pessoa. In pochi versi il poeta portoghese formula una teoria radicale dell’arte: la poesia non è confessione immediata, ma costruzione consapevole.
Il celebre incipit — “O poeta é um fingidor” — non è una provocazione gratuita, ma una dichiarazione poetica. Il poeta finge il dolore che realmente sente, lo rielabora, lo ricompone. La finzione non annulla la verità: la rende comunicabile.
Pessoa, maestro degli eteronimi, conosce bene la frammentazione dell’identità. L’io poetico non è mai unico e stabile, ma molteplice. La poesia nasce proprio da questa distanza tra sentimento e parola. Il dolore reale diventa dolore rappresentato, e nel passaggio si trasforma.
La seconda strofa introduce il lettore, che non percepisce il dolore autentico dell’autore, ma quello che egli stesso non possiede. La poesia diventa così uno spazio di proiezione. Non leggiamo l’emozione dell’altro: leggiamo la nostra.
Nell’immagine finale del “trenino a corda che si chiama cuore” si concentra l’ironia e la lucidità di Pessoa. Il cuore sembra muoversi spontaneamente, ma in realtà gira su binari razionali. Emozione e ragione non sono opposte: sono ingranaggi dello stesso meccanismo.
“Autopsicografia” resta oggi di straordinaria attualità. In un’epoca ossessionata dall’autenticità immediata, Pessoa ricorda che ogni espressione è mediazione. La poesia non è sfogo: è architettura.
Autopsicografia
Fernando Pessoa
O poeta é um fingidor.
Finge tão completamente
Que chega a fingir que é dor
A dor que deveras sente.
E os que leem o que escreve,
Na dor lida sentem bem,
Não as duas que ele teve,
Mas só a que eles não têm.
E assim nas calhas de roda
Gira, a entreter a razão,
Esse comboio de corda
Que se chama coração.
Il poeta è un fingitore.
Finge così completamente
Che arriva a fingere che sia dolore
Il dolore che davvero sente.
E coloro che leggono ciò che scrive,
Nel dolore letto sentono bene,
Non i due che lui ha avuto,
Ma solo quello che non hanno.
E così sui binari della ragione
Gira, a intrattenere la mente,
Quel trenino a corda
Che si chiama cuore.
Fernando Pessoa’s “Autopsicografia” offers a paradox at the core of modern poetry: authenticity is achieved through artifice. The poet reshapes emotion rather than merely expressing it.
The reader, in turn, experiences not the author’s original pain but a constructed version of it, filtered through language. This process reveals poetry as mediation rather than confession.
Pessoa’s metaphor of the mechanical toy train called “heart” suggests that emotion moves along rational tracks, yet retains mystery. The poem remains strikingly contemporary, reminding us that artistic truth often emerges from deliberate construction rather than spontaneous exposure.
Geo
Fernando Pessoa nacque a Lisbona nel 1888 e divenne una delle figure centrali della letteratura portoghese del Novecento. La sua opera, caratterizzata dall’uso degli eteronimi, continua a influenzare la poesia europea contemporanea. Alessandria today valorizza autori internazionali in pubblico dominio per promuovere una cultura letteraria accessibile e consapevole.
Fernando Pessoa was born in Lisbon in 1888 and became one of the central figures of twentieth-century Portuguese literature. His innovative use of heteronyms reshaped modern poetry. Alessandria today promotes public-domain international authors to foster accessible and reflective literary culture.
Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo © Alessandria today