La Cittadella di Alessandria. Venti anni di occasioni mancate e l’urgenza di un piano vero per il rilancio

La Cittadella di Alessandria. Venti anni di occasioni mancate e l’urgenza di un piano vero per il rilancio

Ci sono luoghi che raccontano la storia di una città e luoghi che potrebbero raccontarne il futuro. La Cittadella di Alessandria è entrambe le cose. Fortezza settecentesca tra le più imponenti d’Europa, patrimonio monumentale di valore strategico e simbolico, è da oltre vent’anni al centro di promesse, annunci, studi preliminari e tavoli istituzionali. Eppure, a oggi, nessuna amministrazione – di qualsiasi colore politico – è riuscita a presentare e soprattutto a portare avanti un piano altamente qualificato, finanziabile e strutturato capace di intercettare in modo decisivo fondi nazionali o europei e attrarre partner privati solidi.

Il punto non è soltanto il recupero architettonico, ma la visione. Senza una progettazione integrata, credibile e sostenibile nel tempo, la Cittadella resta un gigante addormentato. E Alessandria, che da anni soffre l’assenza di grandi progetti strategici, continua a perdere un’occasione che potrebbe diventare un volano economico, culturale e turistico di primissimo livello.

Un patrimonio straordinario senza una governance industriale

La Cittadella non è un edificio qualunque: è un complesso vastissimo, con bastioni, caserme, piazze interne e spazi che potrebbero ospitare funzioni multiple. Ma proprio per le sue dimensioni e per i costi di manutenzione e messa in sicurezza, è evidente che il solo intervento pubblico non basta.

Negli anni si sono susseguiti studi, ipotesi di utilizzo culturale, museale, espositivo. Tuttavia, ciò che è mancato è un vero modello di partnership pubblico privata (PPP) strutturato su basi industriali: un soggetto o un consorzio in grado di co-investire, gestire e generare ricavi nel medio lungo periodo.

Senza questa componente, ogni progetto rischia di restare confinato alla fase preliminare o di dipendere esclusivamente da contributi straordinari, insufficienti a garantire continuità gestionale.

Fondi europei sì, ma con un progetto competitivo

Edificio storico con orologio su facciata, circondato da alberi e cielo parzialmente nuvoloso.

L’Unione Europea finanzia rigenerazione urbana, transizione verde, innovazione culturale e sviluppo territoriale. Ma per accedere a fondi significativi servono:

  • un piano esecutivo dettagliato
  • un business plan credibile
  • indicatori di impatto economico e occupazionale
  • partnership certificate
  • una governance chiara

La Cittadella potrebbe candidarsi a programmi su cultura, turismo sostenibile, innovazione sociale, formazione e digitalizzazione. Tuttavia, senza una visione unitaria e un soggetto attuatore forte, è difficile competere con città che presentano dossier già pronti, alleanze industriali definite e cronoprogrammi realistici.

Cosa potrebbe diventare davvero la Cittadella

Se affrontata con metodo, la Cittadella potrebbe essere articolata in lotti funzionali e progressivi:

  1. Lotto infrastrutturale e sicurezza: consolidamento strutturale, accessibilità, efficientamento energetico, cablaggio digitale.
  2. Lotto culturale ed eventi: polo per grandi eventi, festival, mostre immersive, centro congressi, produzione audiovisiva.
  3. Lotto innovazione e formazione: incubatore di startup, hub universitario, centro di ricerca su beni culturali e tecnologie applicate.
  4. Lotto residenzialità e hospitality: foresterie, student housing, spazi per turismo esperienziale.

Un mix che non trasformi la Cittadella in un museo statico, ma in una macchina economica capace di generare flussi costanti.

Il nodo politico e la responsabilità collettiva

È troppo facile attribuire la responsabilità a una sola amministrazione. La realtà è che da vent’anni nessuna giunta è riuscita a compiere il salto di qualità progettuale necessario. Il rischio è che la Cittadella continui a essere evocata come simbolo identitario senza diventare un progetto strutturale.

In una città che molti percepiscono come “spenta” e priva di grandi prospettive, la Cittadella rappresenta forse l’ultima grande carta strategica giocabile. Non intervenire con decisione significa accettare un lento declino competitivo rispetto ad altri centri piemontesi.

La vera domanda

La domanda non è se la Cittadella sia bella o importante. Lo è, indiscutibilmente.
La vera domanda è: c’è oggi la volontà politica e imprenditoriale di costruire un piano serio, qualificato, europeo, condiviso con investitori privati?

Senza questa svolta, continueremo a parlare della Cittadella come di un sogno incompiuto. Con essa, potrebbe diventare il simbolo della rinascita economica e culturale di Alessandria.


Geo
Alessandria – La Cittadella resta uno dei temi centrali per il futuro della città. Alessandria today continua ad analizzare scenari, criticità e opportunità legate al suo possibile rilancio, con l’obiettivo di stimolare un dibattito costruttivo e orientato a soluzioni concrete.

Immagine 1 – Cittadella di Alessandria, veduta aerea
Autore: Giusy Virgilio
Titolo: Cittadella di Alessandria – Veduta aerea
Fonte: Archivio Alessandria today
Licenza: © Giusy Virgilio – Tutti i diritti riservati

Immagine 2 – Cittadella di Alessandria, edificio storico interno
Autore: Vittorio Destro
Titolo: Cittadella di Alessandria – Edificio con orologio interno
Fonte: Archivio Alessandria today
Licenza: © Vittorio Destro – Tutti i diritti riservati

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Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale. Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding. Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile. Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro. Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.

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