“Anna non dimentica” di Adriano Giotti. Quando la leggenda diventa indagine e l’orrore si nasconde online

“Anna non dimentica” di Adriano Giotti. Quando la leggenda diventa indagine e l’orrore si nasconde online

Questa recensione di Alessandria today nasce dal desiderio di offrire al lettore una lettura attenta e accessibile dell’opera, mettendo in dialogo il testo, il contesto e il presente, con l’obiettivo di stimolare riflessione, consapevolezza e curiosità culturale. Ci sono storie che nascono dal buio dei boschi. Altre, dal buio dello schermo di un computer. Anna non dimentica di Adriano Giotti fonde questi due abissi in un thriller che intreccia paura digitale, leggenda urbana e indagine psicologica, portando il lettore in una dimensione dove realtà e mito si confondono pericolosamente.

Anna “non esiste”. È una leggenda del web, una storia che circola tra chat, video e post social: una bambina rapita dieci anni prima, prigioniera di un uomo convinto di averle cancellato la memoria. Eppure lei scrive, chiede aiuto, implora. Nessuno le crede. Perché Anna è solo un racconto. O almeno così sembra. Giotti costruisce con abilità questa ambiguità iniziale, lasciando il lettore sospeso tra scetticismo e inquietudine. Quando nella provincia dell’Aquila scompare il quattordicenne Pietro Marcelli, la leggenda digitale smette di essere solo folklore. L’ispettrice Veronica Sgheis, madre e investigatrice, si trova davanti a un caso che mette in crisi razionalità e metodo. Seguire la pista di una leggenda su Internet significa violare il confine tra indagine concreta e immaginario collettivo, ma ignorarla potrebbe essere un errore fatale.

Il romanzo si distingue per l’ambientazione: montagne segnate da impianti sciistici in disuso, villaggi abbandonati, paesaggi sospesi tra memoria e declino. Questo scenario amplifica il senso di isolamento e disfacimento, diventando specchio di una società che non ascolta e non vede. Giotti utilizza il territorio non solo come sfondo, ma come metafora di un vuoto che riguarda adulti e adolescenti, genitori e figli. Uno dei punti di forza del libro è proprio il tema della credibilità. In un’epoca in cui le informazioni si moltiplicano e le fake news si confondono con la realtà, chi decide cosa è vero e cosa no? Il thriller diventa così anche riflessione contemporanea: la rete può essere trappola, ma anche unica via di salvezza. Anna potrebbe essere un’invenzione. Oppure l’unica voce che nessuno ha voluto ascoltare.

Veronica Sgheis emerge come figura credibile e stratificata. Non è l’eroina infallibile, ma una donna divisa tra il ruolo di madre e quello di poliziotta, costretta a mettere in discussione le proprie certezze. Quando la situazione precipita, la sua scelta di infrangere le regole diventa atto necessario: a volte la verità non si trova nei protocolli, ma nell’istinto di chi sa ascoltare l’invisibile. Anna non dimentica è un thriller che gioca con l’immaginario collettivo e lo restituisce con inquietante concretezza. Un romanzo che parla di memoria, identità e sopravvivenza, ma soprattutto del pericolo di ignorare le voci che chiedono aiuto.

Intervista immaginaria all’autore

Anna nasce come leggenda del web. Quanto la affascina il rapporto tra mito digitale e realtà?
Molto. Le leggende moderne nascono online e possono diventare reali nelle loro conseguenze.

Il tema dell’incredulità è centrale. Perché?
Perché spesso non crediamo alle vittime quando la storia è troppo scomoda o difficile da accettare.

Il paesaggio abruzzese ha un ruolo simbolico?
Sì. È un luogo ferito e silenzioso, perfetto per raccontare una storia di assenza e memoria.


Geo

Adriano Giotti si conferma autore capace di unire thriller psicologico e riflessione sociale, affrontando con lucidità temi come la manipolazione online, la memoria e il rapporto tra adolescenti e mondo digitale. Alessandria today continua a seguire con attenzione le nuove uscite della narrativa italiana contemporanea, promuovendo opere che indagano le paure del presente e le trasformazioni dell’immaginario collettivo.


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Pier Carlo Lava: Un percorso tra commercio, marketing e passione per la comunicazione Dal settore commerciale e marketing al mondo della consulenza e del blogging La mia carriera lavorativa si è sviluppata nel settore commerciale e marketing, un ambiente dinamico e stimolante, capace di offrire sfide quotidiane e opportunità di crescita continua. Questo mondo mi ha affascinato sin dall’inizio, non solo per la sua natura in continua evoluzione, ma anche per il forte impatto che ha avuto sulla mia crescita professionale e personale. Lavorare in questo settore significa non conoscere la routine: ogni giorno è una nuova sfida, ogni momento richiede adattabilità, intuizione e competenza. Il commercio e il marketing si fondano su un mix di organizzazione, metodo, psicologia, dialettica, creatività e improvvisazione, tutti elementi che distinguono i professionisti più abili sia nelle vendite che nelle strategie di comunicazione e branding. Spesso, guardando indietro, ci si chiede se si rifarebbero le stesse scelte. Molti, potendo tornare indietro, sceglierebbero strade diverse. Personalmente, non cambierei quasi nulla del mio percorso: rifarei la stessa scelta con la consapevolezza che, per natura delle cose, ogni esperienza vissuta sarebbe comunque unica e irripetibile. Se c’è una cosa che forse modificherei, è il tempo dedicato alla famiglia. Con il senno di poi, avrei voluto concedere più spazio agli affetti, bilanciando meglio le esigenze professionali con quelle personali. Il lavoro mi ha dato molto, ma è altrettanto importante riconoscere il valore del tempo condiviso con chi ci è più caro. Oggi, con l’esperienza maturata, continuo a coltivare la mia passione per la comunicazione e l’informazione attraverso il mio ruolo di blogger e consulente, contribuendo con analisi, riflessioni e contenuti su Alessandria Today e altri progetti editoriali. Perché, in fondo, il sapere e l’esperienza acquistano valore solo quando vengono condivisi.

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