“La solitudine è come la pioggia” di Rainer Maria Rilke. Una nuova traduzione per rileggere l’anima
Ci sono poesie che non appartengono a un’epoca, ma a una condizione dell’essere. “Einsamkeit”, che in italiano conosciamo come “La solitudine è come la pioggia”, è una delle liriche più intense di Rainer Maria Rilke. In questi versi la solitudine non è un fatto psicologico, ma una forza naturale, un elemento che sale dal mare e ricade sulla città, attraversando cielo e pianure come un ciclo inevitabile. È una poesia che chiede lentezza, che impone silenzio, che costringe il lettore a riconoscere quella distanza interiore che nessuna vicinanza fisica riesce a colmare. Rilke ci invita a contemplare la solitudine non come fallimento, ma come spazio necessario dell’esistenza. In questa nuova traduzione italiana, ho cercato di restituire la limpidezza e la verticalità del testo originale, mantenendo la sua tensione cosmica e la sua struggente umanità.
Pier Carlo Lava
Traduzione italiana
La solitudine è come la pioggia.
S’innalza dal mare verso la sera;
dalle pianure lontane, remote,
sale al cielo, che da sempre le appartiene.
E solo dal cielo ricade sulla città.
Piove quaggiù nelle ore crepuscolari,
quando tutti i vicoli si volgono al mattino
e i corpi, che nulla hanno trovato,
delusi e stanchi si lasciano l’un l’altro;
e persone che si odiano
sono costrette a dormire insieme in un unico letto:
allora la solitudine scorre con i fiumi.
Traduzione italiana a cura di Alessandria today
Rilke costruisce un movimento verticale: dal mare al cielo, dal cielo alla città. La solitudine non nasce nell’uomo, ma lo attraversa. È una corrente che scende e scorre, che unisce il paesaggio naturale e quello urbano. Il verso più doloroso resta quello dei corpi delusi e delle persone che si odiano costrette alla prossimità: la distanza interiore sopravvive alla vicinanza fisica. È qui che la poesia tocca la sua verità più radicale.
La forza di questo testo sta nella sua inevitabilità. Non c’è ribellione, non c’è soluzione, non c’è promessa di guarigione. C’è soltanto il riconoscimento che la solitudine è parte del ciclo umano, come la pioggia lo è della natura. E forse proprio in questo riconoscimento si nasconde una forma di pace: comprendere che ciò che ci attraversa non è un’anomalia, ma un elemento essenziale del nostro essere.
In fondo, ciò che rende immortale questa poesia non è soltanto la sua bellezza formale, ma la sua verità disarmante. Rilke non tenta di addomesticare la solitudine né di trasformarla in una metafora consolatoria: la lascia cadere, come pioggia, su ogni vita. Ci ricorda che esiste una distanza che nessuna relazione può colmare del tutto, una soglia interiore che resta nostra, inviolabile, necessaria. E proprio in quella soglia si forma la coscienza, si rafforza l’identità, si apre lo spazio dell’ascolto. La solitudine non è solo mancanza: è terreno fertile, è tempo di sedimentazione, è silenzio che prepara la parola. Accettarla significa smettere di fuggire da noi stessi. E forse, come la pioggia che nutre la terra anche quando sembra grigia e malinconica, essa diventa la condizione segreta da cui germoglia una comprensione più profonda della vita.
Geo
Rainer Maria Rilke, nato a Praga nel 1875 e morto nel 1926, è una delle voci più alte della poesia europea del Novecento. La sua opera, sospesa tra simbolismo e modernità, ha influenzato profondamente la lirica contemporanea per la capacità di indagare l’interiorità, la solitudine e il rapporto tra uomo e cosmo. Anche oggi, a distanza di oltre un secolo, i suoi testi continuano a parlare a lettori di ogni generazione. Alessandria today, come testata culturale attenta alla grande poesia internazionale, propone questa nuova traduzione italiana per offrire un dialogo vivo tra la tradizione europea e la sensibilità contemporanea.