Le origini dell’Unione europea. Dall’Atto Unico a Maastricht, un progetto nato nel conflitto che oggi torna alla prova
Quarant’anni fa, nel 1986, la firma dell’Atto Unico Europeo segnò una svolta decisiva nel cammino dell’integrazione continentale. Non fu un atto tecnico né una formalità diplomatica, ma il risultato di un confronto politico duro, attraversato da diffidenze nazionali, resistenze economiche e visioni divergenti sul futuro dell’Europa. In particolare, il negoziato vide emergere la posizione della premier britannica Margaret Thatcher, convinta sostenitrice del mercato ma profondamente scettica verso un’eccessiva cessione di sovranità. Eppure, proprio da quel compromesso complesso nacque il primo vero impulso verso il mercato unico europeo, aprendo la strada al Trattato di Trattato di Maastricht e alla futura Unione europea. Oggi, in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, veti interni e nuove sfide alla sicurezza, quel momento storico appare sorprendentemente attuale: l’Europa si trova ancora una volta davanti alla scelta tra frammentazione e integrazione, tra prudenza nazionale e visione comune.
Pier Carlo Lava
L’Atto Unico Europeo rappresentò il primo grande aggiornamento dei Trattati di Roma del 1957. L’obiettivo era chiaro: completare entro il 1992 il mercato interno, eliminando le barriere non tariffarie che ancora ostacolavano la libera circolazione di merci, capitali, servizi e persone. Non si trattava solo di economia, ma di metodo decisionale. L’introduzione del voto a maggioranza qualificata in diversi ambiti ridusse il potere di veto dei singoli Stati, rendendo più fluido il processo legislativo comunitario. Una scelta che all’epoca suscitò timori ma che si rivelò determinante per evitare la paralisi. Il confronto con Margaret Thatcher fu emblematico. La leader britannica sosteneva con forza la liberalizzazione dei mercati, ma guardava con sospetto a qualsiasi passo verso un’unione politica più stretta. Il compromesso raggiunto dimostrò che l’integrazione europea è sempre stata frutto di equilibrio tra interessi divergenti. Non un processo lineare, ma una costruzione paziente, spesso conflittuale, capace tuttavia di produrre risultati concreti.
L’Atto Unico pose dunque le basi per Maastricht nel 1992, che introdusse la cittadinanza europea, rafforzò il Parlamento e aprì la strada alla moneta unica. In meno di un decennio l’Europa passò da comunità economica a unione con ambizioni politiche più ampie. Oggi il contesto è diverso ma non meno complesso. La guerra ai confini orientali, la competizione globale con Stati Uniti e Cina, le pressioni migratorie e la necessità di una difesa comune mettono alla prova il progetto europeo. Le divisioni interne, i governi che esercitano il veto su dossier cruciali, le tensioni sul bilancio e sulle politiche energetiche ricordano quanto fragile possa essere l’equilibrio raggiunto. Eppure, la storia dell’Atto Unico insegna che le fasi di crisi possono diventare occasioni di rilancio. Anche allora l’Europa sembrava bloccata da stagnazione economica e disaccordi politici. La risposta non fu il ritorno al nazionalismo, ma un salto in avanti nell’integrazione.
Il parallelo con il presente è evidente: l’Unione europea deve decidere se rafforzare la propria capacità decisionale, dotarsi di strumenti comuni per la sicurezza e la politica industriale, o restare prigioniera dei veti incrociati. Il progetto nato quarant’anni fa non è un monumento del passato, ma un cantiere aperto. La domanda di fondo è la stessa di allora: quanta sovranità gli Stati sono disposti a condividere per ottenere stabilità e peso geopolitico? La risposta non sarà semplice. Ma se l’Europa ha dimostrato qualcosa nel 1986, è che il compromesso, anche aspro, può diventare fondamento di una nuova fase di unità.
Geo
L’Atto Unico Europeo fu firmato nel 1986 a Lussemburgo e all’Aia, segnando una tappa decisiva nel percorso che avrebbe portato alla nascita dell’Unione europea. Anche dall’Italia, Paese fondatore, il dibattito sull’integrazione europea resta centrale, soprattutto in un contesto segnato da tensioni geopolitiche e scelte strategiche comuni su difesa, economia ed energia. Alessandria today segue con attenzione l’evoluzione del progetto europeo e le sue implicazioni per i territori e le comunità locali.