Emerge oltre un taglio di luce
un drappeggio sgualcito d’ombre
straripante su respiri sedimentati
nella curva d’uno spiaggiato spasmo.
L’asse d’equilibrio muta l’attimo
di sosta, lasciando brandire uno
strascico di fragile obliquità.
Tacciono transiti, gestualità consolidate
sulla conca d’una storia artefatta
irriverente fra gli innumerevoli
incastri possibili ove la non vita
diventa rito.
@Silvia De Angelis
ROMA
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