Il ruggito di Sandokan: la lettura epica di Lorenzo Cristallini sul Rajah Bianco. A cura di Elisa Rubini

Il ruggito di Sandokan: la lettura epica di  Lorenzo Cristallini sul Rajah Bianco. A cura di Elisa Rubini

La poesia di Lorenzo Cristallini dedicata al Rajah Bianco si presenta come una sorta di controcanto epico, un richiamo possente e consapevole alla mitologia popolare generata dalla serie televisiva “Sandokan” con Kabir Bedi, che nel 1976 divenne un vero fenomeno culturale mondiale. Il componimento non è mero omaggio: è un raffinato esercizio di trasfigurazione, dove l’immaginario salgariano e la sua incarnazione televisiva vengono filtrati attraverso un registro alto, che scolpisce in versi la tensione fra dominio e libertà, fra potere coloniale e resistenza indomita.
Il risultato è un testo che sembra dialogare direttamente con la scenografia morale della serie, con i suoi sguardi fieri, le foreste impregnate di nebbia tropicale, il mare rosso di tramonti, e soprattutto con quel ruggito felino che rese immortale la figura della Tigre della Malesia.

Il Rajah Bianco come maschera del potere

Lorenzo Cristallini raffigura il Rajah Bianco come un sovrano dalla regalità usurpata, “con piede da tiranno / e col pezzo che tuona”. L’immagine richiama la postura scenica dei governatori britannici visti nella serie televisiva: figure granitiche, ornate di divise perfette, sorrette però da una violenza istituzionale fredda. Nella poesia, questo antagonista non è semplicemente un uomo: è l’emblema di un potere che si autocelebra, una corona che si regge più sul cannone che sul consenso.

Nella trasposizione TV, Kabir Bedi incarnava il polo opposto: la selvatichezza nobile, l’autorità carismatica priva di trono. Cristallini sembra cogliere proprio questa dialettica: da un lato il tiranno irrigidito nel proprio fasto; dall’altro il ribelle che trae forza dall’assenza di titoli, dalla fedeltà a un popolo offeso e a un arcipelago ferito.

Mompracem: l’idea di una patria che resiste

Il componimento rievoca Mompracem come l’avamposto dell’insubordinazione, “difesa / all’ultimo Tigrotto”: non solo un luogo fisico, ma l’ultima radice di una comunità disposta a dissetare la terra “senza perder la guerra”. È un’immagine che vibra in linea con la serie TV, dove l’isola è mostrata come fortezza naturale, santuario di giustizia e rifugio di umanità varia – pirati, ribelli, fratellanze nate sul filo delle spade.

Cristallini porta questo mito in una dimensione quasi sacrale: la “bandiera rossa” con il “tigrotto cucito” diviene reliquia, memoria cucita a mano che attraversa i decenni e arriva fino a noi come simbolo di chi non si è arreso.
La serie televisiva, con il suo tema musicale struggente e con la fotografia che pareva scolpita nell’ambra equatoriale, amplificava proprio questo sentimento di appartenenza: Mompracem non come covo di filibustieri, ma come terra promessa dei senza voce.

Il ruggito di Kabir Bedi e il ritmo del poema

Nel verso di Cristallini c’è un’eco che richiama l’intonazione epica con cui Kabir Bedi dava corpo al suo Sandokan. L’attore indiano prestò al personaggio una gravitas magnetica: lo sguardo ardente, il volto segnato dal destino, la voce grave che pareva contenere tanto la ferocia della giungla quanto la malinconia dell’esule.

Nella poesia, questo ruggito appare in forma simbolica: “Il ruggito felino / … furon poscia riscossa”.
La riscossa – morale prima ancora che politica – è ciò che accompagna ogni episodio della serie. Lo spettatore percepiva che la vera vittoria non stava nelle battaglie vinte, ma nella coerenza della Tigre con la propria identità, nei suoi moti d’onore, nel rifiuto di piegarsi a un destino tracciato da altri.

Cristallini traduce tutto questo in una partitura poetica serrata, quasi marziale, dove l’endecasillabo si carica di un’energia che sembra provenire dalle percussioni di una colonna sonora tropicale.

Il tema del destino e della rinuncia apparente

Nella parte finale del testo, emerge una riflessione più profonda, quasi filosofica:
“Così, a capo chino, / chiamò la ritirata / dall’isola perduta… / però mai resa muta.”
Qui l’autore eleva un concetto che la serie TV mostrava con grande finezza: la ritirata non è sempre sconfitta; è a volte la forma più alta di sopravvivenza, l’atto di conservare forze, memoria e dignità per una nuova rinascita.
Sandokan, nelle interpretazioni televisive, è spesso costretto a cedere terreno, ma non smette mai di incarnare la voce dei dimenticati e proprio per questo conquista la dimensione del mito.

Il giudizio morale sui mercenari e la tenuta del cuore

L’ultima strofa, che denuncia “l’arma dei mercenari” incapace di vincere chi combatte “per quel che ha nel cuore”, estende il discorso su un piano etico. È come se Cristallini vedesse nella figura di Sandokan, quello televisivo, scolpito dall’aura di Kabir Bedi, un archetipo intramontabile: l’eroe che non si piega ai mercenari del potere, alle pressioni economiche, ai giochi oscuri della politica coloniale.

Questa immagine coincide perfettamente con la direzione morale della serie TV, che rese Sandokan un simbolo di libertà per intere generazioni. In quel volto bruno illuminato da occhi ardenti c’era l’eco di un’intera civiltà oppressa, ma anche la promessa che nessun destino è definitivo per chi decide di affrontarlo “né si piega / né un metro concede”.

Elisa Rubini

Classe 1981, sono una mente giuridica con l’anima da narratrice. Dopo la laurea in Giurisprudenza e un periodo come patrocinante legale, ho scelto di dare spazio a ciò che sentivo mio: la scrittura e la comunicazione. Da oltre cinque anni mi dedico alla promozione di autori, con particolare attenzione al mondo del self publishing. Aiuto gli scrittori a costruire la propria visibilità online, a comunicare con autenticità e a creare una comunità di lettori consapevoli. Gestisco su Facebook la pagina Socialmenteconsapevole e il gruppo Socialmente Autori, spazi dedicati a chi vuole crescere, imparare e valorizzare i propri libri nel mondo digitale. Il mio impegno è insegnare agli autori come usare i social in modo strategico ma umano, mantenendo la propria voce. Collaboro come articolista con Alessandria Today, Mobmagazine, Urbanmoodmagazine.com e Fai.informazione.news dove curo articoli e approfondimenti che uniscono passione e professionalità. Nel mio blog Universi parlo di libri, musica e mindfulness, tre elementi che accompagnano il mio percorso personale e creativo. Accanto alla scrittura porto avanti il progetto dei libri da colorare antistress, dedicati a chi cerca calma, libertà espressiva e un momento per sé. Credo nella forza delle parole e nei piccoli gesti che possono cambiare una giornata.

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