Festival di Sanremo 2026 : più sbadigli che applausi di Giuseppina De Biase
Dopo solo due puntate il Festival di Sanremo 2026 sembra già aver esaurito la pazienza dei telespettatori. Quello che doveva essere il grande ritorno di Carlo Conti all’Ariston si sta trasformando in un esercizio di resistenza fisica e psicologica, tra una lentezza esasperante e tensioni che faticano a nascondere un vuoto di contenuti.
Dopo anni di “sbornia” collettiva con Amadeus, l’edizione di Carlo Conti si è scontrata con una realtà amara: i numeri calano e le polemiche non riguardano più la musica, ma tutto quello che ci sta intorno.
Ecco perché Sanremo 2026 sta facendo storcere il naso a molti.
I punti più caldi delle polemiche di Sanremo 2026 sono iniziate dalla prima puntata.
Dopo i record storici degli ultimi cinque anni, tornare allo stile “ordinato” e istituzionale di Conti è sembrato a molti un passo indietro. Il Festival ha perso quella sensazione di “festa folle” per tornare a essere un programma TV classico, e il pubblico, specialmente quello più giovane, lo ha percepito subito.
A Sanremo lo sappiamo tutti che è politica da sempre, ma quest’anno si è passato il segno. Il caso Andrea Pucci è diventato un teatrino imbarazzante: prima annunciato, poi travolto dalle critiche social per vecchie battute e infine “difeso” persino dalle alte cariche dello Stato. Quando il Presidente del Senato Ignazio la Russa deve intervenire per un comico a Sanremo, capisci che lo spettacolo è finito e la propaganda è iniziata.
La musica sta diventando un contorno. Tra l’abuso di autotune, che fa sembrare tutti i cantanti uguali, la qualità è scadente.
Se a tutto questo si aggiungono le minacce di querela da parte di Miss Italia per un testo “scomodo” di Ditonellapiaga, capisci che si parla più di avvocati che di musica.
Dopo una partenza apparentemente solida, la seconda serata ha registrato un calo vistoso di telespettatori. Il pubblico sembra voler “fuggire” da uno spettacolo giudicato privo di veri picchi e penalizzato da canzoni non sempre all’altezza.
Il conduttore nella prima puntata ha minimizzato parlando di livelli comunque alti e ammettendo di aspettarsi dati persino più bassi data la concorrenza (come la Champions League).
Vedere scritte sbagliate come “Repupplica” sul maxi schermo della prima serata ha dato l’idea di un Festival stanco. Anche gli artisti sembrano meno convinti: le etichette discografiche hanno preteso più soldi per partecipare, sintomo che Sanremo non è più un’opportunità imperdibile, ma un costo pesante da sostenere.
Sanremo 2026 non piace perché ha perso la sua magia. È diventato un rito stanco, troppo lungo e troppo condizionato da fattori esterni, dove la canzone è solo una scusa per riempire cinque ore di diretta che ormai pochi hanno voglia di seguire fino alla fine.
