“4 minuti e 12 secondi” al Teatro della Quattordicesima di Milano – Recensione
Cosa può succedere in 4 minuti e 12 secondi? Diverse cose, sia encomiabili che disdicevoli e tra queste ultime anche che finisca in rete un video che vede protagonisti due minorenni durante un rapporto sessuale. I due giovani sono Tommy, appartenente a una famiglia “bene”, e la sua ragazza Lara. È questo l’argomento della pièce del drammaturgo britannico James Fritz, nominata agli Olivier Awards, che, tradotta e diretta da Giancarlo Nicoletti, è stata messa in scena in prima nazionale dal Teatro della Quattordicesima al quale va il merito di averla fatta conoscere al pubblico italiano.
Tutto ha inizio quando la madre del ragazzo scopre macchie di sangue su una maglietta del figlio e, allarmata, chiede al marito se ne fosse a conoscenza. L’uomo per tranqullizzarla le risponde che si tratta di semplice epistassi ma, di fronte alle insistenze della donna, si vede costretto a confessarle che il figlio è stato picchiato dal fratello della ragazza con la quale era sorto un problema a seguito di un rapporto sessuale di cui era stato girato un video messo poi in rete non si sa come né da chi.

La donna rimane sconvolta sia per il fatto che fosse stato girato un video porno che vedeva il figlio protagonista, sia che lo stesso fosse stato messo in rete ottenendo, apprende in quel momento, più di un milione di visualizzazioni, e soprattutto che il figlio fosse stato picchiato. La sua intenzione è quella di telefonare alla polizia ma il marito, che minimizza l’accaduto, la convince a desistere.
Questo è l’incipit di quanto si svolge in quello che è il primo di una serie di episodi che si susseguiranno in un clima crescente di situazioni che assumeranno la tonalità propria del giallo dove quello che sembrava essere in un modo in realtà mostra avere un’altra faccia tanto da portare a conclusioni imprevedibili. Nel succedersi dei quadri l’attenzione si sposta tra Diana e David (Chiara Becchimanzi e Claudio Vanni) e Nick (Samuele Ghiani, rispettivamente genitori e amico di Tommaso, e Lara (Flavia Lorusso).
Si fa strada la domanda sempre più impellente su come in realtà si siano svolti i fatti. Il rapporto è stato consenziente? Chi ne è veramente colpevole? La sceneggiatura adotta un thriller psicologico quale ossatura per tenere desta l’attenzione e fare emergere tematiche che sono fonti di riflessioni profonde, il tutto condotto in una drammaturgia che sa appassionare. La società dell’oggi descritta nella sua natura resa ancora più destabilizzante nell’era digitale di cui i giovani sono vittime inconsapevoli in uno scontro con genitori sempre meno in grado di comunicare con loro. Una società che peraltro non si è allontanata da quella sua natura ancestrale nella quale è tuttora vigente l’idea di una funzione dei ruoli che vede nel maschio quel senso di supremazia che gli fa vivere con orgoglio il proprio sesso fino al punto in cui, come accade nella pièce, di rendere David orgoglioso delle imprese del proprio figlio. E se poi sua moglie le intende riprovevoli, lui così le risponde: “il sesso della generazione di oggi è più sdoganato di quanto lo fosse nella nostra”. E alla donna su altre osservazioni del marito non rimane che ripetere con un senso di frustrazione: “Questo lo diceva anche mio padre”.

La morale della commedia è portatrice di un doppio significato e per questo è significativamente degna di attenzione. A renderla appassionante è la messa in scena in cui prevalgono pannelli mobili rimovibili a ridosso del proscenio. Di forte impatto l’accompagnamento musicale originale che suggerisce quella forma di curiosa attesa propria del genere thriller e dovuta a Mimosa Campironi giovane compositrice di gran talento che avevo già avuto modo di ammirare in altra occasione anche come musicista improvvisatrice. Chiara Becchimanzi e Claudio Vanni nel ruolo dei genitori hanno fornito una prestazione eccellente in sintonia con il crescendo dell’andamento della vicenda. Bravi e incisivi nei loro ruoli Flavia Lorusso e Samuele Ghiani. Molto buona l’accoglienza del pubblico con diverse chiamate.
Visto il giorno 28 marzo 2026
(Carlo Tomeo)
Crediti:
4 minuti e 12 secondi di James Fritz – Traduzione e regia di Giancarlo Nicoletti con Chiara Becchimanzi, Claudio Vanni, Flavia Lorusso e Samuele Ghiani – Scene Alessandro Chiti – Disegno luci David Barittoni – Musiche originali Mimosa Campironi – Aiuto regia Giuditta Vasile – Direttore di scena Gerardo Espinoza – Organizzazione Cinzia Storari – Grafica Ruggero Pane – Servizio audio luci Stanchi srl – Realizzazione scene IT Costruzioni – Produzione Altra Scena e Goldenart Production – Ringraziamenti a Affabulazione, Teatro del Lido di Ostia, Valorada – Foto courtesly della Produzione.