L’insostenibile leggerezza della libertà di parola – di Marina Vicario
Cara Marina condivido quello che hai scritto, ma permettimi di aggiungere che questi titoli a sensazione voluti ad arte da un certo tipo di basso giornalismo per creare scompiglio, per vendere copie e per accendere un vile riflettore di luce su una testata che in effetti di Libero ha ben poco, nell’attuale contesto sociale dove in tutta l’Europa e anche in Italia cresce l’estremismo e l’odio per il diverso.., sono anche estremamente pericolosi e possono determinare gravi e irreparabili conseguenze. Questo modo di far giornalismo non è degno di una società che si voglia definire civile.!!!
Pier Carlo Lava

Che cosa girava nel cervello al Sig. Feltri quando si è ritrovato ad approvare il titolone incoerente e stupido? Criceti forse? Si difende dicendo “Chi ci spara addosso, ha letto solo il titolo”… e allora?
Che cosa c’entra la tendenza sessuale con l’aumento o diminuzione del PIL (Prodotto Interno Lordo)? I così definiti “omosessuali” non sono parte del genere umano che, come tutti, fanno massa nelle statistiche per dare il risultato del “procapite”?
Per me esiste solo una classificazione: uomo e donna, chiamati tali per essere dotati di diversi apparati genitali. Non è criticabile da dove vengano, che colore siano, che religione pratichino, che siano atei, alti, biondi, bassi, mori o blu, o che facciano l’amore con lo stesso sesso.
Siamo già abbondantemente nel nuovo millennio, i pregiudizi sono da medioevo.
Predichiamo la nostra emancipazione, ma se ci si sente ancora liberi di classificare consapevoli di ferire o, ancor peggio, deridere un essere umano, siamo destinati alla deriva più certa.
Non mi son nemmeno presa la briga di leggere l’aticolo, non ne sono interessata. Qualora fosse una provocazione, trovo che sia al limite con l’indecenza.
Titoli a sensazione per creare scompiglio, per vendere copie, per creare un vile riflettore di luce su una testata che di Libero ha ben poco.
Un altro esempio di degrado e di caduta di stile di un giornale che non fa giornalismo, ma improbabile e volgare giornalettismo.