Ivan Pozzoni: “Ho studiato, studiato, studiato. E ho sfondato a Porta Pia”. Intervista di Pier Carlo Lava – Alessandria today
Esplosiva, tagliente, filosofica, ironica, dissacrante. L’intervista a Ivan Pozzoni, accademico, scrittore, poeta, fondatore di movimenti estetici e riviste letterarie, è un viaggio dentro l’intelligenza più corrosiva e brillante del panorama letterario italiano contemporaneo. Collaboratore di università in oltre 110 nazioni e autore di oltre 150 volumi, Pozzoni è rientrato sulla scena culturale nel 2024 dopo sei anni di silenzio “strategico”. Il suo percorso accademico parte da un punto essenziale: lo studio ossessivo. «A differenza del 99% degli scribacchini italiani, ho studiato, studiato, studiato», afferma con una schiettezza che è il suo marchio di fabbrica. Un percorso formativo e intellettuale costruito lavorando 12 ore al giorno nella grande distribuzione e leggendo 50.000 volumi, senza mai cedere alla logica dei “lit-blog di regime”.
Nel mondo accademico, ha dato forma a un pensiero originale e radicale, partendo dalla storiografia della filosofia del diritto, passando per la Law and Literature, fino alla creazione del movimento NeoN-Avanguardista, approvato da Zygmunt Bauman, e poi trasformato nel Kolektivne NSEAE, un collettivo internazionale militante, anti-sistema, votato al sabotaggio estetico. Una nuova visione che integra neuroscienze, antropologia malinowsiana e anti-ontologia estetica. Pozzoni è un instancabile curatore di cultura: ha pubblicato più di 1000 saggi e curato antologie entrate nei manuali universitari di letteratura e filosofia. Tra i suoi studi più significativi cita quelli su Calderoni e Vailati, pionieri italiani del pragmatismo analitico, e le ricerche su Law and Literature nel mondo greco antico. Ha una visione caustica e rivoluzionaria del crollo dell’“io lirico” nella letteratura moderna, denunciando il “pontificato” di un sistema editoriale stagnante e autoreferenziale, dominato da “lirici/elegiaci”.
È il fondatore di riviste come Il Guastatore, L’Arrivista, Información Filosófica, tutte nate con un obiettivo chiaro: resistere al dominio editoriale istituzionalizzato e sopravvivere con modelli aziendali agili, digitali e indipendenti. La sua poetica è ormai tradotta in 25 lingue e studiata nei dipartimenti universitari di mezzo mondo, da Ulan Bator a Città del Messico, da Brazzaville a Belgrado. E proprio qui, Pozzoni rivendica la propria centralità internazionale, contrapposta all’autocelebrativa cultura italiana: «L’Italia culturale oggi è al livello del Burkina Faso. Il resto del mondo mi chiede chi ***** è Maurizio Cucchi».
Il suo ritorno nel 2024 è stato “termonucleare”: «Era il momento di sfondare a Porta Pia», dice. E lo ha fatto con la finanza, non con i like. Dietro di lui, solo venti bersaglieri ottuagenari, ma autentici. Ai giovani autori, Pozzoni consiglia di acquisire “due certificati di malattia mentale”, leggere dizionari, bruciarli, e sostituire la semantica con la pragmatica. Il suo sogno? Vedere i trappers usare le rime per demolire la cultura da fast food a base di “pace, amore e fratellanza”. Ivan Pozzoni è questo: una mina letteraria pronta a esplodere nel cuore dell’omologazione culturale italiana, armato di parole, pensiero e sarcasmo affilato come un bisturi.
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