“Mi arrivi come lo schiaffo del mare” – La voce vibrante di Luciana Potenza. Recensione di Alessandria today
La poesia “Mi arrivi come lo schiaffo del mare” di Luciana Potenza è un intenso dialogo con la madre, tra memoria, desiderio e impossibilità. Versi che toccano il cuore per sincerità e forza emotiva.
A cura di Pier Carlo Lava
Ci sono versi che arrivano come un’onda improvvisa, che scuote e lascia un segno profondo. La poesia di Luciana Potenza, “Mi arrivi come lo schiaffo del mare”, appartiene a questa categoria: pochi versi, essenziali, ma capaci di evocare un mondo interiore vasto e palpitante.
Il testo
Mi arrivi come
lo schiaffo del mare,
mamma, la frenesia
della foglia scossa
dal vento, l’ustione
di una fiamma.
Ti voglio ti sento
ti penso ti vedo
ma non posso bagnarmi delirare, bruciarmi.
(Luciana Potenza, 23 Ottobre 2025)
Analisi e interpretazione
La poesia di Luciana Potenza si apre con una similitudine potente e visiva: “Mi arrivi come lo schiaffo del mare”. L’immagine del mare – forza primordiale, simbolo di memoria e maternità – si intreccia immediatamente con il richiamo affettivo alla madre, figura centrale e totalizzante.
Il ritmo dei versi è breve, spezzato, vibrante come un respiro affannato: è la voce di chi evoca, di chi tenta di trattenere una presenza che non può toccare.
Le immagini successive — “la foglia scossa dal vento”, “l’ustione di una fiamma” — tracciano un percorso sensoriale di tensione e desiderio, dove il corpo diventa veicolo di memoria e di mancanza. In questi versi si avverte la volontà di afferrare ciò che sfugge, di abbracciare l’assenza con la parola.
La chiusa, “Ti voglio ti sento ti penso ti vedo ma non posso bagnarmi delirare, bruciarmi”, è un culmine emotivo: una confessione che contiene insieme amore, dolore e impossibilità. La ripetizione anaforica dei verbi (“ti voglio ti sento ti penso ti vedo”) costruisce un ritmo incalzante, quasi liturgico, che ricorda la preghiera o il canto. L’impossibilità finale – “ma non posso…” – suggella la condizione umana dell’amore perduto o lontano, che vive nella mente ma non più nel contatto.
Temi e stile
Luciana Potenza appartiene a quella linea poetica dell’essenzialità emotiva, dove la parola è nuda e diretta, ma capace di vibrare di eco profonde. La sua poesia è fisica e spirituale al tempo stesso: la madre diventa simbolo di radice e di appartenenza, ma anche di quella parte di sé che non può più essere toccata.
Il linguaggio, semplice e limpido, si carica di una intensità affettiva universale. La forza del testo non sta nella ricercatezza, ma nella verità con cui la poetessa esprime la nostalgia, l’amore e la ferita del distacco.
Conclusione
“Mi arrivi come lo schiaffo del mare” è una poesia che lascia un’impronta salina, come dopo un’onda che si ritira.
Luciana Potenza riesce a racchiudere, in pochi versi, l’essenza del legame più primordiale e potente: quello tra madre e figlia, tra presenza e assenza. È un testo che si legge in un soffio, ma che rimane nella memoria come un abbraccio mancato che continua a vivere nei pensieri.
Geo: Alessandria – Italia
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