Musica – Solace: Il Suono della Natura che Respira nelle Note di Held By Trees

Musica – Solace: Il Suono della Natura che Respira nelle Note di Held By Trees

Oggi mi sono imbattuto in un’idea affascinante, letta in un’intervista sul mio giornale musicale preferito, Mojo: “I musicisti dovrebbero iniziare a pagare per l’uso dei suoni naturali: perché non versiamo delle royalties alla Natura?”

Più ci pensavo, più mi sembrava logico. Dopotutto, non è forse come se Madre Natura fosse presente in studio quando gli artisti catturano l’essenza del mondo naturale nella loro musica? Nei giorni scorsi ho ascoltato più volte in cuffia l’album Solace dei Held By Trees, e si percepisce esattamente questo: una fusione perfetta tra il mondo naturale e l’emozione umana, un’esperienza che sembra il tocco silenzioso della natura che ti sfiora delicatamente.

Fin dalla prima nota di Next to Silence, il mondo si quieta attorno a noi e sembra che ne inizi uno nuovo. Il canto degli uccelli, insieme alle delicate note del pianoforte, riempie l’aria, evocando una calma tanto emotiva quanto fisica. L’atmosfera ricorda da vicino il mondo che Mark Hollis dei Talk Talk aveva creato, tanto che si potrebbe quasi immaginare che sia lui stesso a entrare nella stanza, donando la sua presenza. Ma no, non si tratta di resuscitare il passato, tantomeno di una seduta spiritica dove ci si illude che lui sia nuovamente tra noi. È piuttosto un tributo, una nuova esplorazione guidata dai Held By Trees.

Mark Hollis by Talk Talk

Quando un amico mi ha consigliato di immergermi in Solace, non sapevo bene cosa aspettarmi. Avendo amato l’eredità degli ultimi album dei Talk Talk, Spirit of Eden e Laughing Stock, ero scettico all’idea che questo progetto potesse sembrare un’eco riverente o una mera imitazione, quasi una cover band opportunista. Ma premendo play, mi sono subito trovato trasportato, non in una copia, ma in un’estensione di quel paesaggio musicale. Non è un karaoke, ma la continuazione di un viaggio iniziato con Mark Hollis, supportato da alcuni dei musicisti che un tempo lo accompagnavano.

La seconda traccia, In the Trees, mi ha travolto con le sue linee di basso profonde e il ritmo costante del rullante. È come se la musica dipingesse una visione del paradiso proprio davanti ai tuoi occhi. Ogni nota si prolunga, creando uno spazio in cui il tempo non sembra scorrere come di consueto. E da quel momento sono stato catturato. Da quel momento ho cominciato ad amare l’album.

Quando sono arrivate le note di Rain After Sun, mi ero ormai completamente arreso al potere dell’album. Il lieve battito delle gocce di pioggia, il ritmo regolare del contrabbasso e il rombo lontano del tuono si combinano per creare un pezzo che sembra vivo, come se la musica stessa respirasse. Wave Upon Wave brilla come la luce del sole che si fa strada dopo la tempesta, mentre An Approach introduce un momento intimo, quasi tattile: lo scricchiolio del pavimento, l’apertura di una custodia di strumenti. È come se il calore di un antico armonium di un nonno che vive sulle colline del Sussex ci fosse offerto, invitandoci a sederci e a vivere la sua storia attraverso quel suono.

Il viaggio attraverso queste otto tracce è tanto profondo quanto fugace. Non è il ritmo di un treno in corsa, ma piuttosto il lento galleggiare di una nuvola nel cielo. Sembra una delle nuvole che sorvolano il cielo sopra di me ora, alla fine dell’estate, che annunciano l’arrivo dell’autunno.

Ad ogni ascolto scopri qualcosa di nuovo, ma è difficile capire esattamente cosa sia. E poi c’è un’idea bellissima alla base di questo disco: per ogni album venduto, verrà piantato un albero. La musica restituisce al mondo ciò da cui prende in prestito. È l’incarnazione dell’essere letteralmente Held By Trees.

Una delle tracce più straordinarie, The Tree of Life, ti accoglie con un assolo di chitarra avvolgente, per poi discendere delicatamente in corde più morbide. Puoi quasi sentire le mani dell’artista sfiorare le corde, il legno dello strumento vibrare ad ogni pizzico. C’è un ritmo che tiene tutto ancorato, collegando l’etereo al tangibile.

Held By Trees rende omaggio al lavoro dei Talk Talk, è indubbio, ma strizza l’occhio anche ad artisti come Ryuichi Sakamoto, David Sylvian e John Cage. Eppure, non risulta derivativo: è un’opera a sé stante, ricca di texture, emozioni e della bellezza grezza dell’interpretazione dal vivo. Senti il respiro dietro ogni strumento a fiato, il graffiare delle dita sulle corde della chitarra, il battito di un tamburo che pulsa di vita. È questa autenticità, questa vicinanza alla fonte, che distingue Solace da ciò che normalmente sentiamo in giro.

È musica alternativa, ma di quella che avvolge, non disturba. Non cerca il colpo proibito per spiazzarti e sembrare complicata e colta solo perché disturbante: questo è un abbraccio, sprigiona calore e amore.

David Joseph, il polistrumentista alla guida del progetto, potrebbe sembrare il capitano di una nave, ma è importante sottolineare che non è un progetto solista. È uno sforzo collettivo, con musicisti come Robbie McIntosh (chitarra), Martin Ditcham (batteria), Simon Edwards (basso), Lawrence Pendrous (pianoforte) e Andy Panayi (flauto, clarinetto), ognuno dei quali porta la propria magia. In effetti, il nome di Joseph è semplicemente un altro nella lista alfabetica dei collaboratori—una scelta intenzionale che riflette lo spirito collaborativo del progetto.

La penultima traccia, Mysterium, porta con sé un senso di meraviglia silenziosa. Il tocco delicato di Pendrous al pianoforte si intreccia meravigliosamente con la chitarra di McIntosh, creando un’atmosfera quasi ultraterrena, come se la musica stessa fluttuasse tra le casse. Infine, The New Earth completa il viaggio, un tributo perfetto all’eredità dei Talk Talk e un promemoria della bellezza che risiede nella semplicità. Non ci sono voci, ma non sono necessarie. Non ci sono parole, forse perché la musica parla già chiaramente da sola, riflettendo un mondo in cui tutti vorremmo vivere—un mondo pieno di calma, connessione e la magia silenziosa della natura.

In un certo senso, Solace è più di un album: è un’esperienza, un promemoria del potere che risiede sia nella musica che nel mondo naturale. Grazie, David Joseph e compagni, per averci donato questo regalo e per aver mantenuto viva la memoria di uno dei musicisti più amati nella mia vita: Mark Hollis.

Massimo Usai

After more than 25 years spent between London, Warsaw, and Brussels—three cities that taught me everything except how to resist a good coffee—I’ve had the pleasure of collaborating with international outlets such as The New York Times, Time Out London, and Vancouver News. Today, I’m the Director of Urban Mood Magazine and the Editor behind Longevitimes.com, where I explore stories at the intersection of culture, photography, and longevity. I love blending images and words to turn every piece into a small journey—authentic, original, and occasionally a little mischievous. In recent years, I’ve been diving deep into the world of Sardinia’s Blue Zone, developing expertise in longevity, traditions, and the science behind living better (and longer). And yes—I’m also an Arsenal supporter. Nobody’s perfect. / To contact me massimousai@mac.com

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