Verso l’immortalità biologica: la nuova sfida della scienza
Le parole pronunciate a Pechino da Vladimir Putin e Xi Jinping hanno riacceso il dibattito globale su uno dei sogni più antichi dell’umanità: la possibilità di vivere per sempre. Putin ha parlato di organi “ripetutamente trapiantabili” e di una vita “potenzialmente infinita”, mentre Xi ha ipotizzato che nel XXI secolo l’essere umano possa raggiungere i 150 anni. Dichiarazioni suggestive, che però trovano oggi un’eco concreta nei laboratori di biotecnologia più avanzati del pianeta.
L’obiettivo non è più solo curare le malattie, ma riprogrammare la vita stessa: rallentare, fermare o persino invertire i processi dell’invecchiamento. Ricercatori e aziende biomediche stanno ridefinendo i confini della biologia attraverso la stampa di organi, la modifica genetica e l’uso dell’intelligenza artificiale applicata al corpo umano.
Dalla stampa 3D degli organi alla riscrittura del DNA
Il bioprinting, o stampa 3D di tessuti e organi, rappresenta una delle frontiere più affascinanti della medicina rigenerativa. Utilizzando “bioinchiostri” composti da cellule staminali e biomateriali, i laboratori riescono oggi a ricostruire strutture complesse come pelle, ossa e cartilagine. I prossimi obiettivi? Organi completi: fegato, reni, retina e tessuti vascolari.
Secondo Giovanni Vozzi, bioingegnere dell’Università di Pisa, la sostituzione programmata di organi potrebbe un giorno permetterci di vivere fino a 120 anni, mantenendo funzioni corporee giovani e attive.
In parallelo, le tecniche di editing genetico come CRISPR/Cas9, base editing e prime editing stanno trasformando la medicina molecolare. Questi strumenti consentono di correggere il DNA con estrema precisione, eliminando mutazioni, rallentando l’invecchiamento cellulare e potenziando la resistenza ai tumori. Le nuove versioni di queste tecniche, più delicate, promettono interventi multipli sul genoma senza danneggiarlo.
Le terapie cellulari aggiungono un ulteriore tassello: cellule del sistema immunitario vengono modificate per combattere patologie croniche o degenerative. Le Car-T, ad esempio, hanno già salvato migliaia di vite contro leucemie e linfomi, e si studia la loro applicazione anche per rigenerare tessuti o contrastare l’Alzheimer.
L’intelligenza artificiale come co-pilota della biologia
La complessità dei dati biologici richiede strumenti di calcolo sempre più sofisticati. L’intelligenza artificiale è oggi indispensabile per analizzare genomi, predire interazioni molecolari, simulare il comportamento delle cellule e creare “gemelli digitali” del corpo umano.
Grazie a modelli predittivi e reti neurali, è possibile individuare le mutazioni che accelerano l’invecchiamento o testare virtualmente nuove terapie senza rischi per i pazienti. In prospettiva, la bioinformatica e il machine learning potrebbero fornire un “controllo qualità” permanente della nostra salute, prevenendo malattie prima ancora che si manifestino.
Il muro biologico della longevità
Ma la strada verso l’immortalità resta piena di ostacoli. Secondo studi del Max Planck Institute, la speranza di vita nei Paesi industrializzati sta raggiungendo un limite fisiologico. Le ricerche pubblicate su PNAS e The Lancet mostrano che, dopo decenni di crescita costante, l’aspettativa media di vita ha iniziato a rallentare: obesità, stili di vita sedentari e invecchiamento della popolazione hanno frenato l’ascesa.
Inoltre, anche se si potessero sostituire organi e tessuti, resterebbero problemi sistemici difficili da eliminare: mutazioni somatiche, danni mitocondriali e perdita di efficienza del sistema immunitario. L’invecchiamento non è solo usura meccanica, ma deterioramento complessivo del sistema biologico.
Etica, potere e disuguaglianze biologiche
Dietro la corsa alla longevità si nasconde anche una nuova sfida geopolitica. Stati Uniti, Cina ed Europa investono miliardi nel settore biotech, consapevoli che la padronanza di queste tecnologie può determinare un vantaggio strategico enorme.
Tuttavia, l’accesso alle cure resta un tema etico di fondo: chi potrà permettersi di “restare giovane”? Rischiamo di creare una frattura biologica tra un’élite capace di rigenerarsi e masse escluse dai progressi scientifici.
In Cina, dove la regolamentazione è più flessibile, la ricerca procede a ritmo accelerato. Negli Stati Uniti cresce la preoccupazione: la National Security Commission on Emerging Biotechnology ha inserito la supremazia biotecnologica tra le priorità strategiche per la sicurezza nazionale.
Un futuro sospeso tra scienza e filosofia
Entro il 2050, potremmo assistere a una medicina radicalmente diversa: organi biostampati, terapie genetiche su misura, rigenerazione tissutale continua e diagnosi predittive basate su IA. Ma parlare di immortalità rimane, per ora, un’illusione filosofica più che una prospettiva scientifica.
La vita potrà forse essere estesa e migliorata, ma la morte resta un elemento intrinseco alla biologia e, in un certo senso, alla nostra umanità.
Geo: Alessandria, Piemonte – L’interesse per la biotecnologia e l’intelligenza artificiale non riguarda solo i grandi centri di ricerca internazionali: anche in Italia, e in particolare nel Piemonte scientifico e universitario, cresce il dibattito sull’etica e le opportunità di queste scoperte. Laboratori, startup e poli tecnologici tra Torino, Pavia e Genova guardano al futuro con l’obiettivo di unire progresso e responsabilità umana.
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Fonte:
Immortalità in laboratorio: la nuova frontiera delle biotecnologie – Panorama