Opera “Bacchanale” nella Mostra i tre Grandi di Spagna alla Fabbrica del Vapore di Milano – comunicato stampa
La mostra “I Tre Grandi di Spagna: tre visioni, un’eredità”, ospitata alla Fabbrica del Vapore di Milano dal 25 ottobre 2025 al 25 gennaio 2026, racconta la nascita e l’evoluzione di alcune tra le più significative avanguardie artistiche del Novecento attraverso le opere di tre dei suoi massimi protagonisti: Pablo Picasso, Joan Miró e Salvador Dalí.
Significativa all’interno del percorso espositivo è l’opera “Bacchanale”, massiccia scenografia teatrale realizzata da Salvador Dalí per l’omonimo balletto, il primo di molti per cui Dalì prestò la sua arte. Capolavoro di surrealismo, l’opera – che viene esposta per la prima volta in Italia in occasione di questa mostra – rappresenta anche la prima collaborazione del pittore con I Balletti Russi di Monte Carlo, che prima di lui si erano avvalsi di quella, tra gli altri, di Picasso e Mirò.
Accanto al “Bacchanale” il pubblico potrà assistere alla proiezione del video che ha rimesso in scena il balletto, e la sua scenografia, lo scorso dicembre 2024 presso il Círculo de Bellas Artes di Madrid, già presente in mostra incorniciato da un sipario, in attesa dell’arrivo dell’opera.
Bacchanale segna l’ingresso di Salvador Dalí nel mondo del teatro come autore, scenografo e costumista, incarnando la sua idea di opera d’arte totale. Realizzato nel 1939 in collaborazione con il coreografo Léonide Massine dei Ballets Russes de Montecarlo, il balletto debuttò il 9 novembre al Metropolitan Opera House di New York, con musiche tratte dal Tannhäuser di Wagner. Alla produzione contribuirono anche Coco Chanel e Barbara Karinska, mentre Dalí creò scenografie e costumi in perfetto stile paranoico-critico.
Il successo fu immediato: Bacchanale rimase in repertorio fino al 1941 e venne ripreso più volte negli anni successivi. La trama, visionaria e simbolica, ruota intorno a Ludovico I di Baviera e alla sua discesa nel Monte di Venere, in un intreccio di metamorfosi, desiderio e follia che fonde mito, psicoanalisi e surrealismo.
La scenografia — composta da tredici grandi tele — riflette i temi ricorrenti dell’artista: il sogno, la morte, l’inconscio, il doppio. Figure sospese tra il sensuale e il macabro, drappi molli, teschi e cassetti aprono finestre sull’immaginario più profondo di Dalí, trasformando il palcoscenico in un labirinto visivo di visioni e simboli.
Oggi l’opera, di proprietà del collezionista spagnolo Jorge Alcolea, rivive grazie a una nuova esposizione che ne restituisce l’impatto scenico e visionario, riportando alla luce uno dei momenti più intensi dell’incontro tra surrealismo e teatro.
Bacchanale: il metodo paranoico-critico in movimento
Esattamente come dichiarò Dalí nel 1939, la scenografia originale di Bacchanale incornicia e disegna il suo primo balletto paranoico-critico. Frutto di una prodigiosa attività e immerso nell’idea di opera d’arte totale, Dalí scrisse in tempo record il libretto, disegnò le scenografie e anche i costumi per questa opera. La prima ebbe luogo il 9 novembre 1939 al Metropolitan Opera House di New York, poco prima che Dalí e Gala si trasferissero a New York, rendendo evidente l’interesse dell’artista ad avvicinarsi al grande pubblico e a mostrare l’aspetto più scenografico del suo lavoro.
In questo balletto, Dalí collaborò strettamente con Léonide Massine, coreografo e direttore dei Ballets Russes di Montecarlo. La produzione ha visto la partecipazione di altre figure di spicco come Coco Chanel, che ha lavorato alla realizzazione di parte dei costumi e degli accessori, e Barbara Karinska, che li ha infine confezionati, mentre le scenografie sono state realizzate in stretta collaborazione tra Salvador Dalí e il principe Alexandre Schervachidze. La musica del balletto consisteva in un adattamento dell’ouverture del Tannhäuser di Wagner.
La prima a New York fu un vero successo nonostante l’assenza di Dalí, che non poté partecipare a causa delle numerose complicazioni derivanti dall’invasione della Polonia da parte della Germania il 1° settembre 1939. L’interesse dell’artista per il progetto è evidente nella sua disperata richiesta alla compagnia di ritardare la prima per poter mettere a punto tutti i dettagli dello spettacolo. Tuttavia, il tempo a disposizione era molto poco. Massine decise di andare avanti nonostante le suppliche di Dalí e i vari contrattempi legati all’inizio della Seconda guerra mondiale. Chanel stessa, si rifiutò di inviare i suoi costumi e fu Barbara Karinska a realizzarli in fretta e furia sulla base di diverse fotografie.
Il successo di Bacchanale fu clamoroso e rimase in repertorio dal 1939 al 1941, per poi essere rappresentato nuovamente nel 1945 e successivamente nel 1967, questa volta a Monaco. Il germe da cui nacque Bacchanale fu il Tristan fou, un balletto precedente che non fu mai completato e Dalí concepì lo spettacolo come una trilogia che avrebbe anche dovuto includere i balletti Laberinto e Sacrificio, di cui però solo il primo fu realizzato. Se Laberinto metteva in scena la “rinascita della tradizione”, Bacchanale era concepito come la rappresentazione di un “caos romantico” e Sacrificio si concludeva con il “trionfo della religione e dei valori spirituali”; la trilogia non era ambientata nel tempo storico, ma nello “spazio e nel tempo di un sogno”.
La trama di Bacchanale racconta l’arrivo di Ludovico I di Baviera, protagonista dell’opera e personaggio storico, al Monte di Venere. Una metamorfosi trasforma la dea in un pesce e successivamente in un drago, al che il cavaliere reagisce trafiggendolo con la sua spada. Il sangue dell’animale fantastico, che era il “veleno libidinoso” della stessa Venere, gli schizza negli occhi di Ludovico provocandogli delle visioni. Tra questi deliri appaiono Lola Montez, amante del cavaliere, e le Tre Grazie rappresentate come manichini da sarta. Nel corso del balletto, Ludovico I, nella sua follia, si identifica con Tannhäuser, protagonista della leggenda medievale che ispirò Wagner e che Dalí interpretò a modo suo attraverso il metodo paranoico-critico e la psicoanalisi di Freud. In questo senso, la sovrapposizione di personaggi e immagini non è evidente solo nella narrazione, ma anche nella scenografia stessa, incorniciata dal dipinto che porta lo stesso titolo del balletto che Dalí stava realizzando dagli anni Trenta, dove l’iconografia acquista un grande potere simbolico con numerose possibilità di lettura.
La scenografia è composta da 13 pezzi di grandi dimensioni: un fondale e quattro gruppi di tele concepiti per essere disposti come cornici. L’elemento centrale della composizione è il Monte di Venere, su cui si sovrappone un cigno, in riferimento al mito di Leda, in un accumulo di simboli legati al peccato. Il cigno, costruito su una struttura di legno, non è stato conservato; probabilmente è stato distrutto per ridurre lo spazio occupato dalla scenografia in magazzino. Nella parte superiore di questo sipario compare una copia delle Nozze della Vergine di Raffaello, che denota l’interesse di Dalí in quegli anni per la pittura rinascimentale. La cascata, elemento liquido collegato al ricordo del padiglione Dream of Venus – progettato da Dalì per la New York World’s Fair e costruito dall’architetto Ian Woodner – è inevitabilmente legata ad Arnold Böcklin e alla sua Isola dei morti.
I siparietti laterali – che occupano verticalmente i lati del palcoscenico – e il fregio in primo piano ci introducono nella scena con un’esplosione di tratti realizzati direttamente dall’artista, la cui mano si apprezza nella libertà della composizione e nella sicurezza della pennellata. Nel primo fregio è raffigurato un fregio classico con due figure femminili che possono essere accostate alle sculture di Michelangelo e a quelle che compaiono in opere come Gradiva (1938) o España (1938). A questa composizione seguono altri tre gruppi di tele che scandiscono il ritmo visivo attraverso una griglia di cassetti. I cassetti sono una costante nelle opere di Dalí e alludono all’inconscio come luogo in cui si nascondono le paure e i desideri più profondi. Il gioco ottico acquista un grande livello di efficacia grazie alla maestria di Salvador Dalí. Gli scaffali sono occupati da busti con occhi vuoti o piccoli teschi. Dal terzo fregio, la figura distesa sembra assistere a quel balletto sul peccato e la morte, incarnando i contrasti tra il sensuale e il fantasmatico. Nella composizione osserviamo anche altri elementi daliniani come i drappi flosci e le mani o i guanti che fanno capolino sulla scena. Tra queste apparizioni spettrali, la più impressionante è quella di un braccio scheletrico che pende su una cassetta, il cui mistero è accentuato da capelli biondi che spuntano dall’ombra.
Tutto ciò rivela uno degli interessi di Dalí che sta alla base di questa scenografia: i meccanismi della visione. Questo gioco dello sguardo, in cui entrano in scena il visibile e l’immaginato, è collegato alla dialettica amore/morte. Tali intrecci risultano evidenti anche nel libretto e si dispiegano nella scenografia attraverso la sensualità di alcune figure simili a fantasmi che convivono con inquietanti teschi. In questo progetto, Salvador Dalí sfrutta tutte le risorse offerte dal formato teatrale per espandere nello spazio la sua concezione dello sguardo come dispositivo di sovrapposizione di immagini che potrebbero sembrare inconciliabili.
Dopo la chiusura del Ballet Russe de Montecarlo nel 1968, i suoi beni passarono alla Ballet Foundation. All’inizio degli anni Settanta, George Verdak, insegnante ed ex ballerino della compagnia, spinse perché questi materiali fossero donati alla Butler University, dove aveva istituito un programma di danza con William Glenn. Già in questa donazione mancava il cigno in legno che era posto davanti al sipario.
Attualmente, l’opera è di proprietà del gallerista e collezionista spagnolo Jorge Alcolea. Il suo interesse a far uscire la scenografia dalla sua scatola originale e mostrarla al grande pubblico, al di là degli spazi scenici per cui è stata progettata, è evidente nelle diverse mostre che hanno avuto luogo dal 2023, e di cui questa esposizione a Milano è un esempio rappresentativo. (Jaime Vallaure, Madrid, settembre 2025).
Titolo I TRE GRANDI DI SPAGNA: tre visioni, un’eredità
L’arte di Dalí, Miró e Picasso
Produzione Navigare Srl
Dove Fabbrica del Vapore, Via Giulio Cesare Procaccini, 4 – Milano
Quando Dal 25 ottobre 2025 al 25 gennaio 2026
Curatore Joan Abelló con Vittoria Mainoldi e Carlota Muiños
Artisti esposti: 3 (Salvador Dalí, Joan Miró e Pablo Picasso)
Totale opere originali: n. 200 ca. suddivise in cinque sezioni
Patrocini Comune di Milano, Istituto Cervantes, Consolato di Spagna a Milano, Camera di Commercio Spagnola in Italia
Orari Da lunedì a venerdì: ore 9.30 – 19.30 / Sabato, domenica e festivi: ore 9.30 – 21.30
Costi biglietto Intero: 15,00€ – Tutti i giorni
Ridotto in biglietteria: 13,00€ – Tutti i giorni:
gruppi oltre 10 pax, universitari, over 65, under 14, accompagnatori
diversamente abili
Ridotto speciale: 9,00€ dipendenti comunali, accompagnatori legge
n.104/1992, under 14
Ridotto scuole: 7,00€
Biglietto Open: 16,00€ – Salta la fila
Biglietto famiglia: 13,00€ 1 o 2 adulti; 5,00€ ragazzi 6-14 anni
Gratuito: bambini fino ai 6 anni, abbonamento musei Lombardia,
giornalisti con tesserino, disabili legge 104 art.3, tesserati Icom, guide turistiche su prenotazione
Informazioni e Biglietteria Spazio Messina Due – Fabbrica del Vapore Telefono: (+39) 351 336 4334
Vendita online: http://www.ticketone.it
Info, prenotazioni, visite guidate, scuole e gruppi Telefono (+39) 351 840 3634 – (+39) 333 609 5192
prenotazioni@navigaresrl.com – I moduli di prenotazione per scuole e gruppi sono scaricabili sul sito
ufficiale
Sito web della mostra http://www.navigaresrl.com