LA CASA DI RIPOSO È E RIMARRÀ UN BENE DI TUTTI – CASALE MONFERRATO.

LA CASA DI RIPOSO È E RIMARRÀ UN BENE DI TUTTI – CASALE MONFERRATO.

LA CASA DI RIPOSO È E RIMARRÀ UN BENE DI TUTTI.
CHIAREZZA E TRASPARENZA SU UNA SCELTA NECESSARIA PER IL FUTURO DEL SERVIZIO
Apprendiamo con dispiacere che, negli ultimi giorni, su iniziativa della lista “Casale, Davvero” sono emerse notizie quantomeno fuorvianti su una presunta volontà dell’amministrazione di “privatizzare” la Casa di Riposo. Notizie che pare abbiano addirittura portato alla costituzione di un comitato a difesa della pubblicità dell’ente e dell’organizzazione di una manifestazione prevista venerdì 5 dicembre davanti alla Casa di Riposo.
Ci pare a questo punto doveroso chiarire alla cittadinanza che parlare di privatizzazione è completamente privo di fondamento e rischia solo di generare allarmismo inutile tra famiglie, ospiti e lavoratori.
La trasformazione dell’Ospitalità CDR da ente pubblico a Fondazione a controllo pubblico non comporterà infatti né una cessione dell’ente a soggetti privati che possano trarne profitti, né la perdita della direzione pubblica. Si tratta di un riordino previsto dalla Legge Regionale 12/2017, che consente agli ex-IPAB di adottare una forma giuridica più efficiente e sostenibile, pur mantenendo finalità sociali e un controllo pubblico. Per dovere di cronaca, prima della trasformazione in ente pubblico, avvenuta sotto l’amministrazione Palazzetti, la Casa di Riposo per quasi trecento anni è stata gestita da un consiglio di amministrazione che era espressione dei soci dell’associazione: soci sostenitori privati che detenevano la maggioranza del consiglio di amministrazione e nominavano il presidente. Mai nessuno si è preoccupato di sollevare il problema che la gestione fosse in mano a dei “privati”.
Ci si chiede come mai oggi, dopo solo qualche anno di gestione a maggioranza pubblica, anni in cui oltretutto si è manifestata la maggior parte dei problemi finanziari dell’ente, il cambio della forma giuridica dovrebbe rappresentare una criticità e non una soluzione. La Fondazione continuerà a essere un ente senza scopo di lucro, regolato dal Codice del Terzo Settore, vigilato dalla Regione Piemonte e con un Consiglio di Amministrazione in cui il Comune manterrà la maggioranza della governance, garantendo, così, indirizzo pubblico e continuità della missione sociale. Nessun utile potrà essere distribuito come previsto per ogni tipo di fondazione e ogni risorsa sarà reinvestita nei servizi assistenziali della struttura.
La qualità dell’assistenza resterà al centro dell’attività della struttura. Così come gli ospiti non si sono accorti della trasformazione nel 2019 da IPAB a ente pubblico, non si accorgeranno della trasformazione da ente pubblico a fondazione che consiste in una mera variazione della forma giuridica, senza alcuna incidenza sul livello di ospitalità dell’ente. La trasformazione consentirà di snellire procedure oggi estremamente pesanti come appalti, contabilità armonizzata – e di rendere più rapide le decisioni e gli investimenti. Si tratta di un passaggio pensato proprio per rafforzare la capacità della Casa di Riposo di concentrarsi sulle persone e sul miglioramento dei servizi, non certo per ridurli.
Per quanto riguarda il personale, è importante ribadire che nessun diritto verrà intaccato come previsto dalla legge. Anche con la trasformazione del contratto resteranno pienamente garantiti tutele, retribuzioni, sicurezza, anzianità e trattamento di fine servizio, come previsto dalla normativa regionale. Le due ore settimanali aggiuntive previste dal nuovo contratto saranno ovviamente retribuite e non rappresentano un aggravio per i lavoratori e verranno prese in considerazione le eventuali criticità segnalate dal lavoratore. Il Presidente del Consiglio di Amministrazione ha inoltre incaricato un esperto di diritto del lavoro per verificare ogni aspetto e assicurare la massima protezione del personale prima di ogni decisione.
Anzi, la trasformazione porterà benefici economici concreti. Oggi l’ente sostiene direttamente costi per malattie del personale, pari a circa 40.000 euro all’anno, ai quali potrebbero aggiungersi le spese per eventuali maternità. Con la nuova forma giuridica tali oneri passeranno all’INPS, generando un risparmio stabile nel tempo. A questo si aggiunge la semplificazione della gestione contabile e la possibilità di accedere con maggiore facilità a fondi, contributi e donazioni che oggi non sono pienamente utilizzabili a causa del regime pubblico. I primi interventi di efficientamento energetico, già finanziati dalla Fondazione Giumelli, stanno producendo risparmi tangibili, come dimostrato dalla riduzione delle spese registrata negli ultimi mesi.
È infondata anche l’idea che la trasformazione possa mettere a rischio le convenzioni con l’ASL. Le convenzioni seguono gli ospiti e gli standard assistenziali, non la forma giuridica dell’ente. Tutte le fondazioni ex-IPAB del Piemonte lavorano regolarmente in convenzione e la Casa di Riposo di Casale Monferrato continuerà a farlo senza alcuna modifica per utenti e famiglie.
Il Comune conserverà un ruolo determinante nella governance dell’ente, continuerà a garantire trasparenza e indirizzo pubblico e potrà vigilare, insieme alla Regione, sulla corretta gestione e sulla tutela del patrimonio.
La trasformazione in Fondazione rappresenta quindi una scelta voluta perché ritenuta necessaria, sostenuta dal quadro normativo e accompagnata dal parere positivo della Regione Piemonte. È un percorso pensato per assicurare alla Casa di Riposo stabilità economica, capacità di investimento, miglioramento dei servizi e nella piena salvaguardia dei lavoratori. Non c’è alcuna privatizzazione, ma la volontà di rafforzare un servizio essenziale per la città, permettendo all’ente di guardare al futuro con maggiore sicurezza e serenità.
Non comprendiamo come chi in questi anni ha più volte criticato le scelte fatte da questa e dalla precedente amministrazione per migliorare i servizi della Casa di Riposo, come aver realizzato la casa di comunità, il centro diurno Mnemosine, il dormitorio sociale e che, oltretutto ha espresso gli amministratori dell’ente sino al 2023, anni in cui si sono manifestate le maggiori criticità sotto il profilo gestionale finanziario, oggi si voglia ergere a strenuo difensore della CDR utilizzando, come solito fare, informazioni infondate e pretenziose per mero consenso politico.

GIUSEPPINA DE BIASE

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