Poeti, Stefano Benni, ‘Da piccolo, a Natale…”, analisi di Elvio Bombonato e commenti di Vincenza Cerbone e Cristina Saracano
Da piccolo a Natale aspettavo un regalo
un pacco dorato, sotto l’abete luminoso.
Quando aprii il pacco, non era quello atteso.
Lo tirai contro il muro, piangente e iroso.
Quanti regali ho rotto, ho respinto
nella mia vita, dopo quel giorno?
Ora di questi ho il rimpianto.
Accettare doni è difficile
perché non sempre ne aspettiamo uno soltanto.
Impara ad amare ciò che desideri,
ma anche ciò che gli assomiglia,
sii esigente e sii paziente;
è Natale ogni mattino che vivi
scarta con cura il pacco dei giorni,
ringrazia ricambia sorridi.
STEFANO BENNI
Questa lirica è tratta dal suo libro “Di tutte le ricchezze”, Feltrinelli 2014. Tre strofe, di 4, 5 e 6 versi; totale 15 versi. Ho contato: 1 doppio settenario, 1 ottonario+settenario, 4 doppi senari, 4 endecasillabi, 1 decasillabo, 4 novenari.
Il poeta prende spunto dal Natale e dallo scambio di regali che in una società consumistica come la nostra, complice la pubblicità, sì è portati a scambiarsi. È acclarato che nella scelta di un regalo non sempre si riesce a soddisfare i gusti di chi lo riceve. Il poeta si rivede bambino capriccioso che nell’ aprire i regali, posti sotto l’ albero, qualora non fossero quelli richiesti, scattava la rabbia e la distruzione del malcapitato “giocattolo”. Nasce nel poeta il rimpianto di non aver saputo accettare quei doni, perché accettare i doni significa apprezzare il tempo che la persona ti ha dedicato nella scelta del regalo. Sii esigente e paziente con te stesso, imparando ad accontentarti di quello che non è proprio uguale ai tuoi desideri, ma gli assomiglia. Sono doni i giorni della nostra vita, il nostro tempo è prezioso e dobbiamo averne cura, apriamo la giornata come un regalo che ci viene offerto ogni giorno, senza dimenticare di ringraziare e senza dimenticare che il dono va ricambiato e offerto insieme a un sorriso. Stupenda . . . non riciclate dolci, a noi non piace il panettone con il cioccolato.😅 Vincenza Cerbone
Più che un augurio, un insegnamento, una lirica adatta ai nostri giorni dove il consumismo dilaga e spesso non ci si accontenta. Bisognerebbe mettere in pratica l’ultima strofa di questa poesia. Cristina Saracano
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Pier Carlo Lava