Intervista/ Wywiad: Francesco Brunetti “Sono un pessimista ostinatamente resiliente / Jestem uparcie odpornym pesymistą”

Intervista/ Wywiad: Francesco Brunetti “Sono un pessimista ostinatamente resiliente / Jestem uparcie odpornym pesymistą”

Intervista e traduzione in lingua polacca Izabella Teresa Kostka.

Wywiad i przekład z języka włoskiego Izabella Teresa Kostka.

***

INTERVISTA A FRANCESCO BRUNETTI:

L’atmosfera autunnale ispira riflessioni e, nei consueti pomeriggi nebbiosi, adoro  intrattenere conversazioni interessanti. Oggi, il mio ospite speciale è Francesco Brunetta: medico di professione, poeta per passione e uomo di eccezionale sensibilità.

  1. I.T.K.: Ciao, Francesco. Sono solo io a percepire l’autunno come un periodo dell’anno in cui le riflessioni sulla vita e sul passare del tempo diventano sempre più frequenti? Sei un uomo  nell’autunno della vita, pieno di sensibilità, empatia e di  sublime talento poetico. Sei d’accordo con la mia idea: quando cadono le foglie, sprofondiamo nella malinconia?

F.B.: L’autunno è una stagione per noi “boreali” molto particolare. La luce del sole che gradualmente si riduce, la temperatura che scende, le piogge più frequenti, la natura che sembra rintanarsi facendo spegnere i suoi colori influiscono sul tono dell’umore, questo lo ha confermato anche la scienza. Tuttavia le reazioni umane sono diversificate perché le problematiche individuali sono molto varie. Io vivo l’autunno come un periodo di maggior introspezione, di ripiegamento più facile alla riflessione esistenziale. Il ricordo dei defunti che noi celebriamo il 2 novembre è per me legato ai ricordi della mia infanzia e adolescenza dove il rito collettivo della visita ai cimiteri nella cittadina in cui sono nato aveva un profondo risvolto intimo ricco di pathos e di una malinconia profonda ma dolce. Con gli anni ho realizzato che fosse un viatico per avvicinare i giovani al concetto di morte per loro quasi “astratto” facendo prevalere il peso degli affetti e dell’esempio lasciati, da chi non c’è più, sul trauma dell’assenza. Esempio di saggezza popolare.

  1. I.T.K.: Sei nato a Sestri Levante, nella pittoresca regione della Liguria, dove il mare fa parte integrante della vita e il suo respiro si percepisce a ogni passo. Una delle tue raccolte di poesie del 2003 è stata intitolata “Lune di mare”.  Provi, anche tu, un legame speciale con il mare?

F.B.:  Il mio legame con il mare è profondo e intenso. È stato il motore di gran parte della mia produzione in versi. Un mare che ho poco solcato nella vita pur avendolo costantemente davanti ma che ho introiettato con la sua voce, i suoi colori, la sua ripetitiva multiforme costante presenza. Un testimone memore dell’inizio della vita sulla terra a cui ho delegato la capacità di conoscerne e conservarne il mistero  e insieme una metafora tangibile della caleidoscopica mutevolezza della natura umana unita alla coesistente apparente fragilità a cui pone rimedio una incredibile resilienza.

  1. I.T.K.: Sei una persona molto sensibile ed empatica, hai lavorato come medico, è una professione molto distaccata  dall’arte. Come hai gestito questi due mondi nella tua vita? La poesia è stata per te una valvola di sfogo, una via di fuga dallo stress professionale?

F.B.:  Io ho conseguito studi classici e prima di iscrivermi a Medicina ho accarezzato l’idea di scegliere Filosofia. Gli studi di Medicina nei lontani anni 60/70 erano ancora impregnati di umanesimo e la professione richiedeva capacità di ascolto e di deduzione: gli strumenti a disposizione erano pochi e la anamnesi e la semiotica erano fondamentali. L’imprinting avuto da parte di un Primario che aveva una visione olistica e dava grande importanza al ruolo della psiche hanno trovato terreno fertile e mi hanno formato. Quanto alla poesia, questa ha avuto ruoli diversi nel tempo. Da ragazzino è stata la risposta a imput di qualche maestro. Nell’adolescenza è stato il bisogno di confrontarmi con i classici: lirici greci, Leopardi, Montale tra tutti con scritti eseguiti a penna su quadernetti e foglietti sparsi e gelosamente custoditi in un cassetto senza parlarne con nessuno.  Per pubblicare ho dovuto superare mille remore e anche i cinquant’anni e più. Nell’età giovanile il motore è stato il bisogno di fissare su carta il flusso dei sentimenti e delle emozioni e pulsioni che irrompevano imperiose. In età adulta, molto anagraficamente adulta, il bisogno di comunicare, di confrontarmi e di lasciare un qualche segno di me. È stata certo una valvola di sfogo, la creazione di un metaverso in cui identificarsi generato più che per difesa da stress professionale per una esigenza intima ed esistenziale. Sono, io credo, maturato lentamente e nei versi mi sono immerso nelle emozioni  positive  oppure sono fuggito dall’impatto con la progressiva dissoluzione delle illusioni e dei luoghi comuni.

  1. I.T.K.: Devo ammettere che l’unione della tua professione medica con il tuo amore per le Muse ha portato, nel tuo caso, alla pubblicazione di numerose raccolte di poesia e di sei romanzi. È un magnifico risultato letterario! Puoi raccontarci di queste tue opere? Quale di esse ti sta più a cuore?

F.B.:  La prima raccolta di versi pubblicata (LUNE DI MARE) che raccoglie scritti giovanili e dell’età.adulta ha per me un significato profondo. È stata l’inizio di una “colata lavica” di scritti in versi e in prosa. La raccolta STRANE IDEE ha rappresentato un punto di arrivo ( poi smentito dai fatti) perché raccoglie riflessioni esistenziali associate ciascuna a versi con un percorso che rappresentava tutto il mio mondo interiore. STRANE IDEE SUL VOLO DI UNA PIUMA nato successivamente è un racconto che ha attinto abbondante dal precedente. L’ho pubblicato in cartaceo, successivamente l’ho trasformato in reading a 4 voci, in audiobook e dovrebbe essere rappresentato a inizio 2026: è il mio sogno nel cassetto. I romanzi sono nel mio cuore, tutti diversi tra loro, ma gli scritti di cui sopra sono la mia anima, quella di cui vorrei restasse traccia.

  1. I.T.K.: So che un posto speciale nel tuo cuore è occupato dalla raccolta di poesie pubblicata nel 2023 da Noiqui su Amazon, dal titolo “Sentieri dolci e irti”. È un emozionante viaggio attraverso gli anni della tua vita e ho avuto il piacere di tradurre alcune di queste poesie in polacco. È un libro eccezionalmente personale, ricco di riflessioni sull’amore, sulla nostra caducità e altro ancora. È, in un certo senso, un riassunto del tuo credo personale e artistico?

F.B.:  Rispondendo alla precedente domanda ho esplicitato quali siano le tappe più significative del mio percorso di scrittura. SENTIERI DOLCI E IRTI è nato durante un periodo difficile per problemi di salute e in parte inaspettato. È suddiviso in due parti e raccoglie scritti giovanili in parte inediti e in parte tratti dalla mia prima raccolta LUNE DI MARE ormai introvabile e scritti recenti inediti. Un file rouge che parte dalle emozioni giovanili e arriva alle riflessioni più mature quindi chiude una seconda volta il cerchio. Da poco ho ripreso a scrivere e chissà che la sorte non riapra un altro percorso. Se sarà così non vorrei che fosse crepuscolare ma saggio e profondo, scarno ed essenziale.

  1. I.T.K.: Ovidio disse: “Tutte le cose umane sono sospese a un esile filo, e quelle di breve durata si dissolvono d’improvviso”. Qual è il tuo atteggiamento nei confronti del passare del tempo? Lo scorrere della vita ti riempie di tristezza, lo accetti con paura o forse con stoica calma?

F.B.: Fino a una decina di anni fà mi guardavo raramente indietro, di fatto non avevo sostanziali rimpianti, ero proiettato in avanti. Riflettendoci sù temo che possa aver agito con una certa presunzione. Per la mia professione sono stato a contatto per decine d’anni con il dolore e con la morte anche se con crescente difficoltà nell’accettarli. Era uno scudo necessario o una mia pecca? Propendo per il fatto che indole e necessità abbiano dettato i miei comportamenti. L’ultimo anno mi ha riservato gravi problemi di salute e mi ha portato a chiudermi in me stesso salvo riemergere appena l’orizzonte si rasserenava. La depressione  e la conseguente tristezza per adesso non hanno vinto. La paura esiste e si affaccia in me di fronte a un iter che mi spaventa perché  ricco di incognite mentre di fronte al rischio reale, superato l’impatto, prevale l’accettazione. Sono un pessimista ostinatamente resiliente con una visione “panteica” della vita: nulla si perderà  del tutto, siamo particelle di un mistero destinate a perdersi e ritrovarsi. Mi piace pensare che possa essere così.

  1. I.T.K.: In base alla tua esperienza, pensi che ci sia ancora spazio per l’arte nel mondo tecnologico odierno? Oppure pensi che la letteratura in particolare, sia diventata un campo di nicchia e sia destinata all’oblio? Ci sono davvero pochi lettori accaniti.

F.B.: L’arte come prodotto è nella natura umana. Credo e spero non sparirà. Assumerà forme nuove per poi tornare sui suoi passi. Così ci insegna la sua storia. La letteratura come scrittura destinata al pubblico dei lettori è in crisi anche se non ci sono mai state tante case editrici, book pride, fiere del libro dove stand stracolmi aspettano invano o quasi acquirenti. Una contraddizione su cui interrogarsi. Il libro custodito per generazioni nella libreria di casa oggi occupa spazio e fatica a sopravvivere. La multimedialità impera. L’espressione artistica che sembra resistere è la musica spesso associata alla parola. Ma è davvero una novità. Non credo. La leggenda di Omero e della sua cetra, i madrigali a Corte, il melodramma, il cantautorato, il rap e così via sono la testimonianza che ci fa riflettere e in parte rincuora. Solo in parte perché io intravedo una decadenza di costumi, uno svilimento delle emozioni e della fantasia necessarie per “servir virtute e canoscenza” per cui è necessario che qualcuno custodisca i valori più preziosi ma chi? Forse i poeti possono essere i custodi del bello, del buono e del vero durante questo nuovo “medioevo” come lo furono i monaci amanuensi nei secoli bui.

F.B.: Jestem zagorzałym „Vichianinem” czyli wyznawcą filozofii Giambattista Vico. Historia może się wydawać zmienna, ale powtarza się. Czuję nostalgię za pewnymi wartościami, które zanikają, a jedną z nich jest przede wszystkim coraz powszechniejszy brak PLANU ŻYCIA. Zdaję sobie sprawę, że od posiadania planu do jego faktycznej realizacji jest długa droga. Jednak plan w relacjach pomaga, motywuje i wzmacnia odporność psychiczną. Dziś przyjemność i cieszenie się chwilą nie zawsze są mądrością, a często są jedynie narkotykiem, dla którego praktyczne życie oferuje jedynie ucieczkę w uzależnienie lub samotność.

  1. I.T.K.: Stephen King, nel suo famoso romanzo “Shining” disse: “Il mondo è un posto difficile. Non gli importa di noi. Pur non odiando te e me, non ci ama nemmeno. Lì accadono cose terribili che non possono essere spiegate”. Forse il problema della poesia è il suo distacco dalla realtà del mondo reale e, per questo motivo, per molti è un’utopia del passato? Quindi, cosa ne pensi della tendenza della poesia di impronta sociale? È una buona soluzione?

F.B.: Io sono un “vichiano” convinto. La storia muta in apparenza ma si ripete. Provo nostalgia per alcuni valori che si stanno perdendo, uno su tutti: la mancanza sempre più diffusa di UN PROGETTO DI VITA. Sono consapevole che tra avere un progetto e realizzarlo ce ne corre. Tuttavia un progetto nelle relazioni aiuta, da stimoli e nutre resilienza. Oggi il piacere e il godimenti dell’attimo non sempre sono saggezza, spesso sono solo.una droga a cui la vita pratica offre solo la fuga nella dipendenza o la solitudine.

F.B.: L’autunno è una stagione per noi “boreali” molto particolare. La luce del sole che gradualmente si riduce, la temperatura che scende, le piogge più frequenti, la natura che sembra rintanarsi facendo spegnere i suoi colori influiscono sul tono dell’umore, questo lo ha confermato anche la scienza. Tuttavia le reazioni umane sono diversificate perché le problematiche individuali sono molto varie. Io vivo l’autunno come un periodo di maggior introspezione, di ripiegamento più facile alla riflessione esistenziale. Il ricordo dei defunti che noi celebriamo il 2 novembre è per me legato ai ricordi della mia infanzia e adolescenza dove il rito collettivo della visita ai cimiteri nella cittadina in cui sono nato aveva un profondo risvolto intimo ricco di pathos e di una malinconia profonda ma dolce. Con gli anni ho realizzato che fosse un viatico per avvicinare i giovani al concetto di morte per loro quasi “astratto” facendo prevalere il peso degli affett e dell’esempio i lasciati da chi non c’è più sul trauma dell’assenza. Esempio di saggezza popolare.

F.B.:  Al mondo non importa di noi? Meglio dire che a noi poco importa degli altri e del mondo. Siamo “homo homini lupus” a cui filosofie e religioni hanno cercato di dare una visione di speranza in questa o in altra vita. La poesia comunemente intesa può apparire illusoria, ingenua se non crepuscolare e nichilista in alcune sue espressioni. Io ritengo più semplicemente che attinga a quel METAVERSO in cui abitano anima, spirito, daimon e materia oscura in altre parole il METAFISICO a cui l’uomo guarda più a meno consciamente da quando se ne ha memoria. La poesia ad impronta sociale è come la Marsigliese: grido di popolo che si ribella. È utile come messaggio ma per essere vera poesia deve oltre che far riflettere deve saper emozionare.

  1. I.T.K.: A un certo punto della vita, facciamo sempre il conteggio dei nostri successi e fallimenti. Cosa prevale nella tua vita: il sorriso o le  lacrime? Che consiglio ti daresti se potessi tornare indietro nel tempo e parlare con Francesco di appena vent’anni?

F.B.:  Sorriso e lacrime in parti uguali. Il sorriso non sempre è gioia né le lacrime sono sempre dolore. Sono prodotti delle emozioni e le emozioni in realtà sono la sola vita vera vissuta. La domanda è: quanta vita ho vissuto? Difficile rispondere ma credo di averne vissuta una buona parte perché famiglia e professione non me le hanno fatte mancare. Se tornassi ai vent’anni tornerei a fare il medico anche se non so se oggi sarebbe possibile a breve perseguire il valore umanistico della professione. Avendo la mente sgombra da eccessivi pregiudizi e condizionamenti culturali e sociali che erano un fardello nei miei vent’anni forse sarei più libero di vivere intensamente ogni incontro ma dove sarebbe il ragazzo sognatore a cui ripenso con un sorriso indulgente?

  1. I.T.K.: Il mondo corre velocemente e dobbiamo adattarci costantemente al cambiamento. Ti senti in pace con i tempi odierni oppure provi nostalgia per i vecchi valori e per una vita passata? Si dice spesso che i valori fondamentali, tradizionali siano scomparsi e che l’egoismo prevalga nelle interazioni umane. Cosa ne pensi?

F.B.: Io sono un “vichiano” convinto. La storia muta in apparenza ma si ripete. Provo nostalgia per alcuni valori che si stanno perdendo, uno su tutti: la mancanza sempre più diffusa di UN PROGETTO DI VITA. Sono consapevole che tra avere un progetto e realizzarlo ce ne corre. Tuttavia un progetto nelle relazioni aiuta, da stimoli e nutre resilienza. Oggi il piacere e il godimenti dell’attimo non sempre sono saggezza, spesso sono solo una droga a cui la vita pratica offre solo la fuga nella dipendenza o la solitudine.

Novembre 2025, Italia

***

WYWIAD Z FRANCESCO BRUNETTI’ M

Jesienna aura pobudza do refleksji, a w mgliste popołudnia z przyjemnością zagłębiam się w ciekawe rozmowy. Dzisiaj moim gościem specjalnym będzie Francesco Brunetta: lekarz z zawodu, poeta z zamiłowania i człowiek o wyjątkowej wrażliwości.

I.T.K.: Witaj Francesco. Czy to tylko ja odbieram jesień jako porę roku, w której refleksje o życiu i przemijaniu stają się coraz częstsze? Jesteś człowiekiem w jesieni życia, przepełnionym wrażliwością i wysublimowanym talentem poetyckim, zgadzam się z z moim stwierdzeniem, że gdy spadają liście, to my wpadamy w melancholię?

F.B.: Jesień to dla nas, „mieszkańców Północy”, wyjątkowa pora roku. Stopniowo słabnące światło słoneczne, spadająca temperatura, częstsze deszcze i pozornie cofająca się, blaknąca kolorystyka natury – wszystko to wpływa na nasz nastrój – nauka to potwierdziła. Jednak ludzkie reakcje są różne, ponieważ indywidualne wyzwania są tak różnorodne. Dla mnie jesień to czas głębszej introspekcji, łatwiejszego wycofania się w egzystencjalną refleksję. Pamięć o zmarłych, którą świętujemy 2 listopada, jest związana ze wspomnieniami z mojego dzieciństwa i młodości, kiedy to zbiorowy rytuał odwiedzania cmentarzy w moim rodzinnym mieście miał głęboko osobisty wymiar, pełen patosu i głębokiej, a zarazem czułej melancholii. Z biegiem lat uświadomiłem sobie, że był to sposób na wprowadzenie młodych ludzi w koncepcję śmierci, która dla nich jest niemal „abstrakcyjna”, pozwalając, by ciężar miłości i przykładu pozostawionego przez tych, których już nie ma, przeważył nad traumą nieobecności. Piękny przykład ludowej mądrości.

  1. I.T.K.: Urodziłeś się w Sestri Levante, w malowniczym regionie Liguria, w którym morze jest częścią życia, a jego oddech odczuwa się na każdym kroku. Jeden z twoich zbiorów wierszy z 2003 roku zatytułowany jest “Lune di mare / Morskie księżyce”. Czy ty także odczuwasz z nim wyjątkową więź?

F.B.: Moja więź z morzem jest głęboka i intensywna. To ono stanowiło siłę napędową wielu moich wierszy. Morze, po którym rzadko żeglowałem w życiu, chociaż stale mam je przed sobą, a jednak zaabsorbowałem jego głos, jego barwy, jego powtarzalną, wielowymiarową obecność. To świadomy świadek początku życia na Ziemi, któremu powierzyłem zdolność rozumienia i zachowywania jego tajemnicy, a jednocześnie namacalna metafora kalejdoskopowej zmienności ludzkiej natury, połączonej ze współistniejącą pozorną kruchością, której przeciwdziała niesamowita odporność.

  1. I.T.K.: Jesteś bardzo wrażliwym i empatycznym człowiekiem, wykonywałeś zawód lekarza, tak odległy od sztuki. Jak łączyłeś w swym życiu te dwa różnorodne światy? Czy poezja była dla Ciebie wentylem bezpieczeństwa, ucieczką od zawodowego stresu?

F.B.: Studiowałem filologię klasyczną i zanim rozpocząłem studia medyczne, rozważałem wybór filozofii. Studia medyczne w odległych latach 60. i 70. XX wieku były wciąż przesiąknięte humanizmem, a zawód ten wymagał umiejętności słuchania i dedukcji: dostępnych narzędzi było niewiele, a anamneza i semiotyka były niezbędne. Wpływ lekarza naczelnego, który miał holistyczną wizję i przywiązywał dużą wagę do roli psychiki, znalazł żyzny grunt i głęboko mnie ukształtował. Jeśli chodzi o poezję, odgrywała ona różne role na przestrzeni dziejów. W wieku chłopięcym, była odpowiedzią na sugestie jakiegoś nauczyciela. W okresie dojrzewania, była to potrzeba obcowania z klasyką: greckimi poetami lirycznymi, Leopardim i Montalem, pisanymi piórem i atramentem w rozrzuconych zeszytach i na karteczkach papieru, zazdrośnie strzeżonymi w szufladzie, oczywiście nikomu o tym nie mówiąc. Aby je opublikować, musiałem pokonać tysiące wahań, a nawet wiek pięćdziesięciu lat lub więcej. W młodości siłą napędową była potrzeba uchwycenia na papierze strumienia uczuć, emocji i impulsów, które wybuchały władczo. W dorosłości, a właściwie w jej trakcie, potrzeba komunikacji, zaangażowania i pozostawienia po sobie śladu. Z pewnością było to ujście, stworzenie metawersum, w którym można było się identyfikować, generowane nie przez samą obronę przed stresem zawodowym, ale także przez intymną i egzystencjalną potrzebę. Wierzę, że dojrzewałem powoli, a w mojej poezji zanurzałem się w pozytywnych emocjach lub unikałem wpływu stopniowego rozpadu iluzji i obrazów.

  1. I.T.K.: Muszę przyznać, że połączenie zawodu lekarza i miłości do Muz zaowocowało, w twoim przypadku, wieloma tomikami wierszy i opublikowaniem aż sześciu powieści. To wspaniały dorobek literacki! Możesz nam przybliżyć te dzieła? Które z nich jest tobie najbliższe?

F.B.: Mój pierwszy opublikowany zbiór wierszy (“Lune di mare / Morskie księżyce”), który gromadzi utwory z mojej młodości i dorosłości, ma dla mnie głębokie znaczenie. Był początkiem „strumienia lawy” pisarstwa wierszem i prozą. Zbiór “Strane idee / Dziwne pomysły” stanowił punkt dojścia (później zaprzeczony faktami), ponieważ gromadzi egzystencjalne refleksje, każda powiązana z wierszem, wzdłuż obranej “ścieżki”, która reprezentowała cały mój wewnętrzny świat. “Strane idee sul volo di una piuma / Dziwne myśli o locie pióra” tomik zrodzony później, to opowieść, która obficie czerpała z poprzedniej. Opublikowałem ją drukiem, później przekształciłem w czterogłosowe czytanie, audiobook i powinna zostać wystawiona na początku 2026 roku. To moje marzenie. Powieści są mi bliskie, każda inna, ale wspomniane powyżej utwory są moją duszą, po której chciałbym zostawić ślady.

  1. I.T.K.: Wiem, że wyjątkowe miejsce w twym sercu zajmuje zbiór wierszy wydany w 2023 roku przez Noiqui na platformie Amazon, zatytułowany “Sentieri dolci e irti / Łagodne i strome ścieżki”. To piękna podróż przez lata twego życia, a niektóre z tych liryk miałam przyjemność przetłumaczyć na język polski. To wyjątkowo osobisty i przepełniony refleksjami tomik o miłości, przemijaniu i nie tylko. Czy jest on, w pewnym sensie, podsumowaniem twej życiowej i artystycznej filozofii?

F.B.: Odpowiadając na poprzednie pytanie, wyjaśniłem najważniejsze etapy mojej pisarskiej drogi. Książka „Sentieri dolci e irti /Łagodne i wyboiste ścieżki” narodziła się w trudnym okresie z powodu problemów zdrowotnych i była częściowo nieoczekiwana. Dzieli się na dwie części i łączy młodzieńcze teksty, niektóre niepublikowane, niektóre z mojego pierwszego zbioru „Lune di mare / Morskie księżyce” obecnie niedostępnego, oraz nowsze, niepublikowane prace. Mają one wspólny wątek, który zaczyna się od młodzieńczych emocji, a kulminuje w dojrzalszych refleksjach, zamykając tym samym krąg po raz drugi. Niedawno znowu zacząłem pisać i kto wie, może los otworzy przede mną inną drogę. Jeśli tak, to nie chciałbym, żeby była zmierzchowa, ale mądra i głęboka, oszczędna i istotna.

  1. I.T.K.: Owidiusz powiedział: „Wszystkie ludzkie rzeczy wiszą na cienkiej nici, a te, które trwają krótko, nagle się rozpływają”. Jaki jest Twój stosunek do przemijania? Upływ czasu napawa cię smutkiem, przyjmujesz go z lękiem, a może raczej ze stoickim spokojem?

F.B.: Jeszcze jakieś dziesięć lat temu rzadko spoglądałem wstecz i właściwie nie miałem żadnych prawdziwych żalów, skupiałem się na przyszłości. Myśląc o tym, obawiam się, że mogłem działać z pewną arogancją. Ze względu na mój zawód od dziesięcioleci jestem narażony na ból i śmierć, choć z coraz większym trudem je akceptuję. Czy to była niezbędna tarcza, czy wada? Skłaniam się ku przekonaniu, że natura i konieczność dyktowały moje zachowanie. Ostatni rok przyniósł mi poważne problemy zdrowotne i sprawił, że zamknąłem się w sobie, by pojawić się ponownie, gdy tylko horyzont się rozjaśnił. Depresja i wynikający z niej smutek jeszcze nie zwyciężyły. Strach istnieje i wkrada się, gdy staję w obliczu procesu, który mnie przeraża, ponieważ jest pełen niewiadomych, podczas gdy w obliczu realnego ryzyka, gdy minie gwałtowne uderzenie, zwycięża jednak akceptacja. Jestem uparcie odpornym pesymistą z panteistycznym poglądem na życie: nic nigdy nie zostanie całkowicie utracone, a my jesteśmy cząstkami tajemnicy przeznaczonymi do zaginięcia i ponownego odnalezienia. Lubię myśleć, że tak właśnie może być.

  1. I.T.K.: Z perspektywy doświadczenia sądzisz, że w dzisiejszym technologicznym świecie jest jeszcze miejsce na sztukę? A może sądzisz, że szczególnie literatura piękna stała się dziedziną niszową i jest skazana na zapomnienie? Mało jest zapalonych czytelników.

F.B.: Sztuka jako produkt jest ludzką naturą. Wierzę i mam nadzieję, że nigdy nie zniknie. Przybierze nowe formy, a potem wycofa się. Tego uczy nas historia. Literatura, jako twórczość przeznaczona dla czytelników jest w kryzysie, chociaż nie ma aż tak wielu wydawnictw, targów książki czy targów, gdzie przepełnione stoiska czekają daremnie, a może prawie daremnie, na nabywców. Sprzeczność warta rozważenia. Książka przechowywana od pokoleń w domowej bibliotece dziś zajmuje nadal swoje miejsce i walczy dzielnie o przetrwanie. Multimedia królują niepodzielnie. Wydaje się, że przetrwała muzyka, często kojarzona ze słowami. Ale czy to naprawdę coś nowego? Nie sądzę. Legenda o Homerze i jego lirze, madrygały na dworze, melodramaty, piosenkarze i autorzy piosenek, rap i tak dalej to dowody, które skłaniają do refleksji i po części dodają otuchy. Tylko w sztuce, ponieważ w świecie dostrzegam upadek obyczajów, degradację emocji i wyobraźni niezbędnych do „służenia cnocie i wiedzy”, dla których ktoś powinien strzec najcenniejszych wartości, ale kto? Być może poeci mogą być strażnikami piękna, dobra i prawdy w tym nowym „średniowieczu”, tak jak mnisi-kopiści byli strażnikami w wiekach obskurantyzmu.

  1. I.T.K.: Stephen King w swej sławnej powieści “Lśnienie” stwierdził: “Świat to trudne miejsce. Jemu nie zależy. Choć nie żywi nienawiści do ciebie i do mnie, nie darzy nas też miłością. Dzieją się na nim rzeczy straszne, których nie można wytłumaczyć”. Może problemem poezji jest fakt, że często jest ona oderwana od realiów prawdziwego świata i, dla wielu, stała się utopią z przeszłości? W związku z tym co myślisz o trendzie poezji o wydźwięku społecznym? Jest ona dobrym rozwiązaniem?

F.B.: Czy świat się o nas nie troszczy? Lepiej powiedzieć, że mało obchodzą nas inni i świat. Jesteśmy „homo homini lupus” (człowiek, człowiekowi wilkiem), któremu filozofie i religie usiłowały dać wizję nadziei w tym i przyszłym życiu. Poezja, w powszechnym rozumieniu, może wydawać się iluzoryczna, naiwna, a nawet zmierzchowa i nihilistyczna w niektórych swoich przejawach. Wierzę po prostu, że czerpie ona z owego METAWERSUM, zamieszkałego przez duszę, ducha, dajmona i ciemną materię – innymi słowy, z METAFIZYKI, ku której ludzkość spoglądała mniej lub bardziej świadomie na przestrzeni wieków, właściwie odkąd pamiętamy. Poezja o wydźwięku społecznym jest jak Marsylianka: krzyk zbuntowanego ludu. Jest użyteczna jako przesłanie, ale aby była prawdziwą poezją, musi nie tylko skłaniać do myślenia, ale także potrafić nas poruszyć.

  1. I.T.K.: Na pewnym etapie życia dokonujemy zawsze podsumowań osiągnięć i porażek. Czego jest więcej w twoim życiu: uśmiechu czy łez? Jakich rad udzieliłbyś sobie, gdybyś mógł udać się do przeszłości i porozmawiać z Francesco w wieku dwudziestu lat?

F.B.: Uśmiech i łzy w równych proporcjach. Uśmiech nie zawsze jest radością, a łzy nie zawsze są bólem. Są one wynikiem emocji, a emocje to właściwie jedyne prawdziwe życie. Pytanie brzmi: ile życia przeżyłem? Trudno odpowiedzieć, ale myślę, że przeżyłem znaczną jego część, ponieważ rodzina i praca mnie nie zawiodły. Gdybym miał cofnąć się do dwudziestki, wróciłbym do zawodu lekarza, choć nie wiem, czy dzisiaj możliwe byłoby dążenie do humanistycznej wartości tego zawodu w krótkiej perspektywie. Gdybym uwolnił swój umysł od przesadnych uprzedzeń oraz uwarunkowań kulturowych i społecznych, które były ciężarem, gdy miałem lat dwadzieścia, być może mógłbym swobodniej przeżywać każde spotkanie, ale gdzie byłbym ja – marzyciel, do którego wracam myślami z wyrozumiałym uśmiechem?

  1. I.T.K.: Świat pędzi do przodu i wymaga od nas ciągłego szybkiego przystosowania się do zmian. Czy czujesz się w zgodzie z dzisiejszymi czasami, czy raczej odczuwasz nostalgię za dawnymi wartościami i minionym życiem? Często mówi się, że zginęły podstawowe wartości,a w kontaktach międzyludzkich panuje egoizm, co o tym myślisz?

F.B.: Jestem zagorzałym „Vichianinem” czyli wyznawcą filozofii Giambattista Vico. Historia może się wydawać zmienna, ale powtarza się. Czuję nostalgię za pewnymi wartościami, które zanikają, a jedną z nich jest przede wszystkim coraz powszechniejszy brak PLANU ŻYCIA. Zdaję sobie sprawę, że od posiadania planu do jego faktycznej realizacji jest długa droga. Jednak plan w relacjach pomaga, motywuje i wzmacnia odporność psychiczną. Dziś przyjemność i cieszenie się chwilą nie zawsze są mądrością, a często są jedynie narkotykiem, dla którego praktyczne życie oferuje jedynie ucieczkę w uzależnienie lub samotność.

Listopad 2025, Włochy

***

Francesco Brunetti

Izabella Teresa Kostka

Scrittrice e poetessa italo - polacca, laureata in pianoforte, organizzatrice e conduttrice di eventi culturali, ideatrice e coordinatrice del programma ciclico culturale "Verseggiando sotto gli astri di Milano", giornalista freelance, interprete e traduttrice, autrice di prefazioni. Autrice di numerose raccolte di poesie, ha ottenuto vari prestigiosi riconoscimenti e premi nazionali e internazionali. Ideatrice e fondatrice del Gruppo internazionale per la diffusione della cultura e dell'arte Valchiria, ideatrice e caporedattrice del blog VERSO - spazio letterario indipendente, redattrice e collaboratrice del portale giornalistico Alessandria Today. Ambasciatrice e portavoce del Realismo Terminale per la Polonia. Pagina in lingua italiana: https://izabellateresakostkapoesie.wordpress.com/ Pagina in lingua polacca (strona autorska w języku polskim): https://izabellateresakostkaswiatsztukiipoezji.wordpress.com/

Le tue riflessioni arricchiranno la nostra comunità su Alessandria today e italianewsmedia.com e offriranno nuove prospettive. Non vediamo l'ora di leggere i tuoi pensieri! Lascia un commento e condividi la tua esperienza. Grazie per il tuo contributo!. Pier Carlo Lava

Scopri di più da Alessandria Today Italia News Media

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere