Le novità di gennaio 2026 tra memoria storica e visioni future: la prima traduzione italiana di un racconto utopico di Kalman Zingman dove ebrei ed arabi conoscono una pace perpetua e le storie di Vittorio Orsenigo e Salvatore Pireddu. A cura e con la traduzione di Stefania Ragaù
IL SARTO CHE GUARDAVA LE STELLE. LE DISAVVENTURE DI UN EBREO POLACCO IN FUGA DAI NAZISTI CHE SI RIFA’ UNA VITA LAVORANDO A BOLOGNA COME SARTO
Il romanzo di Salvatore Pireddu, sardo di nascita e residente a Torino, ispirato a una storia vera. In libreria, dal 16 gennaio 2026
UNA CAMERA TUTTA D’AMBRA. PER VOLERE DI HITLER, I NAZISTI SMONTARONO A LENINGRADO UNA CAMERA TUTTA D’AMBRA E LA PORTARONO IN GERMANIA
La vicenda è ricostruita nel romanzo di Vittorio Orsenigo con una prefazione di Sergio Romano. Dal 16 gennaio
NELLA FUTURA CITTA’ DI EDENIA. NELLA CITTA’ DI EDENIA L’ANTISEMITISMO È SCOMPARSO E IN PALESTINA EBREI E ARABI CONOSCONO UNA PACE PERPETUA E DURATURA
Un raro racconto utopico di Kalman Zingman (1918) tradotto per la prima volta in italiano da Stefania Ragaù. In libreria, dal 30 gennaio 2026
Autore: Salvatore Pireddu
Titolo: Il sarto che guardava le stelle
Pagine 160, 16 euro
Bibliotheka
In libreria, dal 16 gennaio 2026
Il primo settembre 1939 l’esercito tedesco attacca la Polonia dando fuoco alle polveri del Novecento. Da quel momento i membri della famiglia Fajans sono costretti a un esodo doloroso nei campi di sterminio nazisti o nei campi di lavoro russi. Salvatore Pireddu racconta la storia vera di Saya, ebreo polacco che dopo molte vicissitudini ricostruisce a Bologna la propria vita. È nell’umile mestiere del sarto che il protagonista si riscopre uomo, perché “cucire significa mettere insieme le trame, aggiustare fa bene alla memoria delle cose rotte”.
Nato a Nuoro nel 1983 Salvatore Pireddu è editor, ghostwriter e scrittore. Laureato in Antropologia all’Università di Bologna è stato docente a contratto all’Università di Friburgo. Grazie a una borsa di studio, ha frequentato per due anni Bottega Finzioni, fondata da Carlo Lucarelli. Attualmente lavora come capo redattore della Davide Falletta Editore di Torino, città dove risiede.
Autore: Vittorio Orsenigo
Titolo: Una camera tutta d’ambra
Prefazione Sergio Romano
184 pagine, 16 euro
Bibliotheka
In libreria, dal 16 gennaio 2026
“Centoventi casse di ferro: i numeri appaiono chiari al centro di un drappo pesante fatto con il buon velluto del buio”. In quelle casse c’è la celebre Camera d’ambra, che nel 1941 fu smontata dai nazisti dal palazzo di Leningrado in cui si trovava e trasportata dalla Russia a Königsberg, nella Prussia Orientale. La vicenda viene ricostruita intrecciando e alternando arte e guerra, meraviglia e orrore nel romanzo di Vittorio Orsenigo Una camera tutta d’ambra con una prefazione dell’ambasciatore Sergio Romano. A differenza della maggior parte dei tesori trafugati durante la seconda guerra mondiale, la Camera d’ambra aveva per il regime di Hitler un alto valore simbolico. Era stata concepita da un architetto tedesco per un re di Prussia, creata da artigiani locali e apparteneva quindi alla categoria delle opere che la Germania riteneva di dover recuperare e custodire nel cuore del Reich.
Vittorio Orsenigo (Milano, 1926-2025), regista e scrittore, si avvicina al panorama artistico milanese dell’immediato dopoguerra. Seguendo l’invito di Elio Vittorini, cura un ciclo di letture alla Casa della cultura di Milano presentando una selezione di testi teatrali di Christopher Isherwood, Bertold Brecht e Wystan Hugh Auden, allora poco noti in Italia. Nel 1950 esordisce come regista al Piccolo Teatro di Milano, grazie al direttore Paolo Grassi, con Ubu Roi di Jarry e Le Mammelle di Tiresia di Apollinaire. Ha pubblicato, tra gli altri, con Greco&Greco, Sellerio e Archinto.
Autore: Kalman Zingman
Titolo: Nella futura città di Edenia
A cura e con la traduzione di Stefania Ragaù
72 pagine, 12 euro
Bibliotheka
Dal 30 gennaio
Edenia è una città tecnologicamente avanzata, dotata di grattacieli e aero-treni volanti e con un clima regolato artificialmente a seconda delle stagioni, tanto che non servono più cappotti d’inverno, né si sente troppo caldo d’estate. È un’affascinante fantasia letteraria sulle possibilità della vita ebraica in Europa e sulla pace in Palestina il racconto di Kalman Zingman, pubblicato nel 1918 e ora tradotto per la prima volta in italiano dall’yiddish da Stefania Ragaù In questo raro racconto utopico della letteratura yiddish, pubblicato all’indomani della rivoluzione russa e della Prima guerra mondiale, l’antisemitismo è scomparso e gli ebrei della diaspora hanno ottenuto la piena emancipazione. Nel futuro immaginato dall’autore, i popoli della terra sembrano aver raggiunto una pace perpetua e duratura e persino in Palestina, dove l’impresa sionista ha sviluppato una vivace civiltà ebraica secolare, arabi ed ebrei vivono tranquillamente gli uni accanto agli altri.
Kalman Zingman (1889–1929), nato in uno shtetl vicino a Kaunas, in Lituania, ricevette un’educazione tradizionale ebraica che però non portò a termine, dovendo ben presto mettersi a lavorare in un piccolo negozio di stoffe. Grande amante della letteratura e della poesia, che leggeva in yiddish, ebraico e russo, nel 1917 decise di fondare una piccola casa editrice dedicata alla letteratura yiddish e cimentarsi lui stesso in alcuni tentativi letterari. Proseguì l’attività editoriale a Kaunas, in Lituania, e poi a Berlino. Nel 1928 si recò con un visto turistico in Unione Sovietica, dove morì l’anno dopo a Simferopol, capitale della Crimea.
Stefania Ragaù, dottoressa di ricerca in Storia contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Pisa, è borsista Humboldt al Buber-Rosenzweig-Institut dell’Università Goethe a Francoforte sul Meno. Ha pubblicato Sognando Sion. Ebraismo e sionismo tra nazione, utopia e Stato (1877-1902) (Viella, 2021).

