Recensione: “Cefalonia. Quando gli italiani si battono” di Gian Enrico Rusconi, a cura di Francesco Bianchi
In Cefalonia. Quando gli italiani si battono, Gian Enrico Rusconi affronta una delle vicende più controverse della nostra storia recente con la lucidità di chi conosce il mestiere dello storico e la prudenza di chi sa quanto sia fragile il terreno della memoria. La sua ricostruzione, sorretta da una documentazione ampia e plurale – italiana, tedesca, alleata – non cerca scorciatoie emotive né consolazioni narrative: segue i fatti, li interroga, li mette in relazione, lasciando emergere la tensione morale che attraversò la Divisione Acqui nei giorni successivi all’8 settembre.
In più punti Rusconi lascia parlare le fonti, e quando riporta parole come “non capiamo più chi comanda, ma sappiamo che la scelta ci appartiene”, lo fa con la consapevolezza di chi considera la testimonianza non un ornamento, ma un frammento essenziale per comprendere la logica interna degli eventi. Il cuore del libro è il confronto tra due figure che incarnano, ciascuna a modo suo, la tragicità del momento: il generale Gandin, sospeso tra obbedienza, responsabilità e coscienza, e il generale Lanz, esecutore di un ordine che trasforma l’isola in un teatro di violenza pianificata.

Rusconi ne traccia un ritratto morale asciutto, quasi chirurgico, mostrando come le scelte individuali si intreccino con le pressioni materiali, gli equivoci politici, la dissoluzione delle catene di comando. La sua scrittura, nitida e sorvegliata, restituisce la complessità senza indulgere al patetico, e proprio questa distanza metodica – che è la sua forza – lascia talvolta nel lettore il desiderio di un contatto più diretto con la soggettività dei protagonisti, con la paura, la confusione, la tensione che dovettero attraversare quelle giornate.
Rusconi stesso sembra suggerire che la verità storica, per quanto accurata, non può esaurire la verità umana, e che per colmare quel vuoto occorre affiancare alla ricostruzione documentaria altre voci, come quella di padre Formato, che l’autore definisce “onesta e credibile”. Il risultato è un libro che non cerca di chiudere il dibattito, ma di riportarlo sul terreno solido delle fonti; un libro che parla di uomini immersi in un contesto che li supera; un libro che ricorda come la storia non sia un tribunale, ma un tentativo incessante di capire cosa accadde davvero quando, a Cefalonia, gli italiani decisero di battersi.

La tragedia di Cefalonia rivive nel romanzo storico “Cefalonia. L’ultima speranza”, dove il presente si intreccia con le lettere di un giovane soldato disperso sull’isola. A custodirne la memoria è la sorella, che non si è mai arresa alla sua perdita, trasformando il dolore in un filo tenace di speranza e amore che attraversa il tempo. <<< info su www.francescobianchiautore.com>>>