Poema em linha reta di Fernando Pessoa (Álvaro de Campos), ovvero il diritto di essere fragili
Ci sono poesie che rompono il patto dell’eroismo e restituiscono dignità all’imperfezione. Poema em linha reta è una delle voci più potenti e spiazzanti di Fernando Pessoa, firmata dall’eteronimo Álvaro de Campos. Qui la confessione diventa gesto etico: il poeta rivendica il diritto di non essere forte, di non essere vincente, di non essere un mito.
Pier Carlo Lava
Scritto nel 1914, il poema è un monologo incandescente contro la retorica del successo e della superiorità morale. Álvaro de Campos parla in prima persona, con una franchezza quasi brutale, smontando l’immagine dell’uomo “senza macchia” e denunciando l’ipocrisia sociale che nasconde fallimenti e paure. È una poesia che anticipa il Novecento più inquieto e autentico.
Testo originale (portoghese – pubblico dominio)
Nunca conheci quem tivesse levado porrada.
Todos os meus conhecidos têm sido campeões em tudo.
E eu, tantas vezes reles, tantas vezes porco, tantas vezes vil,
Eu tantas vezes irresponsavelmente parasita,
Indesculpavelmente sujo,
Eu que tantas vezes não tenho tido paciência para tomar banho,
Eu que tantas vezes tenho sido ridículo, absurdo,
Que tenho enrolado os pés publicamente nos tapetes das etiquetas,
Que tenho sido grotesco, mesquinho, submisso e arrogante,
Que tenho sofrido enxovalhos e calado,
Que quando não tenho calado, tenho sido mais ridículo ainda;
Eu, que tenho sido palhaço às criadas de hotel,
Que tenho sentido o piscar de olhos dos moços de fretes,
Que tenho feito vergonhas financeiras, pedido emprestado sem pagar,
Que, quando a hora do soco surgiu, me tenho agachado
Para fora da possibilidade do soco;
Eu, que tenho sofrido a angústia das pequenas coisas ridículas,
Eu verifico que não tenho par nisto tudo neste mundo.
Toda a gente que eu conheço e que fala comigo
Nunca teve um acto ridículo, nunca sofreu enxovalho,
Nunca foi senão príncipe – todos eles príncipes – na vida…
Quem me dera ouvir de alguém a voz humana
Que confessasse não um pecado, mas uma infâmia;
Que contasse, não uma violência, mas uma cobardia!
Não, são todos o Ideal, se os oiço e me falam.
Quem há neste largo mundo que me confesse que uma vez foi vil?
Ó príncipes, meus irmãos,
Arre, estou farto de semideuses!
Onde é que há gente no mundo?
Então sou só eu que é vil e erróneo nesta terra?
Podem as mulheres não os terem amado,
Podem ter sido traídos – mas ridículos nunca!
E eu, que tenho sido ridículo, sem ter sido traído,
Como posso falar com os meus superiores sem titubear?
Eu, que venho sido vil, literalmente vil,
Vil no sentido mesquinho e infame da vileza.
Traduzione italiana originale realizzata per Alessandria today
Non ho mai conosciuto nessuno che avesse preso botte.
Tutti quelli che conosco sono stati campioni in tutto.
E io, tante volte miserabile, tante volte porco, tante volte vile,
io tante volte irresponsabilmente parassita,
imperdonabilmente sporco,
io che tante volte non ho avuto pazienza neppure di lavarmi,
io che tante volte sono stato ridicolo, assurdo,
che ho inciampato pubblicamente nei tappeti delle buone maniere,
che sono stato grottesco, meschino, sottomesso e arrogante,
che ho subito umiliazioni e ho taciuto,
e quando non ho taciuto, sono stato ancora più ridicolo;
io, che ho fatto il pagliaccio con le cameriere d’albergo,
che ho sentito l’occhiolino dei facchini,
che ho fatto figuracce finanziarie, chiesto prestiti senza restituirli,
che, quando è arrivata l’ora del pugno, mi sono accucciato
fuori dalla portata del pugno;
io, che ho sofferto l’angoscia delle piccole cose ridicole,
constato che non ho eguali in tutto questo al mondo.
Tutti quelli che conosco e che parlano con me
non hanno mai compiuto un atto ridicolo, non hanno mai subito umiliazioni,
non sono mai stati altro che principi – tutti principi – nella vita…
Come vorrei sentire da qualcuno una voce umana
che confessasse non un peccato, ma un’infamia;
che raccontasse, non una violenza, ma una vigliaccheria!
No, sono tutti l’Ideale, se li ascolto e mi parlano.
Chi c’è in questo vasto mondo che mi confessi
di essere stato una volta vile?
O principi, fratelli miei,
basta, sono stanco di semidei!
Dove sono le persone, al mondo?
Sono forse solo io a essere vile ed errato su questa terra?
Le donne possono anche non averli amati,
possono essere stati traditi – ma ridicoli mai!
E io, che sono stato ridicolo senza essere stato tradito,
come posso parlare con i miei superiori senza tremare?
Io, che sono stato vile, letteralmente vile,
vile nel senso meschino e infame della viltà.
(Traduzione italiana originale a cura di Alessandria today)
La forza del poema è nella negazione dell’eccezionalità. Álvaro de Campos smaschera il mito sociale dell’uomo sempre all’altezza, denunciando un mondo popolato da “principi” che non confessano mai una caduta. Il poeta, invece, si espone, accumula difetti, inciampi, vergogne: lo fa per restituire verità all’esperienza umana.
Dal punto di vista stilistico, il testo è prosastico, incalzante, quasi teatrale. L’anafora dell’“io” costruisce un ritmo di confessione che diventa accusa collettiva. In questa nudità senza alibi, Pessoa anticipa il disagio esistenziale del Novecento e dialoga idealmente con autori come Dostoevskij e Kafka, ma con una voce ironica, feroce, modernissima.
Poema em linha reta non chiede compassione. Chiede onestà. È una poesia che libera perché toglie la maschera dell’infallibilità e restituisce valore alla fragilità dichiarata. In un’epoca ossessionata dalla performance, resta un testo di bruciante attualità.
Biografia dell’autore
Fernando Pessoa nacque a Lisbona nel 1888. Attraverso gli eteronimi – tra cui Álvaro de Campos – costruì un’opera plurale e innovativa che ha segnato la letteratura europea del Novecento. Morì nel 1935, lasciando una produzione immensa pubblicata in gran parte postuma.
Geo
Pessoa visse e scrisse soprattutto a Lisbona. Poema em linha reta nasce nella modernità urbana del primo Novecento e ne riflette l’alienazione e l’ansia di autenticità. Alessandria today propone il testo con traduzione originale per valorizzare i classici moderni letti con rigore e libertà critica.
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