Non finisce qui di Marcello Comitini
La poesia come metamorfosi, dove la vita del poeta continua oltre la fine
Questa recensione di Alessandria today nasce dal desiderio di offrire al lettore una lettura attenta e accessibile dell’opera, mettendo in dialogo il testo, il contesto e il presente, con l’obiettivo di stimolare riflessione, consapevolezza e curiosità culturale.
Pier Carlo Lava
Con “Non finisce qui”, Marcello Comitini affida alla poesia una dichiarazione netta e radicale: la vita del poeta non coincide con la sua durata biologica, ma con il ciclo infinito della trasformazione. Dedicata a MaryAnn Ward, questa lirica bilingue (inglese e italiano) assume fin da subito una dimensione universale, che supera il dato personale per interrogare il legame profondo tra parola, corpo e natura.
Il testo si apre con una domanda essenziale e ferita: quale sangue misterioso lega i versi di un poeta alla vita? È una domanda che attraversa tutta la poesia e che non cerca una risposta razionale, ma organica. Il poeta è materia che soffre, carne che sanguina, ma anche seme che nutre. La sofferenza non è fine a sé stessa: diventa concime.
Testo della poesia (inglese e italiano)
IT DOESN’T END HERE
What other mysterious blood
links the verses of a poet to life?
What pains in spirit and flesh
make his days a long autumn?
Like that ripe pomegranate fallen from the branch,
he continues to live, rotting in the earth.
A bird’s beak has split the rind
of his heart, spilling blood.
Mingled with the essences of herbs,
the scent of flowers, the incessant flow of water,
it returns to nourish the tree.
It will make it blossom and bear fruit
in an eternal cycle of metamorphosis
in a boundless field, in a clod of earth
just enough for a stone slab and the epitaph:
“The life of the Poet does not end here”.
NON FINISCE QUI
Quale altro misterioso sangue
lega i versi di un poeta alla vita?
Quali dolori in spirito e carne
fanno dei suoi giorni un lungo autunno?
Come quel melograno maturo caduto dal ramo
continua a vivere in marcescenza nella terra.
Il becco di un uccello ha spaccato la scorza
del suo cuore ne ha sparso sangue.
Mescolato alle essenze delle erbe,
al profumo dei fiori, al fluire incessante delle acque
torna a nutrire l’albero. Lo farà fiorire e fruttificare
in un ciclo eterno di metamorfosi
in un campo sconfinato, in una zolla di terra
quanto basta a una lastra di pietra e l’epitaffio:
“Non finisce qui la vita del Poeta”.
Analisi e lettura critica
Il simbolo centrale del melograno – frutto di fertilità, sangue e ritorno – regge l’intera architettura poetica. Caduto dal ramo, il frutto non muore davvero: si trasforma, marcisce per generare. Così il poeta: ferito, attraversato dal dolore, ma destinato a restare vivo nella materia che lascia.
La poesia è costruita come un rituale di passaggio. Il sangue che sgorga dal cuore non è solo perdita, ma linfa che torna alla terra. L’epitaffio finale, inciso idealmente sulla pietra, rovescia il senso della fine: non una chiusura, ma una soglia. In questo, Comitini si muove in una linea che dialoga con Rilke (la metamorfosi come destino), con Paul Celan (la materia ferita della parola) e con una sensibilità mediterranea che rende la morte parte del paesaggio naturale.
La scelta bilingue
La presenza delle due versioni non è un esercizio di stile, ma un atto poetico coerente: la poesia come attraversamento di lingue e confini, come se il senso ultimo non potesse appartenere a una sola voce. L’inglese amplifica l’eco universale del testo, l’italiano ne custodisce la densità emotiva.
“Non finisce qui” è una poesia che non teme la fine, perché la riconosce come trasformazione. È un canto che affida alla terra ciò che il corpo non può più trattenere, certo che da quella perdita nascerà altro senso, altra vita, altra parola. La poesia, ci dice Comitini, non muore mai dove ha davvero messo radici.
Geo
Marcello Comitini, poeta siciliano residente a Roma, sviluppa una scrittura che intreccia esperienza individuale e visione universale, corpo e natura, ferita e rinascita. Alessandria today, testata culturale impegnata nella diffusione della poesia d’autore e del pensiero critico contemporaneo, propone questa recensione come invito a leggere la poesia come spazio di continuità e metamorfosi del senso.
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Carissimo Pier Carlo, che magnifica recensione!! Hai colto di ciascun verso il senso più profondo, come hai colto ed esaltata la vera natura del poeta. L’accostamento al grande Rilke e al formidabile Paul Celan, mi commuove e mi fa dire grazie per questo immeritato accostamento🙏🤗