“Radice Meridionale” di Virgilio Caivano (Delta 3 Edizioni) presentato alla Camera dei Deputati. Emanuela Sica ci racconta le “radici” di questo libro intenso e formativo
Questo pomeriggio presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati di Roma è stato presentato “Radici Meridionali” di Virgilio Caivano edito Delta 3. Tra i relatori è intervenuta Emanuela Sica, avvocato, autrice, divulgatrice culturale e direttrice della collana “Plenilunio’ per Delta 3 Edizioni, direttrice artistica del Festival delle Radici che per l’occasione ha unito tre regioni: Campania, Lazio, Trentino Alto Adige. Proprio la Sica ci ha parlato dell’opera di Caivano, noto attivista e autore in difesa dei piccoli comuni del Sud e delle aree interne.
Cosa significa presentare Radice Meridionale alla Camera dei Deputati ?
«Significa affrontare una questione che riguarda la struttura morale e politica dell’Italia. Questo libro supera l’analisi territoriale e diventa riflessione sulla coscienza nazionale. Rappresenta una chiamata alla responsabilità collettiva.»
Lei ha fatto un paragone tra il corpo fisico e l’Italia, partendo da un’immagine…
«Sì, l’immagine è quella di una piazza in un piccolo borgo del Mezzogiorno: case chiuse, serrande abbassate, una scuola che tace. Un silenzio di assenza. Da questa scena nasce la domanda fondamentale: cosa resta quando le persone partono? Cosa resta quando una comunità perde giovani, memoria, continuità? Il libro parte da qui, dalla sostanza stessa della perdita e dal bisogno di riscoprire un senso. Se pensiamo ai piccoli borghi poi non possiamo dimenticare che queste sono le cellule essenziali che compongono il corpo fisico della nazione. Se le cellule muoiono, muore anche il corpo. Per questo la nazione non può fare a meno di prestare attenzione alle piccole realtà locali.»
La parola chiave è “radice”. Qual è il significato che Caivano attribuisce a questo termine?
«Caivano compie un gesto intellettuale decisivo: la radice diventa forza che sostiene e orienta. Diventa fondamento culturale e direzione morale. Esprime consapevolezza di sé come premessa per scegliere il proprio futuro. Radice significa sapere chi si è per decidere chi si desidera diventare.»
Nel libro compare una genealogia ideale. Da dove parte?
«La genealogia prende avvio da Francesco De Sanctis. Già nel 1881 De Sanctis comprendeva che l’unità politica richiedeva anche una formazione culturale dell’italiano. In questa visione il Mezzogiorno assume il ruolo di laboratorio culturale della nazione. In De Sanctis la cultura rappresenta il presupposto stesso dello Stato.»
Quali figure del meridionalismo del dopoguerra vengono richiamate?
«Il libro richiama Pasquale Saraceno, che applica l’analisi economica al Sud e individua nella costruzione del capitale e della struttura produttiva la chiave dello sviluppo. Richiama Donato Menichella, esempio di rigore istituzionale. Richiama Fiorentino Sullo, il più giovane tra i Padri Costituenti, interprete di un meridionalismo operativo, capace di tradurre la visione in infrastrutture concrete: acquedotti, scuole, strade. Con Sullo la radice diventa riformismo e coraggio politico.»
Quale ruolo assume Gerardo Bianco in questo percorso?
«Gerardo Bianco incarna la sintesi tra tradizione culturale e dimensione istituzionale. Formazione classica, senso dello Stato, disciplina intellettuale. In lui la radice meridionale diventa cultura umanistica posta al servizio delle istituzioni. Bianco dimostra che si può partire dal Sud e raggiungere i vertici dello Stato portando la propria terra come energia morale.»
Nel libro trova spazio anche una dimensione più intima e territoriale. Ce ne parli?
«Accanto alla dimensione istituzionale emerge la figura di Nino Sica, mio padre. Se De Sanctis rappresenta la cultura, Sullo la riforma e Bianco il rigore istituzionale, Sica incarna la radice vissuta nel territorio. Prossimità, ascolto, presenza. Il valore del restare come scelta consapevole. Restare in un borgo significa credere che quel luogo possieda ancora una voce.»
Qual è l’attualità del libro?
«Lo spopolamento dei borghi assume un significato che supera il dato demografico: rappresenta perdita di memoria, frattura generazionale, indebolimento della coscienza collettiva. Il Mezzogiorno emerge come componente essenziale della nazione. La sua crisi riguarda l’intero Paese. Caivano sviluppa un’analisi severa della governance contemporanea, evidenziando l’incapacità di trasformare le risorse del PNRR in strategia di coesione. Descrive un sistema che procede senza visione, immerso in un tempo di innovazione e connessioni globali che richiede pensiero strategico. Individua emergenze cruciali: crisi idrica, fragilità ambientale, incendi, solitudine dei piccoli comuni.
Quali proposte emergono dall’opera?
«Il libro propone una legislazione differenziata per le aree interne, un “Piano Adriano Olivetti” capace di unire impresa e comunità, defiscalizzazioni mirate per attrarre investimenti e trattenere giovani, un’idea di Appennino come hub europeo dell’economia green e della ruralità intelligente.»
Si può riassumere il cuore del libro in una frase?
«n territorio perde vitalità quando perde coscienza di sé.»
In conclusione, che libro è Radice Meridionale?
«È un libro proiettato verso il 2050. È un invito a scegliere tra passaggio e responsabilità. Senza radici nasce smarrimento. Senza identità si spegne il futuro.»