BAMBINE NESSUN TAGLIO AL LORO FUTURO di Eduardo Terrana

BAMBINE NESSUN TAGLIO AL LORO FUTURO di Eduardo Terrana

BAMBINE NESSUN TAGLIO AL LORO FUTURO
di Eduardo Terrana

È un affronto grave alla dignità della persona, una violazione intollerabile e inaccettabile al diritto di essere donna, la pratica della mutilazione genitale che viene praticata sul corpo delle bambine e delle adolescenti, in molti Paesi del mondo. Una pratica violenta che causa conseguenze fisiche, psicologiche e sociali, immediate e di lungo periodo, a milioni di bambine e adolescenti che, vittime indifese, le subiscono.
Una pratica che poggia, secondo quanto commenta l’Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo, su false credenze e riti arcaici che vengono imposte con l’inganno e/o la violenza fisica e psichica, giustificate in vario modo. Alle ragazze ed alle bambine viene, infatti, detto che quelle pratiche sono da accettare passivamente, senza ribellione, perché sono una tradizione culturale e si sono sempre fatte; perché rendono le donne più fertili; perché le prescrive la religione, in particolare l’ISLAM; perché sono, una garanzia di verginità e di fedeltà come di purezza, di pulizia e di buona salute, tutte virtù e doti molto apprezzate dalle società tribali e dai maschi, che facilitano il matrimonio; perché migliorano le prestazioni sessuali e prevengono le morti prenatali. Tutte giustificazioni che non trovano, però, veridico riscontro nella realtà. L’origine delle mutilazioni genitali sulle donne rimane ancora oggi sconosciuta. Si praticava, già, pare, nell’antico Egitto, come misura per controllare la sessualità delle schiave. Una pratica quindi che è antecedente all’avvento dell’islam e non prescritta da nessuna religione. Una pratica, però, che risulta essere tra le maggiori cause di infertilità nella donna, in particolare nelle giovani vergini e può rendere difficile il parto e provocare la morte del neonato e/o della madre. Ciononostante è una pratica che viene sostenuta ed incoraggiata dai genitori nella speranza di ottenere un più alto prezzo della sposa, perché una sposa vergine, meglio se appena adolescente, viene senz’altro pagata di più. Falso e senza fondamento scientifico, si sostiene, è poi la motivazione che il piacere sessuale maschile possa essere ottenuto solo con donne circoncise e/o infibulate, sottomesse e passive durante il rapporto stesso. Una giustificazione questa che tende ad essere sempre più confutata e respinta dagli stessi uomini.
Pur non di meno anno dopo anno la pratica delle mutilazioni genitali continua a mietere le sue vittime. Gli ultimi dati a livello mondiale rilevati dall’UNICEF sono a dir poco scioccanti. Duecento milioni di donne e bambine in tutto il mondo, residenti in 30 paesi, sono vittime di mutilazioni genitali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, (OMS), fissa, invece, tra i 100 e i 140 milioni il numero di donne e ragazze mutilate. Nonostante la diversa rilevazione i numeri, comunque, testimoniano l’assoluta gravità del problema. Le mutilazioni genitali femminili sono ancora oggi largamente praticate in 28 paesi dell’Africa sub-sahariana. Sempre in Africa, secondo l’OMS, ogni anno 3 Milioni di bambine sono in grave rischio di mutilazioni e 44 milioni di bambine e adolescenti fino a 14 anni subiscono violenza. Caso limite è il Kenia dove un bambina su due subisce le mutilazioni a meno di 10 anni.
Permane poi grave la situazione limite della Sierra Leone che ostinatamente continua a chiudere ogni forma di dialogo sulla questione e dichiara di non considerare illegali le mutilazioni genitali perché la ritiene una pratica culturale che il Governo supporta e che non intende mettere fuori legge.
Il problema è presente non solo in Africa, ma anche in Asia. Spicca su tutti l’Indonesia, che risulta il terzo paese con più mutilazioni, dopo Egitto ed Etiopia. Tra i paesi africani più colpiti da una alta percentuale di mutilazioni ci sono Sudan, Mali, Kenya, Tanzania. Gambia, Mauritania, Somalia Guinea e Gibuti.
Timidi ma positivi segnali di cambiamento vengono da Kenya, Egitto, Burkina Faso e soprattutto Liberia, dove gli ultimi tassi di diffusione della mutilazione genitale femminile, tra le persone della fascia d’età 15-19, risultano sensibilmente in calo. Si registra inoltre, negli ultimi 12 anni, la dichiarata intenzione di oltre 15.000 comunità e distretti di 20 paesi di voler abbandonare la pratica delle mutilazioni genitali.
Ciò nonostante il fenomeno, purtroppo, è in crescita, favorito anche dalle migrazioni di grandi masse di popolazioni ognuna delle quali si muove portandosi dietro con la famiglia anche usi e costumi e tradizioni d’origine. Risulta , così, che anche in Italia si praticano le mutilazioni genitali, secondo l’OMS il dato oscilla tra i 35.000 e i 40.000 casi . E le vittime sono in prevalenza sempre bambine e adolescenti minori di 14 anni.
Va considerato che ogni tentativo sociale finalizzato a impedire la pratica delle mutilazioni delle bambine e delle adolescenti risulta vano quando si va ad incidere su usi e costumi tradizionali, talmente radicati nella mentalità e nel costume di vita, che è difficile tentare ogni dissuasione o rieducazione. Le stesse leggi risultano prive di efficacia, così che ogni tentativo di cambiamento, come l’adozione di pratiche legali alternative alla mutilazione che consentano il passaggio alla maturità dei giovani in maniera meno traumatica, diventa scarsamente incidente per non dire impossibile. Va ancora rilevato che già nel 2012 l’ONU, con una risoluzione unanime, aveva messo al bando le mutilazioni genitali femminili in tutto il mondo e che la legislazione internazionale già da 23 anni considera la pratica delle mutilazioni genitali una forma di violenza.
I risultati positivi, però, sin qui acquisiti, significativi seppur non risolutivi, devono stimolare all’ottimismo e all’azione collettiva organismi internazionali, governi nazionali, istituzioni, società civile, perché si possa acquisire in un prossimo futuro il miglior risultato possibile. E’, comunque, necessario un cambio generalizzato e generazionale di mentalità che affronti il problema in una visione unitaria e risolutiva delle varie forme di violenza di genere che vengono praticate alle donne in qualunque età, e quindi mutilazioni genitali, matrimoni forzati ,spose bambine, disuguaglianza di genere, inserendole nel quadro degli “ Obiettivi di sviluppo sostenibile per il 2030”.
Bisogna, allora, lavorare per conferire alle donne maggior potere sociale ed economico, (empowerment), e valutare tutte le forme di implicazione delle donne in tutti i campi e a tutti i livelli, compresa l’attività legislativa, politica e di programmazione, (mainstreaming). Necessita ancora varare nuove politiche, nuove leggi e nuovi piani d’azione, che tutelino il diritto delle bambine, delle ragazze e delle donne a vivere libere da violenza e discriminazione, inasprendo le pene per i trasgressori; e altresì sostenere la formazione di nuovi leader religiosi che demitizzino la credenza secondo cui le mutilazioni genitali femminili hanno una base religiosa e sviluppare, parallelamente, una forte azione informativa sui benefici dell’abbandono di questa pratica.
Per un futuro senza mutilazioni non basta , dunque, la sola giornata celebrativa, ogni anno, del 6 febbraio, istituita dall’Assemblea delle Nazioni Unite, per condannare tali pratiche e ricordare che costituiscono una gravissima violazione dei diritti umani fondamentali ed in particolare: il diritto alla vita, alla salute, all’integrità psico-fisica, il diritto alla non discriminazione. Necessitano in particolare iniziative ed alternative culturali, sociali, legali, che realizzino una reale educazione, emancipazione, protezione delle bambine e delle adolescenti e garantiscano loro un sicuro futuro di Donne. Bisogna promuovere e sviluppare, poi, campagne di formazione e di sensibilizzazione sul tema delle mutilazioni, da attuare con ogni mezzo di comunicazione, di modo che risultino realmente incidenti su usi e costumi tradizionali molto radicati nella cultura e nell’identità stessa delle società che le praticano, restie ad ogni cambiamento ed alla accettazione di norme internazionali e principi che possano modificare lo stato delle cose.
Solo l’azione congiunta , forte e totale, a livello internazionale e nazionale potrà scongiurare che altri 68 milioni di ragazze subiscano, da qui al 2030, la violenza delle mutilazioni genitali se non vi sarà una forte accelerazione nell’impegno per porre fine a questa pratica tradizionale, antica e disumana, e concretizzare il traguardo di garantire alle bambine, alle adolescenti, alle donne, il rispetto della loro dignità di genere e il diritto di svolgere, da protagonista, nella società moderna e nella Comunità internazionale, a qualunque livello, il ruolo ed il compito che loro spetta.

Eduardo Terrana
Saggista e Conferenziere internazionale su diritti umani e pace
Tutti i diritti riservati all’autore

Foto dal web

Izabella Teresa Kostka

Scrittrice e poetessa italo - polacca, laureata in pianoforte, organizzatrice e conduttrice di eventi culturali, ideatrice e coordinatrice del programma ciclico culturale "Verseggiando sotto gli astri di Milano", giornalista freelance, interprete e traduttrice, autrice di prefazioni. Autrice di numerose raccolte di poesie, ha ottenuto vari prestigiosi riconoscimenti e premi nazionali e internazionali. Ideatrice e fondatrice del Gruppo internazionale per la diffusione della cultura e dell'arte Valchiria, ideatrice e caporedattrice del blog VERSO - spazio letterario indipendente, redattrice e collaboratrice del portale giornalistico Alessandria Today. Ambasciatrice e portavoce del Realismo Terminale per la Polonia. Pagina in lingua italiana: https://izabellateresakostkapoesie.wordpress.com/ Pagina in lingua polacca (strona autorska w języku polskim): https://izabellateresakostkaswiatsztukiipoezji.wordpress.com/

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