La riforma elettorale: la proposta del Governo, a vantaggio di chi? Pro e contro e le dichiarazioni dell’opposizione
La riforma elettorale non è mai una semplice modifica tecnica: è il cuore stesso del sistema democratico, perché stabilisce le regole con cui si trasforma il voto dei cittadini in potere politico. Ogni volta che un Governo interviene su questo terreno, la domanda che si impone non è solo “come funzionerà?”, ma soprattutto “perché proprio adesso?” e “chi ne trarrà il maggiore vantaggio?”. In un momento storico in cui gli equilibri politici sono fluidi e le alleanze ancora in costruzione, la proposta dell’esecutivo apre uno scenario che va ben oltre la discussione parlamentare: riguarda la competizione del 2027, la stabilità dei futuri governi e la percezione di equità delle regole democratiche. È legittimo discutere di governabilità, ma è altrettanto doveroso interrogarsi sulla neutralità delle scelte. Perché le leggi elettorali, nella storia italiana, non sono mai state neutrali.
Pier Carlo Lava
Il dibattito sulla legge elettorale in Italia è tornato prepotentemente sotto i riflettori proprio mentre il Paese si prepara alle prossime elezioni politiche del 2027. Dopo anni di sistema misto – con una combinazione di collegi uninominali e proporzionale che ha caratterizzato l’ultima tornata elettorale – l’esecutivo guidato dalla premier Giorgia Meloni ha messo sul tavolo una proposta di riforma che punta a modificare profondamente il sistema attuale, con l’obiettivo dichiarato di aumentare la governabilità e dare maggiore stabilità all’azione di governo.
Secondo il testo depositato in Parlamento dai capigruppo della maggioranza, il nuovo impianto eliminerebbe l’attuale mix di sistemi elettorali a favore di un modello pienamente proporzionale, ma con alcune clausole chiave: in particolare, verrebbe garantita una maggioranza parlamentare automatica a qualsiasi coalizione o lista che raggiunga la soglia del 40% dei voti, e verrebbe previsto anche un eventuale turno di ballottaggio qualora nessuno raggiunga tale soglia pur superando il 35%.
Pro della riforma: governabilità e trasparenza del voto
I sostenitori della proposta di riforma – soprattutto tra le forze che compongono la maggioranza di governo – evidenziano diversi vantaggi:
1. Maggiore governabilità:
Il cuore della riforma è la creazione di un sistema che favorisca maggioranze più chiare in Parlamento, riducendo il rischio di fragili equilibri.
2. Risultato più coerente con il voto popolare:
Un sistema proporzionale con soglie definite sarebbe, secondo i proponenti, più aderente alla volontà degli elettori.
3. Incentivo a coalizioni pre-elettorali chiare:
La soglia del 40% spingerebbe i partiti a presentarsi agli elettori con alleanze definite prima del voto.
Contro della riforma: timori dell’opposizione
Non mancano le critiche.
Esponenti dell’opposizione come Elly Schlein hanno parlato di una possibile riforma “a vantaggio della maggioranza attuale”, denunciando il rischio di cambiare le regole a ridosso delle elezioni.
Altri esponenti del centrosinistra sostengono che il premio di maggioranza o il ballottaggio possano alterare la rappresentatività reale del Parlamento, soprattutto in un contesto politico frammentato.
C’è poi il tema della stabilità normativa: modificare frequentemente la legge elettorale rischia di minare la fiducia degli elettori e la percezione di neutralità delle regole.
Il quadro politico e le prospettive
La riforma arriva in una fase delicata, con un’opposizione che cerca compattezza e una maggioranza che punta a consolidare il proprio vantaggio competitivo.
La questione centrale resta aperta: la legge elettorale deve garantire governabilità o massima rappresentatività? È un equilibrio sottile che ha segnato tutta la storia repubblicana italiana.
Le opinioni dei costituzionalisti
Il dibattito non è solo politico ma anche giuridico.
Il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky in passato ha sottolineato come le leggi elettorali debbano evitare “eccessive distorsioni tra voto espresso e rappresentanza parlamentare”, mettendo in guardia contro premi di maggioranza troppo ampi.
Il politologo Roberto D’Alimonte ha invece evidenziato che una certa dose di premio può essere funzionale alla stabilità, purché non comprometta la pluralità politica.
Altri esperti ricordano che la Corte Costituzionale è già intervenuta in passato dichiarando incostituzionali alcune parti di precedenti leggi elettorali, soprattutto laddove il premio di maggioranza risultava eccessivo o privo di soglia minima.
Il punto condiviso dagli studiosi è uno: una riforma efficace dovrebbe nascere da un consenso ampio e non solo dalla forza numerica della maggioranza.
Timeline: le leggi elettorali italiane dal 1948 a oggi
Per comprendere l’attuale dibattito, è utile ricordare come l’Italia abbia cambiato più volte sistema elettorale.
1948 – Sistema proporzionale puro
Favorisce la rappresentanza ampia ma produce governi spesso instabili.
1993 – Mattarellum
Sistema misto con forte componente maggioritaria nei collegi uninominali. Spinge verso il bipolarismo.
2005 – Porcellum
Proporzionale con premio di maggioranza senza soglia. Dichiarato parzialmente incostituzionale.
2015 – Italicum
Prevedeva ballottaggio nazionale. Mai applicato pienamente dopo modifiche della Corte.
2017 – Rosatellum
Sistema misto attualmente in vigore, combina uninominale e proporzionale.
Ora si aprirebbe una nuova fase, con un possibile ritorno a un proporzionale corretto da soglie e premi.
Conclusione
La riforma elettorale non è una questione tecnica ma profondamente politica. Determina chi governa, con quale forza e con quale legittimazione. Il vero interrogativo resta: si tratta di una riforma per rafforzare il sistema democratico o per consolidare equilibri politici attuali? La risposta non sarà solo nei numeri parlamentari, ma nella capacità di costruire regole condivise che durino nel tempo.
Ecco a chi conviene di più
Se si osserva la proposta con freddezza politica e senza retorica, la risposta alla domanda centrale appare piuttosto chiara: questa riforma, nelle condizioni attuali, conviene soprattutto al Governo e alla maggioranza che oggi guida il Paese. Un sistema proporzionale corretto da premio di maggioranza o ballottaggio favorisce chi è già strutturato come coalizione compatta e stabile, e oggi il centrodestra presenta un’alleanza consolidata, con leadership definita e capacità di superare soglie elevate di consenso. Al contrario, un campo progressista ancora in fase di ricomposizione potrebbe trovarsi costretto a correre unito in tempi rapidi o rischiare la frammentazione. Questo non significa automaticamente che la riforma sia illegittima o incostituzionale, ma significa riconoscere che il suo impatto politico sarebbe asimmetrico. In altre parole, mentre ufficialmente si parla di governabilità, politicamente si crea un meccanismo che nelle attuali condizioni di consenso rafforzerebbe l’attuale maggioranza. Ed è proprio su questo punto che si giocherà la battaglia parlamentare: tra stabilità dichiarata e vantaggio competitivo reale.
Geo
Roma, Parlamento italiano.