Il Cavallo di Troia di Ermal Meta: Quando la ninna nanna diventa denuncia sociale. (Sanremo)

Il Cavallo di Troia di Ermal Meta: Quando la ninna nanna diventa denuncia sociale. (Sanremo)

Esiste un momento, nell’arte, in cui la bellezza non serve a consolare, ma a scuotere. A Sanremo 2026, Ermal Meta ha compiuto un atto di “guerriglia poetica” con il suo brano “Stella stellina”. Mentre i riflettori su Gaza sembrano affievolirsi e il discorso istituzionale pare scivolare in un colpevole oblio, Meta ha riportato la tragedia della Striscia al centro del palcoscenico più nazionalpopolare d’Italia. Ma lo ha fatto con una strategia raffinata e spiazzante: quella del Cavallo di Troia.

Meta in questo brano ha utilizzato l’estetica del contrasto, creando una ninna nanna distopica e distonica.

Il brano parte da un terreno comune, una melodia che appartiene all’infanzia di tutti noi. La ninna nanna è, per definizione, il suono della protezione. Tuttavia, le parole di Meta ad un primo ascolto paiono “fare a pugni” con la musica. Gli accenni balcanici, il ritmo che quasi invita al movimento, creano un cortocircuito emotivo che ricorda lo scrolling compulsivo sui nostri smartphone: un istante prima vediamo una pubblicità rassicurante, un istante dopo l’immagine di un missile che sventra un orizzonte di macerie.

Questa dissonanza non è un errore stilistico, ma la chiave di volta dell’intera operazione.

È un approccio distopico che ci costringe a riflettere proprio mentre veniamo attirati dallo “specchietto delle allodole” di una melodia familiare.

C’è un fil rouge invisibile ma d’acciaio che, lega “Stella stellina” a capisaldi della nostra cultura come il canto partigiano “Bella Ciao” e il capolavoro di Roberto Benigni “La Vita è Bella”.

In tutti questi esempi, la struttura narrativa appare “semplice” o persino gioiosa in superficie. Bella Ciao ha il ritmo di una danza popolare, eppure è un testamento di morte e libertà. Benigni trasforma l’orrore del lager in un gioco a premi per proteggere l’innocenza. Ermal Meta oggi usa lo stesso “inganno necessario”: ci regala una melodia orecchiabile per farci abbassare le difese, per poi colpirci con la realtà dei nomi delle bambine di Gaza ricamati sui suoi abiti.

Come autrice e Ambasciatrice di pace e diritti umani, non posso non leggere in questo gesto una chiara vittoria morale che va ben oltre la classifica del Festival. Meta ha trasformato l’Ariston in una “tenda del dolore” trasparente. Ha dato un’identità ai numeri, trasformando la statistica in umanità.

In un’epoca di saturazione visiva, dove il dolore altrui rischia di diventare rumore di fondo, l’artista deve diventare un Cavallo di Troia. Deve entrare nelle case degli italiani vestito da festa per poter consegnare un messaggio d’urgenza.

“Stella stellina” ha vinto nel momento in cui ci ha tolto il respiro, ricordandoci che mentre noi balliamo, altrove qualcuno non ha più nessuno che gli canti una ninna nanna. La vera musica, oggi, è quella che non ci permette di dormire sonni tranquilli.


Ada Rizzo, 01Marzo 2026, Malindi

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