Semel in anno – Racconto di Daniela Di Benedetto (Parte quarta). Spazio a cura di Ely Gocce di Rugiada
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La sera del 31 ottobre Lauren distribuì dolcetti ai bambini più piccoli che bussavano alla sua porta fin dalle otto di sera. La sua malattia la faceva stancare facilmente, tanto che si distrasse e non guardò più l’orologio.Alle ventitrè e trenta in punto aprì la porta ad un ragazzo dalla maschera raccapricciante e urlò di spavento…..
-Ehi, calma. Sono io. Bill.-
La sua voce! Una bella voce da ragazzo quasi adulto.- Oh, Bill….- disse lei, felice. Non riusciva a credere a ciò che vedeva: forse la maschera rappresentava un demone,ma esibiva un unico corno nel mezzo della guancia destra,e non c’era altro su quel lato del viso, nè occhio nè orecchio. Il naso stava più o meno nel posto giusto, ma era attaccato all’arcata sopracciliare sinistra per mezzo di una deformità ossea; fra il naso e il sopracciglio si tendeva una membrana in cui brillava un occhietto rosso. L’unico occhio. L’unico orecchio, invece, sembrava un cavolfiore.
-Uauh!- esclamò la bambina.
-Te l’avevo detto che ti avrei fatto paura!-
In quel momento il padre di lei apparve in cima alle scale. – Ehi, Lauren. Tutto a posto?
-Sì,papà. Scusa se ho gridato. E’ l’amico che aspettavo.
-Sono William Delly.- si presentò il ragazzo.
L’uomo emise un fischio di ammirazione. – Complimenti per la maschera.
-Grazie.
-Lauren, io e tua madre andiamo a dormire perché domani si lavora. Ricordati quel che ti ho detto.
-Sì, papà.- sospirò lei.
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Nella camera di Lauren,installarono il videogame e giocarono a lungo.
-Ecco la spada.- disse infine Bill- Forza, dirigila verso il drago…non così….ecco, va bene…ora uccidilo. Brava. Hai salvato la principessa. Game over. Vuoi fare un altro gioco?
-No.- disse la ragazzina- Preferisco chiacchierare, so così poco di te.- Lo guardava attentamente e non capiva in che cosa consistesse la sua malattia. Era alto, dritto, senza gobba, senza gambe storte, e aveva quella bella voce….lei si sentiva attratta e moriva dalla voglia di vederlo in faccia.- Perché non ti togli la maschera, adesso?
-Me la toglierò prima di andar via. Hai detto che vuoi parlare, no?Di che cosa?-
Lei non aveva il coraggio di nominare la misteriosa malattia, e infine disse:- Tu pensi che andrai a lavorare, da grande?
-No. Io avrò la pensione di invalidità.
-Ma sembri sanissimo.
-L’apparenza inganna. E tu, vuoi lavorare?
-Mi piacerebbe, ma penso che morirò giovane.- disse Lauren.
-No, non dirlo. Anche tu sembri sana. Sei così…. Carina.-
Lei arrossì.- Davvero ti sembro carina?
-Certo.
-Ma come fai a vedermi? Non ci sono i buchi…
-Vuoi dire i buchi nella maschera? Per gli occhi? Sono nascosti.
-E’ stupefacente.Adesso toglila.-
-E’ già ora di mandarmi via?- disse Bill.
-Quasi.
-E che succede se resto dieci minuti in più?
-Succede che mio padre si arrabbia.
-E’ un peccato, sai, perché passerà un anno prima che ci rivediamo.
-Un anno?
-Certo. Verrò al prossimo Halloween.
-Ma è assurdo,Bill. Tu puoi uscire. Puoi camminare. Perché vuoi stare chiuso in casa?
-Ho le mie ragioni.
-E dimmele. Sei il mio unico amico. Tu sei malato, io sono malata, dobbiamo essere solidali fra noi. Vuoi essere mio amico per tutta la vita?
-Lo vorrei tanto, ma tu giurami che non morirai giovane.-
Lauren rise. – Avanti. E’ scaduto il tempo, e prima di andartene devi farmi vedere la tua faccia.
-Non posso.
-Perché?
-Perché questa è la mia vera faccia.
-Che spiritoso. Accidenti a te e alla tua mania dell’horror. Se non ti togli la maschera, non sei più mio amico e non ti manderò più nessuna email.- Lui tacque, turbato. Persino l’occhio finto sembrava avere un’espressione delusa.