Il prof Kareem Abdullah -Iraq, scrive, dalla lettura decostruita della poesia: ” Vicina al mio tramonto” della poetessa Luisa Camere Quiroz -Perú, pubblicazione di Elisa Mascia -Italia
Foto cortesia di Luisa Camere Quiroz -Perú e del prof Kareem Abdullah -Iraq
Lettura decostruita della poesia: “Vicina al mio tramonto” – della poetessa: Luisa Cámere Quiroz
Da : Karim Abdullah – Iraq .
Quando leggiamo la poesia “Vicina al mio tramonto”, ci troviamo di fronte a un momento di consapevolezza tardiva, ma pieno di vitalità e slancio. Queste parole, che all’inizio possono sembrare inondate di nostalgia e desiderio per il passato, rivelano un ampio spazio per una nuova lettura attraverso la lente della decostruzione, dove il significato si dissolve in tempi multipli e l’essere si rivela in strane transizioni tra principio e fine.
La poesia e l’inizio della decostruzione
La poesia inizia con uno scontro decisivo: “Ora che sono vicina al mio tramonto”. Questa semplice frase porta dentro di sé una trasformazione radicale nel concetto del tempo, poiché “il tramonto” non è visto come la fine, ma come uno spazio aperto che riflette sia l’inizio che la fine. La poetessa inizia rompendo la logica temporale convenzionale; è “vicina al tramonto”, ma allo stesso tempo celebra la vita: desidera sentirsi “fresca” come “un gelsomino radicato” che non è limitato dal concetto di tempo, ma si fonde con la terra, con la natura nel suo stato primordiale. In questo punto si manifesta la decostruzione; il tramonto non è la fine della vita, ma uno stato di permanenza, un transito tra stadi di fiori e purezza. Più si avvicina alla fine, più desidera vivere.
Il corpo tra desiderio e rinascita
Nei versi seguenti, la poesia diventa una simulazione delle emozioni del corpo mentre si avvicina alla fine. Non c’è una fine o morte definitiva, ma un desiderio veemente di rinascita; “voglio correre come una gazzella, nel mio campo profumato”.
Così il corpo si libera dal tempo, risponde all’istante e si adatta al desiderio: non è semplicemente un essere materiale che passa attraverso il tempo, ma un corpo che transita tra immagini sensoriali e soddisfa il suo essere con nuove soluzioni, desiderando tornare alle prime fasi della vita, “voglio essere Eva”. Il corpo si decostruisce dal suo posto temporale e diventa un’immagine diffusa tra la gioia e il bisogno di rinnovarsi.
La poesia tra la fede nell’amore e i finali
Ciò che colpisce qui è come la poesia si trasforma in un luogo di ricerca dell’amore anche negli ultimi momenti. ” Voglio rivivere il mio primo bacio, che mi avvolse assetata di amori giovanili”. L’amore nella poesia non diventa solo un ricordo, ma l’elisir che restituisce l’anima e accende la speranza, anche in momenti di decadimento. In questa sorprendente transizione tra memoria e realtà, sembra che la poetessa si ricostruisca attraverso l’amore, e lo ricuperi come una forza. Inoltre, i concetti di “smagliature” e “solchi” diventano luoghi di concentrazione, dove l’anima non solo si manifesta nel corpo, ma anche in un amore persistente, anche se i sensi hanno paura di fuggire o di scomparire.
Decostruzione tra l’essere e il nulla
La lettura decostruita apre la porta a domande profonde sulle contraddizioni intrecciate in questa poesia: È davvero una fine? O è un nuovo inizio che sfida l’inevitabile? ” Vicino al tramonto” diventa una domanda aperta sull’essere: dov’è il luogo che separa la vita dalla morte? È possibile che l’essere abiti in questo spazio grigio che mediava tra il bordo della vita e la morte? La poetessa qui decostruisce il tempo e lo spazio, così i momenti in cui una persona si avvicina alla sua fine non portano con sé sconfitta o rottura, ma diventano uno scenario in cui si ricreano la ribellione e il bisogno delle cose primarie: l’aria, la terra, il corpo e le emozioni. Tutto è interlacciato per essere riconfigurato.
Il linguaggio e le immagini: dispersione e trasformazione
La poetessa non solo presenta una descrizione dell’essere, ma costruisce un insieme di immagini che si intercalano e si mescolano per formare un mondo parallelo. ” Voglio essere Eva” e “Ballare con Bacco” sono immagini che fondono il mitico con il corporeo, l’eterno con il fugace. La poetessa cerca di liberarsi dai limiti convenzionali e cerca di reinterpretare la natura attraverso il suo continuo desiderio di rinnovamento dell’anima.
Chiusura: ritorno all’essere
La poesia si muove da un ricordo a un desiderio, da una nostalgia a un rinnovamento. Così, “il adesso” nella poesia è l’istante in cui il tempo si libera dal suo dominio, e la nostalgia appare non come una perdita, ma come una possibilità continua di ritornare all’essere. Il “tramonto” è un momento di rinnovata connessione con la vita, è il ponte attraverso il quale l’essere transita tra le sue molteplici sfaccettature: tra conscio e inconscio, tra passato e futuro, tra amore e ricordi.
Nota finale:
Mentre la poesia, in superficie, racconta una storia soggetta a una conclusione temporale, in fondo parla di come ribellarsi contro tale conclusione. La vita non è limitata dall’età o dal corpo, ma è una relazione costante tra l’essere e l’esistenza, tra il passato e il futuro, tra l’amore e i ricordi.
Vicina al mio tramonto
Ora che sono vicina al mio tramonto
voglio sentirmi fresca
come un gelsomino radicato.
Che mi avvolga
con il suo profumo aromatico,
odore di giovane.
Ora che sono vicina al mio tramonto
Voglio respirare l’aria delle mie colline.
Che la sua brezza
tocchi i miei capelli,
disegni il mio volto,
che mi trasporta come
nuvola che viaggia verso le cime
delle mie forze.
Ora che sono vicina al mio tramonto
voglio correre
come una gazzella,
nel mio campo profumato.
Cadere arresa alla sua terra fertile,
annusare il suo humus,
la tua pancia palpitare
nelle mie viscere.
Ora che sono vicina al mio tramonto
voglio essere Eva,
coprirmi di viti,
nascondermi tra le tue viti
color giada, cremisi,
ballando con Bacco
bere il loro succo
cadendo arresa nei suoi grappoli,
sorseggiare a poco a poco
il suo elisir divino.
Ora che sono vicina al tramonto
voglio rivivere il mio primo bacio,
che mi avvolse assetata
di amori giovanili,
sotto le ombre dei meli,
mentre i nostri corpi rotolavano sotto la pioggia tra questi e abbracci di begli amori.
Ora che sono vicina al tramonto
piena di striature, rughe, solchi,
è quando più lussureggiante
la mia anima giovane, ti reclama
perché crede ancora nell’amore.
Guardami, baciami e basta
abbracciami, accendi
con furia folle e cammina assetato,
ogni poro, piega della mia pelle
che ardentemente spera,
che tu possa amarla di nuovo
come nei nostri anni giovanili.
Reinventarmi, che muoio poco a poco,
prima che mi dimentichi
che sono già vicina al mio tramonto.
Luisa Cámere Quiroz
Tutti i diritti riservati
Lettura poetica e traduzione in italiano a cura di Elisa Mascia scrittrice, poetessa bilingue italiano-spagnolo, promotrice culturale nel mondo.
Lectura Deconstruida del poema: “Cerca de mi ocaso” – por la poeta: Luisa Cámere Quiroz
Por: Karim Abdullah – Irak .
Cuando leemos el poema “Cerca de mi ocaso”, nos encontramos ante un momento de conciencia tardía, pero lleno de vitalidad y impulso. Estas palabras, que al principio pueden parecer inundadas de nostalgia y anhelo por el pasado, revelan un amplio espacio para una nueva lectura a través del lente de la deconstrucción, donde el significado se disuelve en múltiples tiempos y el ser se revela en extrañas transiciones entre el principio y el fin.
El poema y el comienzo de la deconstrucción
El poema comienza con un enfrentamiento decisivo: “Ahora que ya estoy cerca de mi ocaso”. Esa simple frase lleva en su interior una transformación radical en el concepto del tiempo, ya que “el ocaso” no se ve como el fin, sino como un espacio abierto que refleja tanto el comienzo como el final. La poetisa inicia rompiendo la lógica temporal convencional; está “cerca del ocaso”, pero al mismo tiempo celebra la vida: desea sentirse “fresca” como “un jazmín enraizado” que no está limitado por el concepto de tiempo, sino que se fusiona con la tierra, con la naturaleza en su estado primordial. En este punto, se manifiesta la deconstrucción; el ocaso no es el final de la vida, sino un estado de permanencia, un tránsito entre etapas de flores y pureza. Cuanto más se acerca al final, más desea vivir.
El cuerpo entre el deseo y el renacimiento
En los versos siguientes, el poema se convierte en una simulación de las emociones del cuerpo al acercarse al final. No existe un final o muerte definitiva, sino un deseo vehemente de renacimiento; “quiero correr como una gacela, en mi fragante campo”. Así, el cuerpo se libera del tiempo, responde al instante y se ajusta al deseo: no es simplemente un ser material que pasa por el tiempo, sino un cuerpo que transita entre imágenes sensoriales y satisface su ser con nuevas soluciones, anhelando regresar a las primeras etapas de la vida, “quiero ser Eva”. El cuerpo se deconstruye de su lugar temporal y se convierte en una imagen difusa entre el gozo y la necesidad de renovarse.
La poesía entre la fe en el amor y los finales
Lo que llama la atención aquí es cómo el poema se transforma en un lugar de búsqueda del amor incluso en los momentos finales. “Quiero revivir mi primer beso, que me envolvió sedienta de amores juveniles”. El amor en el poema no se convierte solo en un recuerdo, sino en el elixir que devuelve el alma y enciende la esperanza, incluso en momentos de decaimiento. En esta transición asombrosa entre recuerdos y realidad, parece que la poetisa se reconstruye a través del amor, y lo recupera como una fuerza. Además, los conceptos de “estrías” y “surcos” se convierten en lugares de concentración, donde el alma no solo se manifiesta en el cuerpo, sino también en un amor persistente, aunque los sentidos tengan miedo de huir o de desaparecer.
Deconstrucción entre el ser y la nada
La lectura deconstruida abre la puerta a preguntas profundas sobre las contradicciones entrelazadas en este poema: ¿Realmente es un fin? ¿O es un nuevo comienzo que desafía lo inevitable? “Cerca del ocaso” se convierte en una pregunta abierta sobre el ser: ¿Dónde está el lugar que separa la vida de la muerte? ¿Es posible que el ser habite en este espacio gris que media entre el borde de la vida y la muerte? La poetisa aquí deconstruye el tiempo y el espacio, así que los momentos en los que una persona se acerca a su final no llevan consigo derrota ni quiebre, sino que se convierten en un escenario donde se re-crean la rebeldía y la necesidad de las cosas primarias: el aire, la tierra, el cuerpo y la emoción. Todo se entrelaza para reconfigurarse.
El lenguaje y las imágenes: dispersión y transformación
La poetisa no solo presenta una descripción del ser, sino que construye un conjunto de imágenes que se intercalan y se mezclan para formar un mundo paralelo. “Quiero ser Eva” y “Bailar con Baco” son imágenes que fusionan lo mítico con lo corporal, lo eterno con lo fugaz. La poetisa busca liberarse de los límites convencionales e intenta reinterpretar la naturaleza a través de su continuo deseo de renovación del alma.
Cierre: regreso al ser
El poema se mueve de un recuerdo a un deseo, de una añoranza a una renovación. Así, “el ahora” en el poema es el instante en que el tiempo se libera de su dominio, y aparece la nostalgia no como una pérdida, sino como una posibilidad continua de regresar al ser. El “ocaso” es un momento de conexión renovada con la vida, es el puente por el cual el ser transita entre sus múltiples facetas: entre lo consciente y lo inconsciente, entre el pasado y el futuro, entre el amor y los recuerdos.
Nota final:
Si bien el poema en su superficie relata una historia sujeta a una conclusión temporal, en el fondo habla de cómo rebelarse contra esa conclusión. La vida no está limitada por la edad o el cuerpo, sino que es una relación constante entre el ser y la existencia, entre el pasado y el futuro, entre el amor y los recuerdos.
Cerca de mi ocaso
Ahora que ya estoy cerca de mi ocaso
quiero sentirme fresca
como un jazmín enraizado.
Que me envuelva
con su perfume aromatizado,
oler a joven.
Ahora que ya estoy cerca de mi ocaso
quiero respirar el aire de mis cerros.
Que su brisa
roce mis cabellos,
dibuje mi rostro,
que me transporte como
nube viajera a las cumbres
de mis poderíos.
Ahora que ya estoy cerca de mi ocaso
quiero correr
como una gacela,
en mi fragante campo.
Caer rendida a su tierra fértil,
oler su humus,
tu vientre palpitar
en mis entrañas.
Ahora que ya estoy cerca de mi ocaso
quiero ser Eva,
cubrirme de parras,
esconderme entre tus vides
color jade, carmesí,
danzando con Baco
beber sus zumos
caer rendida en sus racimos,
sorber de a pocos,
su elixir divino.
Ahora que ya estoy cerca del ocaso
quiero revivir mi primer beso,
que me envolvió sedienta
de amores juveniles,
bajo las sombras de manzanos,
mientras nuestros cuerpos rodaban bajo la lluvia entre estos y abrazos de amores finos.
Ahora que ya estoy cerca del ocaso
llena de estrías, arrugas, surcos,
es cuando más lozana
mi alma de joven, te reclama
porque aún en el amor cree.
Solo mírame, bésame,
abrázame, enardece
con furia loca y recorre sediento,
cada poro, pliegue de mi piel
que ávida espera,
que la vuelvas a amar
como en nuestros años juveniles.
Reinventarme, que muero de a pocos,
antes de que olvide
que ya estoy cerca de mi ocaso.
Luisa Cámere Quiroz
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