Poesia “The child residing deep inside me” di Abdel Latif Moubarak. Recensione di Alessandria today
Ci sono poesie che hanno la forza di risvegliare parti sopite dentro di noi, voci infantili che non smettono mai di abitare l’animo umano. The child residing deep inside me di Abdel Latif Moubarak è una di queste: un testo intenso, visionario, che mette in scena la figura del bambino interiore come simbolo di verità, fragilità e ribellione.
La poesia si apre con un’immagine dirompente: il bambino che arde di gioia quando la paura divampa, spezzando ogni cornice. È un atto di liberazione e al tempo stesso di resistenza, un modo per proclamare al mondo il diritto di “assaporare un boccone di verità”. Nei versi successivi, il bambino diventa custode di frammenti di desiderio, raccoglie i resti di sogni infranti, osserva la caduta e il sacrificio del domani. In questa figura infantile, Moubarak racchiude sia l’innocenza che la tragedia dell’essere umano.
Il bambino interiore non è soltanto memoria o nostalgia: è un atto di ribellione contro il tempo e contro l’inerzia. Disegna, scarabocchia, ricostruisce il mondo nel suo quaderno di sogni, ma al tempo stesso lo demolisce quando si accorge che ogni sogno rischia di svanire al primo contatto con la realtà. Questa tensione tra costruzione e distruzione, tra immaginazione e disincanto, costituisce la vera essenza della poesia.
Lo stile di Moubarak è diretto e visionario: mescola immagini liriche e concrete — come i fiammiferi che tintinnano nelle stanze buie — con allegorie universali della speranza, del desiderio e della perdita. Il bambino non è soltanto una figura personale, ma diventa simbolo di tutti noi, di quel nucleo originario che resiste alle ferite della vita e che continua a interrogare la realtà con sguardo puro, innocente e allo stesso tempo feroce.
The child residing deep inside me è una poesia che invita a guardare dentro di sé, a non dimenticare quella parte infantile che, pur tra cadute e illusioni, resta viva come forza creativa e critica. Una poesia che non consola, ma risveglia.
Testo tradotto in italiano
Il bambino che risiede nel profondo di me,
quando la paura si accende, arde di gioia,
infrangendo ogni cornice,
uscendo per strada proclama apertamente
il suo diritto ad assaporare un boccone di verità.
Con assoluta innocenza, implorerebbe i raggi del sole,
mentre giungevano a confiscare l’oscurità di domani.
Non sapeva che il domani,
giacente ucciso sulla soglia del cuore,
era già stato sacrificato.
Il bambino che risiede nel profondo di me
raccolse silenzioso frammenti dall’ombra
della ragazza caduta dalla finestra del desiderio.
Passa da sotto l’ombelico
fino al labbro estremo al margine della casa,
ritirandosi all’angolo, sulla riva più lontana,
e nelle stanze oscure, scuote
scatole di fiammiferi.
Il bambino che risiede nel profondo di me
ha una sola mano,
con essa raccoglie il mondo davanti a sé,
disegnandolo a grappoli.
E nel suo quaderno di sogni
scarabocchia, poi ridisegna.
Il bambino che risiede nel profondo di me
è ostinatamente testardo.
Demolisce ogni sogno in un istante,
nell’attimo in cui si risveglia
a una nuova alba.

Biografia di Abdel Latif Moubarak
Abdel Latif Moubarak (Suez, 1963 – Il Cairo, 2021) è stato un poeta egiziano e una delle voci più significative della poesia araba contemporanea. Laureato in diritto, si è affermato come autore riconosciuto a livello nazionale e internazionale, partecipando a festival poetici in Egitto e in Medio Oriente.
Membro dell’Unione degli Scrittori Egiziani e di altre associazioni culturali, ha pubblicato numerose raccolte poetiche caratterizzate da un linguaggio che unisce lirismo classico arabo e sensibilità moderna, affrontando temi come l’amore, la memoria, la patria, la libertà e la sofferenza esistenziale.
I suoi versi, tradotti in più lingue, sono stati inclusi in antologie e studi di letteratura araba contemporanea. Considerato un poeta visionario, ha saputo raccontare le contraddizioni del suo tempo e dare voce tanto al dolore personale quanto alle speranze collettive.
Una riflessione
Il bambino interiore di Moubarak non appartiene soltanto al poeta: appartiene a ciascuno di noi. Nelle città moderne, come Alessandria — crocevia tra Piemonte, Lombardia e Liguria —, dove il passato e il futuro si incontrano tra memorie e speranze, la voce di quel bambino diventa universale. È la parte di noi che rifiuta di accettare compromessi, che demolisce illusioni per riscoprire la verità. Una voce che resta necessaria per non smarrire il senso più autentico della vita.
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