Una Poesia di Concetta La Placa, “IN RIVA AL MARE, SEDUTA ASCOLTO” recensita da un suo amico virtuale, Marcello Fiori, articolo di Concetta La Placa. Roma
Foto tratta dall’archivio personale dell’autrice.
Roma, 6 settembre 2025
Oggi, cari amici lettori, vi propongo una mia poesia scritta qualche anno fa e recensita da un sensibile amico che vive a Nettuno, Marcello Fiori, che si definisce “incastonatore di parole presso la Scuola della Vita”.
E’ veramente gratificante quando i nostri versi arrivano alle persone che non fanno i recensori per mestiere. Questo significa che la poesia scritta da un moto emotivo del poeta e’ arrivata al lettore che ha riconosciuto alcune sue emozioni, che altrimenti non avrebbe potuto mettere a fuoco e l’ha fatta sua. La potenza di quei versi hanno creato una deflagrazione nella parte più profonda della sua interiorità.
Ho sempre pensato che la poesia ha in se’ questo scopo che definisco attraverso una mia personale definizione qui indicata.
“La poesia nasce da uno spasmo emotivo riconosciuto dal poeta che lo cattura attraverso i versi e arriva dritto al cuore di chi la legge che lo riconosce a sua volta , lo emoziona, lo trasforma e la fa sua.
La poesia allora può definirsi tale, perché diventa universale. E’ una poesia che appartiene a tutti quelli che la leggono di emozionano e la interpretano, in base a ciò che quei versi hanno mosso nel lettore.” (CLP)
Ecco il mio testo.
IN RIVA AL MARE, SEDUTA ASCOLTO.
In riva al mare,
le tue parole non dette, echeggiano
nel tuo muto silenzio.
Creano quelle vibrazioni
da me note, provenienti
dal profondo del tuo cuore.
Stillano dolore,
per questo presente
mio e tuo che non potrà mai trasformarsi in nostro.
Concetta La Placa @
Recensione del sensibile amico Marcello Fiori.
Questa bella poesia riflette su una profonda introspezione emotiva e su una connessione con l’altro che rimane inespressa e irrealizzata. Ecco (secondo me) il significato poetico-filosofico:La poetessa si siede sulla riva del mare, un luogo di confine tra due elementi, simboleggiando la transizione o il passaggio tra stati emotivi o relazionali. Ascoltando le parole non dette, lei percepisce il significato implicito di ciò che non viene espresso apertamente. Le parole non dette dell’altro diventano un richiamo nel silenzio, un’eco che rivela sentimenti repressi o inespressi. Le “vibrazioni” che sente rappresentano le emozioni profonde dell’altro, che emergono dal fondo del suo cuore. Questo cuore è descritto come “stillante dolore”, suggerendo un’anima tormentata o ferita. La poetessa riconosce il dolore presente in entrambi, che purtroppo non può essere condiviso completamente o trasformato in un sentimento condiviso (“nostro”). Il mare, con la sua vastità e la sua immensità, simboleggia sia la possibilità di connessione e di viaggio che la distanza e l’inaccessibilità. La riva è il luogo d’incontro e di separazione, una metafora della condizione umana di cercare connessioni autentiche ma spesso incontrare limiti nell’esprimere e condividere le proprie emozioni. In sintesi, la poesia esplora la frustrazione e la tristezza di un’incomunicabilità emotiva, un desiderio di condivisione che rimane insoddisfatto. Rappresenta la lotta umana per capire e essere compresi e la realtà spesso dolorosa dell’isolamento emotivo, anche quando si è fisicamente vicini.
Marcello Fiore (Detto il principe).
Su Marcello Fiore.
Vive a Nettuno. Si definisce “un incastonatore di parole presso la Scuola della Vita.”
Articolo di ©Concetta La Placa
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Biografia dell’autrice.
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