Il teatro: un modo diverso per dire NO alla guerra di Marco Conti – Treviglio
Il grano da semina non va macinato
Lo scorso giovedì 4 Settembre, presso l’azienda Same di Treviglio, si è svolta un’assemblea sindacale davvero speciale.
I delegati Fiom, con l’appoggio di CGIL Lombardia, hanno infatti organizzato per tutti i dipendenti, un momento teatrale toccante e ricco di fascino. La performance (al debutto) dal titolo “Stabat Mater – Immagini, Parole e Musica contro la guerra” ha lasciato tutti noi spettatori senza parole. La voce narrante di Eliana Como si è intrecciata con il clarinetto di Letizia Maulà e con le immagini delle guerre che si sono susseguite in tutto il 900 fino, aimè, ad oggi.

Così, in un teatro davvero speciale come solo l’auditorium di una fabbrica può essere, Eliana Como ci ha raccontato la storia di una madre: Kathe Kollwitz che dopo aver perso il figlio in guerra, dà sfogo alla sua arte, raccontando il dolore di una madre, ma anche quello dei poveri, degli emarginati e dei dimenticati, attraverso le sue opere. Questo atto di denuncia sociale, l’ha spinta a creare dipinti straordinari, ricchi di passione e di vissuto che emerge prepotentemente dalle forme e dal loro essere volutamente sempre in bianco e nero.
Kathe abbandona infatti i colori per mostrarci quanto sia possibile vivere senza tutto ciò che è superfluo e dimostra che un’opera può essere bella e ricca di significato anche senza i colori, come a sottolineare quanto nella vita si cerchi sempre di ottenere più di quanto si abbia bisogno.

Ma la sua arte non si limita alla pittura. Molte sono infatti le sculture da lei realizzate ed una su tutte la rappresenta e scaturisce dalla sua sofferenza di madre. E’ la scultura in cui ha raffigurato sé stessa accanto al marito posta di fronte alle tombe di tutti i soldati che come suo figlio non sono più tornati.
Kathe con questa opera, abbraccia simbolicamente tutte le mamme che come lei hanno avuto una disgrazia così grande e si fa portavoce dell’ingiustizia subita.
Mentre Eliana Como racconta, la clarinettista Letizia Maulà suona brani che vanno da Germaine Tailleferre a Erwin Schulhoff, fino a brani contemporanei quasi a sottolineare quanto tutto ciò che hanno vissuto queste madri, sia ancora purtroppo attuale. E’ questo il pretesto per arrivare al conflitto in Palestina che non ci può in alcun modo lasciare indifferenti. Siamo di fronte a un genocidio di cui dovremo render conto alle generazioni future, per questa ragione anche per noi è venuto il momento di reagire e di utilizzare qualsiasi mezzo a nostra disposizione per far sentire la nostra voce la nostra forte volontà perché tutto questo finisca presto.

Eliana Como chiude questa ora intensa e ricca di emozioni con una frase emblematica che ci deve far riflettere:
Il Grano da semina non va macinato
Il mio Grazie e i miei complimenti sinceri vanno agli organizzatori, alla Same e egli interpreti di questo straordinario evento.
Tutte le fotografie utilizzate sono di Eliana Como
Marco Conti