L’anima che parla, identità e memoria nella poesia di Joan Josep Barceló i Bauçà; analisi e commento di Ada Rizzo
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Ci sono poesie che non si leggono soltanto: si respirano, si ascoltano con la pelle, si portano dentro come un’eco che non smette di vibrare. “Anima italiana” di Joan Josep Barceló i Bauçà è una di queste. È un canto identitario, un viaggio interiore che attraversa le vene, la memoria, il tempo. E quando questa poesia viene tradotta in lingua siciliana da Emilia Merenda, non è solo una trasposizione linguistica:
è una rinascita, un ritorno alle radici, un battito che si fa tamburo ancestrale.
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Foto di cortesia: Joan Josep Barceló i Bauçà
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Cenni biografici
- Nascita: Joan Josep Barceló i Bauçà è nato nel 1953 a Palma di Maiorca, nelle Isole Baleari, Spagna Wikipoesia.
- Formazione: Ha studiato scienze umane e scientifiche presso le università di Barcellona, Madrid, Londra e delle Isole Baleari, con una formazione che spazia dalla letteratura alla filosofia, dalla geografia alla salute mentale Wikipoesia
- Lingue e pubblicazioni: È autore di numerosi libri di poesia in catalano, italiano e inglese. Le sue opere sono state tradotte in oltre quindici lingue, tra cui francese, greco, cinese, arabo e norvegese Accademia Tiberina.
- Stile poetico: La sua scrittura è caratterizzata da un surrealismo astratto, con riferimenti a mondi onirici e mitici, spirituali e carnali. La sua poesia cerca un concetto rivoluzionario, dove la parola diventa “soffio di un nuovo tempo” e si trasforma in “carne cruda” per navigare “un mare di tempeste nella notte” Wikipoesia bolognainlettere.it.
- Riconoscimenti: Ha ricevuto premi internazionali e fa parte di diverse Accademie Letterarie. È anche ambasciatore culturale per società italiane, nordamericane e coreane kanagaedizioni.com.
Joan Josep Barceló è un poeta che unisce pensiero e visione, scienza e spiritualità, in una ricerca costante dell’ “infinito” attraverso la parola. La sua opera è un ponte tra culture, lingue e sensibilità, e la poesia “Anima italiana” ne è un esempio emblematico.
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Testo
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Anima italiana
il sangue rosso che scorre nelle mie vene
ha ancora il profumo di terra umida di quelle innevate montagne
ho ancora gli occhi del colore della nebbia e del mare
e nella mia pelle rimane inchiodata una lontana memoria
che mi dice che forse sono diventato un altro
anche io sono nato e cresciuto in una terra strana
sono figlio di una calma nascosta senza parole
e ritorno sempre alle mie origini come un uccello
che canta nel cielo allo splendore della vita
sono un bambino che non ha dimenticato che il suo cuore
batte con quella forza che viene dal sole e dalla luna
io ho l’anima italiana perché appartengo al tempo
di quelle anime che non muoiono mai
poesia da “Non devo morire oggi” ( data pubblicazione 30 novembre 2020)
joan josep barceló i bauçà
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Versione in siciliano di Emilia Merenda
Arma italiana
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lu sangu russu ca scurri nta li me vini
havi ancora lu ciavuru di terra umita e di ddi muntagni annivati
haiu ancora l’occhi di lu culuri di la negghia e di lu mari
e nta la me’ carni resta ‘nchiuvata dda luntana mimoria
chi mi dici chi forsi addivintavi n’avutru
puru si iddu iu nascivi e criscivi nta na terra strania
sugnu figghiu d’una carma ammucciata senza palori
e ritornu sempri a li me’ origini comu n’aceddu
chi canta nta lu celu a lu splinnuri di la vita
sugnu un picciriddu ca nun s’ha scurdatu ca lu so cori
batti cu dda forza ca veni da lu suli e da la luna
iu haiu l’arma italiana picchì appartegnu a lu tempu
di ddi armuzzi ca nun morinu mai
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Foto di cortesia Emilia Merenda
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Cenni biografici di Emilia Merenda
- Nascita: Emilia Merenda è nata a Palermo il 15 dicembre 1945, dove risiede tuttora CefaluArt.
- Attività artistica: Dopo il matrimonio nel 1972, si è dedicata alla famiglia, ma ha continuato a coltivare l’amore per la lingua siciliana e le tradizioni popolari CefaluArt.
- Produzione letteraria:
- Ha pubblicato racconti e poesie in lingua siciliana, tra cui Il capezzale (2012) e Un paese senza nome (2016), opere che esplorano la memoria, l’identità e il paesaggio umano della Sicilia cittanuove-corleone.net.
- La sua poesia è stata premiata in numerosi concorsi letterari regionali e inserita in diverse antologie.
- La sua scrittura è caratterizzata da una forte impronta antropologica, con attenzione alla storia, ai sentimenti e alla cultura siciliana cittanuove-corleone.net.
- Riconoscimenti: È stata inserita nell’Albo d’Oro dei Poeti e Scrittori Italiani Contemporanei da CefaluArt, a testimonianza del suo contributo alla letteratura siciliana CefaluArt.
Emilia Merenda è una voce autentica e appassionata della Sicilia, capace di trasformare la lingua siciliana in strumento poetico e universale. Le sue traduzioni, come quella di “Anima italiana” di Joan Josep Barceló, non sono semplici trasposizioni: sono atti d’amore verso la propria terra e la propria lingua.
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Analisi e Commento
La lingua siciliana, che io definisco volutamente “lingua” e non “dialetto”, è qui più che mai viva, potente, evocativa. E come ha fatto Andrea Camilleri nei suoi romanzi, Merenda ci restituisce un idioma che non è solo mezzo espressivo, ma carne e sangue, paesaggio e destino.
La poesia si apre con un’immagine viscerale: “il sangue rosso che scorre nelle mie vene / ha ancora il profumo di terra umida”. Il sangue, simbolo di vita e discendenza, si carica di odori, di paesaggi, di origini. È una dichiarazione d’identità che non si fonda su confini geografici, ma su sensazioni, ricordi, elementi naturali.
Il poeta si sente straniero nella terra in cui è cresciuto, ma non rinnega quella parte di sé. Al contrario, la sua anima italiana è un ponte tra ciò che è stato e ciò che è diventato. Il cuore “batte con quella forza che viene dal sole e dalla luna”: una forza cosmica, eterna, che lo lega a un tempo mitico, a “quelle anime che non muoiono mai”.
Barceló scrive in versi liberi, con un ritmo che sembra seguire il respiro del pensiero. Le immagini sono dense, ma mai oscure. La poesia è costruita come una spirale: parte dal corpo (sangue, occhi, pelle), passa per la memoria, e si eleva verso il cielo, dove “un uccello canta allo splendore della vita”.
La traduzione siciliana di Merenda non è solo fedele: è intensificata. Il siciliano, con la sua musicalità e la sua forza arcaica, amplifica il senso di appartenenza. “Lu sangu russu ca scurri nta li me vini” ha una potenza fonica che vibra come un tamburo. “Sugnu figghiu d’una carma ammucciata senza palori” è un verso che sembra uscito da un romanzo di Camilleri: misterioso, poetico, profondamente siculo.
Dal punto di vista psicologico, la poesia può essere letta attraverso il concetto di “identità narrativa” (McAdams): l’idea che costruiamo, chi siamo attraverso le storie che raccontiamo di noi stessi. Barceló narra la sua storia come un mosaico di luoghi, sensazioni, memorie. La sua identità non è fissa, ma fluida, stratificata.
Il riferimento alla “memoria inchiodata nella pelle” richiama la teoria della memoria somatica: il corpo conserva tracce emotive, esperienze, traumi. E nel ritorno alle origini, come “un uccello che canta nel cielo”, vi trovo la metafora junghiana del Sé, il viaggio dell’Eroe che cerca la propria totalità.
Andrea Camilleri ha fatto della lingua siciliana un universo letterario. Nei suoi romanzi, il siciliano non è solo colore locale: è struttura, visione, filosofia. Emilia Merenda, con questa traduzione, si inserisce in quella tradizione. La sua “arma italiana” non è solo tradotta: è riforgiata, resa più carnale, più viscerale.
La lingua siciliana, con le sue infinite sfumature, è qui strumento di resistenza culturale, di bellezza, di verità. È la lingua delle “armuzzi ca nun morinu mai”: delle anime che non si arrendono, che continuano a cantare.
“Anima italiana” è una poesia che parla a chiunque abbia sentito il richiamo delle proprie radici, anche da lontano, è un canto che ci appartiene. È un inno alla memoria, alla trasformazione, alla forza di ciò che ci ha generati. E nella versione siciliana, diventa un canto antico, un sussurro che sa di mare, di nebbia, di sole.
La mia origine siciliana, l’amore per la mia Isola, risuonano in questa poesia come un’eco familiare. Grazie Barcelo e grazie Merenda! Attraverso le vostre voci e dei maestri come Camilleri, possiamo continuare a parlare con l’anima, in italiano, in siciliano, e in tutte le lingue che ci fanno sentire vivi.
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Ada Rizzo, 11 Ottobre 2025, Jesolo
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