Trump, Putin e il Donbass: la pace impossibile e la strategia dell’attesa
Articolo di Giuseppe Sarcina per il Corriere della Sera analizzato da Pier Carlo Lava per Alessandria today: le difficili trattative tra Trump e Putin, il conflitto in Ucraina, il ruolo di Lavrov e il disimpegno americano in Europa.
Secondo quanto scrive Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera, l’ex presidente Donald Trump resta convinto di meritare — e presto ottenere — il Premio Nobel per la pace, ma la realtà internazionale smentisce ogni illusione. I fronti aperti in Medio Oriente e in Ucraina mostrano come la diplomazia americana si muova oggi in un equilibrio fragile, tra pressioni interne e scacchiere geopolitiche sempre più instabili.
Trump ha inviato il suo vice J.D. Vance e Jared Kushner in Israele, nel tentativo di evitare che Benjamin Netanyahu rilanci le operazioni a Gaza. Sul fronte ucraino, invece, il faccia a faccia annunciato tra Trump e Vladimir Putin, previsto a Budapest, è stato cancellato. Anche il segretario di Stato Marco Rubio e il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov hanno comunicato, dopo un contatto telefonico, che non esistono piani per un vertice a breve.
Le condizioni di Mosca e l’impasse diplomatica
Sarcina riferisce che, nella telefonata del 16 ottobre, Putin avrebbe ribadito le condizioni irrinunciabili: il riconoscimento della conquista russa dell’88% del Donbass e la rinuncia da parte di Kiev al restante 12% del territorio libero.
Un’ipotesi inaccettabile per l’Ucraina e per i principi di sovranità che l’Occidente afferma di difendere. Washington, dopo aver constatato la rigidità di Mosca, ha preso atto che un nuovo incontro Trump-Putin non porterebbe risultati concreti, se non offrire al Cremlino un’altra passerella mediatica.
Nel frattempo, i bombardamenti russi continuano a intensificarsi, con blackout a Chernihiv e in altre città ucraine. L’obiettivo resta il controllo totale del Donbass, ma — scrive Sarcina — ai ritmi attuali il traguardo potrebbe slittare fino al 2030, secondo un’analisi dell’Economist.
La “soluzione coreana” e il disimpegno americano
Si parla di una possibile “soluzione coreana”, cioè un conflitto congelato lungo la linea del fronte: i russi manterrebbero le zone occupate, ma senza riconoscimento internazionale. Tuttavia, questa ipotesi non trova sbocchi politici né a Kiev né a Bruxelles.
Nel frattempo, l’Europa deve fare i conti con il disimpegno degli Stati Uniti. Trump avrebbe deciso che la NATO dovrà acquistare dagli USA i mezzi militari da destinare all’Ucraina, ma il meccanismo procede troppo lentamente.
Domani, al Consiglio europeo di Bruxelles, si discuterà anche del possibile utilizzo dei beni sovrani russi congelati per sostenere l’Ucraina — circa 20 miliardi di euro nel caso italiano — un tema sul quale la premier Giorgia Meloni dovrà pronunciarsi. Come nota Massimo Franco nella sua analisi per il Corriere, il governo italiano conferma l’appoggio a Kiev, ma mantiene cautela per non esporre il bilancio a future cause internazionali.
Riflessione conclusiva
Tra illusioni di pace e realtà di guerra, la scena geopolitica si presenta oggi come un labirinto di promesse mancate. Trump, che si percepisce ancora come mediatore globale, si trova invece intrappolato fra due conflitti che rivelano i limiti della sua diplomazia simbolica. L’Europa, dal canto suo, resta sospesa tra fedeltà atlantica e necessità di autonomia strategica.
In questo scenario, la parola “pace” sembra allontanarsi ogni giorno di più, sostituita da una tregua di facciata, da un equilibrio precario che rischia di diventare la nuova normalità internazionale.
Link utili
Articolo completo di Giuseppe Sarcina su Corriere della Sera:
🔗 https://www.corriere.it/esteri/trump-putin-ucraina-nobel-pace-donbass
Analisi economica di Federico Fubini sulle finanze russe:
🔗 https://www.corriere.it/economia/russia-sanzioni-beni-congelati-analisi-fubini
Commento politico di Massimo Franco:
🔗 https://www.corriere.it/editoriali/massimo-franco-meloni-ucraina-asse-europeo
Geo
Alessandria, ottobre 2025
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