Il Mezzogiorno tra demografia e democrazia nel dibattito di Virgilio Caivano, attivista e autore impegnato in difesa del Sud Italia.

Il Mezzogiorno tra demografia e democrazia nel dibattito di Virgilio Caivano, attivista e autore impegnato in difesa del Sud Italia.

Non si ferma la battaglia di Virgilio Caivano, attivista e autore in difesa delle piccole aree del Sud Italia e dei comuni. Di recente ha pubblicato “Radice Meridionale”, edito Delta 3, in cui affronta la storia e lo sviluppo difficoltoso del Sud. Oggi ci parla di alcuni concetti inerenti l’autonomia differenziata, un dibattito sempre attuale nel quale Caivano puntualizza la sua posizione: «L’ Autonomia Differenziata è la “Seccessione Dolce” se non rispondiamo con la “Legislazione Differenziata”, occorrono regole diverse per territori diversi.»

Da dove nasce questa differenza?

«In primo luogo dalla demografia del Mezzogiorno che è caratterizzata da un pericoloso declino, con perdita di popolazione, soprattutto giovanile, che emigrano verso il Nord o all’estero.»

In un contesto così preoccupante dal concetto di demografia sarà difficile pensare a una democrazia, nel senso di uguaglianza tra le diverse regioni…

«Assolutamente. Si andrà sempre peggio! Lo spopolamento con un basso tasso di natalità e un rapido invecchiamento della popolazione aprirà nuove sfide per la democrazia, come l’indebolimento della forza lavoro, la sostenibilità del sociale avanzato e un crescente divario tra Nord e Sud. Tra il 2001 e il 2022, il Mezzogiorno ha perso circa 700.000 residenti, nonostante un aumento della popolazione straniera. Le previsioni indicano un peggioramento, con proiezioni che parlano di una potenziale perdita di 3 milioni di abitanti entro il 2040, due dei quali legati all’arretramento del Mezzogiorno.»

Un’emigrazione che non è solo interna (da Nord a Sud) ma anche esterna al nostro Paese…

«Purtroppo sì. I flussi migratori di giovani in uscita rappresentano un “esodo silenzioso” che indebolisce il potenziale futuro delle regioni del “Quadrante Meridionale” poiché questa popolazione che se ne va farà figli altrove. Il Mezzogiorno è sempre più “senile”, con un indice di vecchiaia che ha raggiunto il 179,8% nel 2023, e si prevede che oltre il 34,9% della popolazione sarà over 65 entro il 2050, in assenza di contromisure efficaci.»

Con quali conseguenze?

«Tutto questo produce nell’immediato e nel futuro conseguenze per la democrazia del nostro Paese. L’invecchiamento della popolazione aumenta la pressione sul sistema di welfare, in particolare su quello sanitario e pensionistico. L’indice di dipendenza degli anziani, cioè il rapporto tra la popolazione over 65 e quella attiva, è già in crescita e potrebbe superare il 50% entro il 2050, rendendo il sistema insostenibile. Il Nord si allontana sempre di più e l’Autonomia Differenziata realizza la “Seccessione Dolce”. Lo spopolamento e il declino economico si traducono in un divario strutturale tra Nord e Sud. Le aree interne, già deboli, corrono il rischio di diventare ancora più isolate e prive di servizi, con conseguenze negative sulla democrazia e sulla coesione sociale. L’assenza di lavoro ed il calo della popolazione in età lavorativa (15-64 anni) è una preoccupazione per la produttività e l’innovazione, rendendo più difficile la ripresa economica del Mezzogiorno.»

Quali obiettivi porsi allora?

«Occorre elaborare un pensiero strutturato per risolvere diverse questioni, tra cui crisi idrica, ruralità, energia, sociale avanzato, finanza intelligente e governance adeguate. Il Sud non ha altre strade da percorrere.»

Angela Caputo

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