Momenti di poesia. Le sinfonie della mente, di Cesare Moceo

Momenti di poesia. Le sinfonie della mente, di Cesare Moceo

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Le sinfonie della mente

Me ne sto
dietro le ante dell’eta’

seduto in un angolo della mia grotta

tranquillo

quasi immalinconito
dall’avanzar degli anni

Pensieri solitari faccio
in un altra dimensione

dove lievi risacche cullan la mente
nel narrarmi certi racconti di fantasie

che mi dan compagnia

protetto in questo angolo di vita
dalla calura d’estate

e mi conducon nei sogni
verso l’Infinito

E in questa pace

ritrovo le piu’ dolci
sinfonie della mia vita
.
Cesare Moceo poeta di Cefalù
destrierodoc @ Tutti i diritti riservati
Foto di
Giovanna Sidoti

Momenti di poesia. La mia ortensia paniculata, di Rosaria Magnisi

Momenti di poesia. La mia ortensia paniculata, di Rosaria Magnisi

Impulsi selvaggi dell’anima ღ Poesie & Dipinti di Rosaria Magnisi

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La mia ortensia paniculata

L’amore non ha nome,
non ha ragione,
solo cura e premura.
Ho parlato
quando il vento soffiava contro
e ogni gemma tremava e soffriva.
Altezzosa e fiera
la mia ortensia paniculata
vuole toccare il cielo
e non ha più paura.
-Rosaria Magnisi-
Impulsi selvaggi dell’anima ღ Poesie & Dipinti di Rosaria Magnisi
Copyright © 2019 Rosaria Magnisi tutti i diritti riservati
(foto personale)

Momenti di poesia. Fino al cuore, di Antonio De Simone

Fino al cuore, di Antonio De Simone

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Luce

che diviene
colore
filtro
essenza speciale
di fede
di valore
di appartenenza
che dalla mente
giunge
fino al cuore.

Antonio De Simone

Eng_To the heart
Light

which becomes
color
filter
special essence
of faith
worth
membership
that the mind
reaches
to the heart.

https://antodesimone.wordpress.com/

Prima pietra, di Irene Rapelli

Prima pietra, di di Irene Rapelli

Lasciatemi cantare alla follia,
dare fuoco al mio sangue col tamburo
rapito al verde picchio sulla via
del sogno lunare, col passo oscuro

vibrante a polisensi del futuro,
poi linciatemi – illustre giuria,
se del parere vostro non mi curo:
da tempo brillo nell’aria natia.

Canto nell’ubriachezza della luce
col passo fermo al crocevia stellato
dove non temo di precipitare:

qui, germogliano voci e si traduce
l’illeggibile simbolo spezzato
che s’usa rinchiudere nelle bare.

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Cimitero di stelle, di Irene Rapelli

Cimitero di stelle, di Irene Rapelli

Alle porte la notte e il salmodiare
irreligioso di popolo cieco
crivellano nel sangue e vana l’eco
si produce al cammino delle bare

sotto la terra fino a germogliare
dove un uomo l’osserva, ma di sbieco,
con terrore si possa indovinare
in lui la fame di morte: lo spreco

non consiste nel gesto del suicida
ma nella potatura del suo fiore
con umiltà innalzato sull’altare

divinamente muto, nella sfida
di sconfessare il taciturno orrore
che col suo grido ci torna a chiamare.

*

In ricordo di Noa Pothoven.

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A volo d’uccello, di di Irene Rapelli

A volo d’uccello, di di Irene Rapelli

All’ombra corre l’erba sotto al vento
e con fradice ciglia soporose
il merlo canta grave del momento
in cui cocci di stelle tra le rose

al cielo danno indietro le sue cose
rigettando le spine senz’accento
che l’anno dona loro melodiose
ma l’estiva prateria non d’argento

si rannuvola stretta ai propri campi
e girando lo sguardo alla mia terra
mi dirigo a viuzze tenebrose

e mi pare di scorgere più lampi
nel fango dove l’essere dà guerra
che in collassi di vacue nebulose.

*

Ringrazio LuxOr per avermi dato, con un commento alla precedente poesia da me pubblicata, l’impulso a tornare a scrivere: si passi dal suo blog, per favore, perché vi inserisce contenuti che a volte sono diamanti.

*

Un sorriso,
Irene

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Inconscio, di Irene Rapelli

Inconscio, di Irene Rapelli

I lampi esplodono alti nello spazio
ed io – fra loro – rubo la tempesta
e il tempo nero parla dello strazio
con false dalie in stoffa nella cesta,

mio papà sulla tomba, la sua testa
già ferita da gocce e quindi il dazio
che la fiamma sottrae quando lesta
la sua morte mi leva, e ringrazio

sia la mera illusione d’una pace
a ondeggiarmi di fronte, non mio padre
genuflesso all’altare quasi vuoto

di banali persone, con la brace
che fu un incendio, con preghiere ladre
di bugie e gli occhi ardenti per la foto,

ma ciò che prima noto
è la tensione fra le stelle e il blu
dimenticarmi non ruggendo più.

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Arcolaio, di Irene Rapelli

Arcolaio, di Irene Rapelli

Odo aspri gorghi d’ira, venti e spine
pungermi sulle dita,
fantasmi d’ogni tempo proiettarmi
verso la cupola stellata ambita
e presto un volo senza senso o fine
circonda azzurri cui sacrificarmi.
Sto per addormentarmi
con lampi e tuoni, negli incubi ignoti
la fiamma dell’eterno mi seduce,
corrompe la mia luce
e penetra negli angoli remoti
e per quanto non nuoti
una forza mi spinge
al fondo d’oceani e, meraviglia,
con braccia sue mi stringe
la morte che arde in fiumi tra le ciglia.

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Momenti di poesia. Da impazzire. di Savino Calabrese

Momenti di poesia. Da impazzire. di Savino Calabrese

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Tu sei
un
capolavoro
della
natura,
Dio
ha
creato
la
donna,
Tu.

Sai che
bello
stare
sempre
insieme
a te,
Tu sei
qualcosa
di
speciale,
la mia
mente é
in
bilico
costante,
Ti voglio
da
impazzire,
tu hai
il
profumo
dell’amore.

Savino calabrese.
Da impazzire

Momenti di poesia. IL DIVANO, di Ferdinando Caputi

Momenti di poesia. IL DIVANO, di Ferdinando Caputi

Ad un cambiamento di stile…poetico.

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IL DIVANO

Il divano ti capisce,
prima ti guarda poi ti rapisce.
Aspetta solo che tu ci vada sopra,
e come ti siedi, lui, par che ti copra.
E con il suo abbraccio ti senti appagato,
ed in men che non si dica sei già coricato.
Un amico sincero che sempre ti accoglie,
e tutto lo stress di colpo ti toglie.
È quando sei solo che di te si impossessa,
non vuole gli estranei, non gli piace la ressa.
Non sono parole che a voi dico invano,
il nostro amico più caro, amici, rimane il divano.


(F.C.)

Momenti di poesia. Il mio tempo… di Amos Grilli

Momenti di poesia. Il mio tempo… di Amos Grilli

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Il mio tempo
vissuto.

….tra avuto
e molto negato….

Vita ora si va
facendo
lungo.
Il mio tempo
assieme a te
vissuto.
Passato
tra avuto
e molto
negato.
Pure io
non diedi
se avevo
da dare.
Non fu avarizia
pensando
al guadagno
per farne
risparmio.
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Momenti di poesia. STORIA DI UN’ILLUSIONE, di Edelina Lia

Momenti di poesia. STORIA DI UN’ILLUSIONE, di Edelina Lia

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Io dico che non sono nata per caso, in un giorno vicino alla primavera.
Il sorriso di una rosa, baciata dal tatto del sole ingentilito, interroga la mia anima, scuote le mie membra in un dovere preciso:
Vivere per amarti.
Pensiero evanescente, ti chiami illusione.
E come ogni giorno, non penso a ieri, ma solo a domani, un giorno che verrà e che ancora non conosco ma ravviva la mia speranza.
Amica o nemica, non so di che colore sei, ma so che sei forte come il mondo.
Mi affido alle tue braccia che brillano di promesse.
Cullami nel frattempo, fin quando deciderai di darmi un posto nel sorriso.
Nel buio di trasparenza vedono i miei occhi, immagini rubate da un’ ala del destino, e poi una rosa solitaria in attesa d’ appassire.
Non so quando è successo…
Nell’aria schiaffeggiata asciughi ogni rugiada, non so che volto hai, ma il tuo nome e’ sempre lo stesso.
Una lacrima e’ fuggita per non far morire la speranza, lunga come la vita ma lento e’ il suo cammino. Scoppierà nella mente e gli occhi faranno male.
So di vederti adesso.
Leale nella promessa.
Beffardo nel sorriso.
Con le mani ti voglio colpire ma scivolano nel pianto.
Risorgo in ogni preghiera, torno ad imprigionarmi ad un volto irraggiungibile.
Le rose appassiscono e il sole mostra la sua stanchezza.
Ma io sono viva, nata per amarti.
Evanescente illusione.
Sei sempre la più forte.
Regalami un sorriso attraverso una rosa.
Vivrà insieme a me tra le pagine di un libro.
Da me sarà nutrita con lacrime incantate.
Io vivo per questo, illusione crescente.
Sono nata per amarti.
Non per caso, in un giorno vicino alla primavera.

(Edelinalia)

Momenti di poesia. NELLE FRESCHE ORE, di Vittorio Zingone

Momenti di poesia. NELLE FRESCHE ORE, di Vittorio Zingone

NELLE FRESCHE ORE

Nelle fresche ore antelucane,
ancor gli occhi cisposi, insonnoliti,
m’avvio a salutar l’azzurro mare,
a lasciarmi per qualche attimo ninnare
dal frangersi delle onde sulle rive,
dai riverberi del sol che sta per sorgere,
dai selvosi versanti delle Serre.

Intanto che il mare va, vado pur’io
con l’anima che pian pianin si smaga
e canta all’unisono con l’onde
un canto che non ha nota favella
ma pur mi s’assomiglia a suono d’organo
che mani esperte fan melodiare.

Fuggono le stanchezze, i crucci fuggono,
rimane un appagamento dentro l’anima
che travalica le avversità di questo vivere
e ti trasporta in arcane lande d’Eden
dove gradito sarebbe issare tende
e, sazi d’infinito, per sempre dimorare.