I colori della notte, di Francesco Luca Santo

I colori della notte, di Francesco Luca Santo
I colori della notte

sono le mani di una donna

che muovono sul petto dell’amore.
Sono pianti di un uomo appena nato,

frutti acerbi ancora da assaggiare,

chiare lune da ammirare.
I colori della notte

sono poesie di un letto,

desideri, sguardi,

giovani corpi arrossiti,

impacciati.
Sono ansie,

patemi di una madre

che attende insonne il proprio figlio.

Le mille domande di un padre

che cerca, chiede al buio risposte

come oracolo, sfera magica di cristallo.

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Una poesia di Emily Dickinson, recensione di Elvio Bombonato

Una poesia di Emily Dickinson, recensione di Elvio Bombonato

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Dopo una sofferenza grande, un sentimento irrigidito arriva –
Solenni stanno i nervi, come tombe –
Fossilizzato, il cuore chiede: proprio io ero quello perforato
Da ieri o da secoli trascorsi?

Automaticamente i piedi girano intorno–
A un’impacciata strada legnosa
Di terra o nell’aria, necessaria
O cresciuta nell’indifferenza,
Un quarzo solido come una roccia –

Questa è l’ora del piombo-
Rimembrata qualora si sopravviva,
Come le persone assiderate ricordano la neve –
Prima il gelo – quindi lo stupore – poi il lasciarsi andare.
EMILY DICKINSON (traduzione mia)

After great pain, a formal feeling comes –
The Nerves sit cerimonious, like Tombs –
The stiff Heart questions was it He, that bore,
And Yesterday, or Centuries before? Continua a leggere “Una poesia di Emily Dickinson, recensione di Elvio Bombonato”

Io sto cercando un respiro, di Giovanni Gianni Denocenti

Io sto cercando un respiro, di Giovanni Gianni Denocenti

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” Io sto cercando
un respiro, un punto fermo
una via dentro me, un
modo per amarti che va
in profondità un viaggio
su una stra da che non c’è
ho voglia di un contatto con
te, l’abbraccio più sincero
che hai amo la vita e tutto
quello che da…anche se sei
lontano ti arriverà la mia
carezza e un mio bacio…
per dirti semplicemente
ti voglio bene.” R.F. ( Poesie Romantiche)

Racconto di me (MARIA), Maria Cannatella

Racconto di me (MARIA), Maria Cannatella

Maria Cannatella

Parlo di me con chi mi capisce,

sa apprezzarmi e rispettarmi.

Piango di me,

quando i miei silenzi,

diventano neri abissi.

Quando la nostalgia,

cattura la mia anima.

Canto con me,

perchè amo le belle canzoni,

quelle che mi fanno emozionare,

le stesse che mi fanno sognare e piangere. Continua a leggere “Racconto di me (MARIA), Maria Cannatella”

Forse una speranza, di Tania Scavolini

Forse

Forse una speranza, di Tania Scavolini

Squarci di cielo – poesie di Tania Scavolini

Forse una speranza
12 aprile 2009-scritta per i terremotati d’Abruzzo

Le parole non servono,
le lacrime non servono,
le preghiere non servono.
Siamo senza parole,
senza lacrime,
senza Dio..

Solo un dolore asciutto avanza
che spacca il cuore,
prende alla gola,
ferma le immagini..

Di fronte a voi un futuro incerto,
un vuoto che non si colmerà più,
ma forse una speranza
con la tenacia e la vostra forza..

Si può continuare a vivere
perché arrivi l’alba
di un giorno nuovo
che scaldi ancora i vostri cuori,
restituisca calore al vostro gelo,

riporti voce nelle vie
e un sorriso alle finestre
di case sicure e non più tombe.

Copyright2009© Tania Scavolini tutti i diritti riservati

Dopo l’amore, di Francesco Luca Santo

Dopo l’amore

Sono divenuto lava
-rovente e viva –
nell’ultimo atto di questa mia vita.
Come un lapillo incendiario
volo in te
farfalla in fasce
che piangi di fronte alle mie esequie.
Ti avvolgo come calura estatica
-fiamma docile d’ultimo amore-
fino a raggiungerti nell’ego
e far di esso il mio eterno guanciale.
Non rimarrai sola con le angosce del vento,
neppure adesso che son aria
nitida e astratta.
Mi aggroviglierò alla tua chioma
e seminerò le mie poesie
affinché tu potrai intonarle al fuoco
e farne pasto per i tuoi robusti figli.
Nell’ora del mio sommo respiro
sarò vestito a festa
tra l’effluvio di camelie e incensi episcopali
e dal verso dell’infinito
rassegnerò la mia ultima lirica a te,
mia amata fanciulla in fiore.
M’innalzerò sul mare
pulsando come nuovo cuore
sinché i cieli
non mi daranno in dono le mie rette ali.

GIACOMO  LEOPARDI,  “Pensieri” XXVIII, recensione di Elvio Bombonato

GIACOMO  LEOPARDI,  “Pensieri” XXVIII, recensione di Elvio Bombonato

 “Il genere umano e, dal solo individuo in fuori, qualunque minima porzione di esso (1), si divide in due parti: gli uni usano prepotenza, e gli altri la soffrono.

Giacomo Leopardi

Né legge, né forza alcuna, né progresso di filosofia, né di civiltà potendo impedire che uomo, nato o da nascere, non sia o degli uni o degli altri(2), resta che chi può eleggere (3), elegga. Vero è che non tutti possono, né sempre” (4).

  (1): Il tema leopardiano dell’odio (“Zibaldone”, 890 e 1721), non solo tra le Nazioni, ma anche nei piccoli gruppi di vicini e parenti. (2): la più recisa negazione leopardiana del progresso autentico (Cesare Galimberti). (3): scegliere, lat. (4): ci sono oppressi resi tali dall’incapacità, i quali, potendolo, sarebbero oppressori.

Interessante l’analogia tra l’agnostico L. e il cattolico Manzoni: “…loco a gentile,/ ad innocente opra non v’è: non resta/ che far torto o patirlo. Una feroce/ forza il mondo possiede…” (“Adelchi” atto V, scena VIII).

foto: Wikipedia

SONO SOLO, Caterina Silvia Fiore

SONO SOLO, Caterina Silvia Fiore
SONO SOLO
Ho tanta stanchezza dentro queste ossa macerate
inabissati pensieri che riaffiorano in gioie istantanee
per poi tornare nel luogo buio che non ha parole.
Con dita appassite tocchi il mio viso
guardi i fili di lana grezza che hanno cancellato
le verdi colline un tempo impresse nei miei occhi
e tuttavia non fuggi lontano da me
ora che le lacrime son tornate a essere quelle di un bambino
e come lui sgambetto
grido
sputo
il nutrimento che ancora mi dona forza.
Non ricordarmi dei tuoi lineamenti
questo è il dolore vero
che a tratti mi prende lo sterno e il cuore dentro
e come lampo veloce sale alla testa
riportandomi visioni di te
che puntualmente dopo attimi di luce
ritorneranno nella scatola della memoria non finta.
Caterina Silvia Fiore – 2016 tdr
dalla pagina facebook Antologica Atelier Edizioni – poesie 2016

 

IN CERCA DI PAROLE, Silvia Cozzi

In+cerca

IN CERCA DI PAROLE, Silvia Cozzi

IN CERCA DI PAROLE
In cerca di parole
per questo sentimento,
ora mi viene in mente
cosa non t’ho mai detto.
Non te l’ho detto mai
che quando il cielo è scuro
in te ritrovo sempre
il mio porto sicuro.
Che sei l’unico e il solo
che conosce il mio cuore,
anche quando è smarrito
e avvolto dal dolore. Continua a leggere “IN CERCA DI PAROLE, Silvia Cozzi”

SONO SOLO, Caterina Silvia Fiore

SONO SOLO, Caterina Silvia Fiore
SONO SOLO
Ho tanta stanchezza dentro queste ossa macerate
inabissati pensieri che riaffiorano in gioie istantanee
per poi tornare nel luogo buio che non ha parole.
Con dita appassite tocchi il mio viso
guardi i fili di lana grezza che hanno cancellato
le verdi colline un tempo impresse nei miei occhi
e tuttavia non fuggi lontano da me
ora che le lacrime son tornate a essere quelle di un bambino
e come lui sgambetto
grido
sputo
il nutrimento che ancora mi dona forza.
Non ricordarmi dei tuoi lineamenti
questo è il dolore vero
che a tratti mi prende lo sterno e il cuore dentro
e come lampo veloce sale alla testa
riportandomi visioni di te
che puntualmente dopo attimi di luce
ritorneranno nella scatola della memoria non finta.
Caterina Silvia Fiore – 2016 tdr
dalla pagina facebook Antologica Atelier Edizioni – poesie 2016

 

 

A volte canto una melodia di un amore, di Giuseppe Buro

A volte canto una melodia di un amore, di Giuseppe Buro

A volte canto

A volte canto una melodia di un amore

perduto, affondato nell’abisso del mare

che non ha fine.

Quella musica dei romantici incalliti,

dei ridicoli, che a volte si scherniscono

e credono ancora che l’amore ha un senso.

Quell’amore dei poeti perduti e mai

trovati, poi ritrovati che scrivono lacrime

e sospiri, di un amore andato perso chissà

dove. Continua a leggere “A volte canto una melodia di un amore, di Giuseppe Buro”

Urla dal silenzio, di Tania Scavolini

Urla

Urla dal silenzio, di Tania Scavolini

Squarci di cielo – poesie di Tania Scavolini

Ecco l’ultimo nato, interamente a sfondo sociale, temi diversi con poesie e brevi racconti a introdurre ogni tema

URLA DAL SILENZIO edito da CTL EDITORE LIVORNO
prefazione a cura di Marzia Carocci
immagine di copertina a cura dell’autore Tania Scavolini

Ringrazio la CTL, in particolare il direttore editoriale Nino Bozzi che ha seguito personalmente le varie delicate fasi della edizione del libro. Continua a leggere “Urla dal silenzio, di Tania Scavolini”

ANTONIA POZZI: analisi testuale di PUDORE, di Elvio Bombonato

di Elvio Bombonato. Alessandria
Antonia Pozzi, WikipediaQuesta poesia è ritenuta una delle più belle, delle 300 che scrisse, dagli studiosi della Pozzi, la quale fu scoperta di fatto e quindi valorizzata dalla Facoltà di Lettere dell’ateneo milanese,e quindi dall’Italia intera, dopo il 1985. Il problema fu l’edizione delle sue poesie, inedite, nascoste e censurate dal padre. Suor Onorina Dino, erede e custode dell’archivio, dopo la morte dei genitori della poetessa, è riuscita, in anni di meritorio e paziente lavoro filologico, a ritrovarle e ricostruirle.

PUDORE

Se qualcuna delle mie povere parole
ti piace
e tu me lo d
ici

sia pur solo con gli occhi
io mi spalanco
in un riso beato
ma tremo
come una mamma piccola giovane
che perfino arrossisce
se un passante le dice
che il suo bambino è bello.

Antonia Pozzi (1 febbraio 1933)
La Pozzi (Milano 1912-1938), probabilmente la maggiore poetessa del nostro‘900, di recente riscoperta, si rivolge all’uomo di cui è innamorata, vanamente.  Manca la punteggiatura, come nel primo Ungaretti, ma a differenza di lui, che lasciava le parole “a tremare negli spazi bianchi”, qui sono le singole proposizioni che vengono scandite e separate dagli accapo.
Continua a leggere “ANTONIA POZZI: analisi testuale di PUDORE, di Elvio Bombonato”

All’OMBRA DEL PERGOLATO, di Gianni Regalzi

All'OMBRA DEL PERGOLATO

di Gianni Regalzi

All’OMBRA DEL PERGOLATO

Seduto sotto il pergolato del vecchio cortile
Risento l’eco di voci passate;
lenti ricordi limati dal tempo
e dolci vertigini di scoloriti bagliori.
Languori assopiti mi ristorano l’anima
e risvegliano dal sonno profondo
i tramonti finiti.

“ Ven ‘n cà ch ‘t devi ancura fè i compit “
“ Anvisca la radio ch’a sentum ‘n po’ ‘d musica “
“ Büta la buta del ven ‘n tel puss almeno ‘sta sira u sarà frёsch “
“ Smorta la luce se no u j’entra i sensoss “
“ Parla pión: u j’ie mort la nona “

Forse è solo un sogno, mentre sto seduto
sotto il pergolato del vecchio cortile
stordito dall’intenso profumo dei tigli.
Continua a leggere “All’OMBRA DEL PERGOLATO, di Gianni Regalzi”